Salvezza, di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, la Recensione

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

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Il mondo del fumetto, negli ultimi anni, ha vissuto una vera e propria espansione, non solo a livello di pubblico, ma anche per i temi trattati. L’approdo nelle librerie di varia ha portato alla diffusione di opere con un taglio autoriale, impegnato, rendendo il termine “graphic novel” azzeccato come mai prima d’ora. Al punto che anche grandi editori hanno deciso di lanciare le proprie etichette, come Feltrinelli, con la sua linea Feltrinelli Comics. Una linea che, fin dai suoi esordi, ha dimostrato di voler portare sugli scaffali non solo qualità, ma anche un vero e proprio lume in un periodo costellato da fake news e false credenze, in quello che per molti è un ritorno al Medioevo. La Fine della Ragione, di Roberto Recchioni, ha rappresentato il primo passo in questa direzione, ma è Salvezza, di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, a rappresentare una vera e propria pietra miliare. Un volume che vuole, e può, dire no alla marea di disinformazione su un tema decisamente scottante, diventato purtroppo un motivo di contrasto politico, quando di politico non dovrebbe avere nulla: la tragedia di chi affronta il mare, cercando una Salvezza che fin troppo spesso può non arrivare.

Graphic Journalism

Quanto realizzato dai due autori è un qualcosa di affascinante e coraggioso. Salvezza non presenta infatti un qualcosa di inventato o immaginato, bensì porta su carta un’espressione di graphic journalism, cioè di giornalismo raccontato in forma di fumetto. I due sono stati a bordo della nave Aquarius per alcune settimane, collaborando con la Organizzazione Non Governativa SOS Méditarranée, che con Medici Senza Frontiere si occupa del soccorso in mare, nell’area di fronte alla Libia. Un’esperienza di grande impatto, non più fatta di semplici interviste, ma una vera e propria testimonianza di quanto avviene, da anni, nel Mediterraneo.

Che i due autori fossero così immersi nell’impegno civile e sociale era già noto: insieme hanno realizzato Peppino Impastato – Un Giullare contro la Mafia, le fiabe La Mafia Spiegata ai Bambini e L’immigrazione Spiegata ai Bambini, cercando di diffondere valori attraverso l’arte di narrare attraverso le illustrazioni. Salvezza è il passo successivo, il grande passo, anzi, che conduce dal racconto in chiave fiabesca, ad una forte impronta di realtà, cercando di narrare senza intenti politici, ma con il semplice scopo di far conoscere la verità a quanti più lettori possibili.

“Un cimitero militarizzato.”

Salvezza è in grado di commuovere più e più volte, fin dalle prime pagine. Il carico emotivo è decisamente molto forte, in grado di coinvolgere, soprattutto per merito del senso di comprensione, di presa di coscienza, di apertura degli occhi, che sa trasmettere. Leggere Salvezza può cambiare la nostra percezione di quella che è una incredibile tragedia umanitaria, che fin dall’Africa sub-sahariana si protrae verso la Libia e il mare, in un crescendo di crudeltà e dolore. Da un punto di vista puramente narrativo, l’espediente del graphic journalism è di grande efficacia, narrato attraverso gli occhi dei due autori, con una sincerità tale da non nascondere qualche critica a dei modus operandi che gli autori stessi non riescono ad apprezzare. Da notare anche lo scopo fortemente istruttivo, con pagine dedicate alla spiegazione dei dettagli più particolari, fornendo così anche dei mezzi per una maggiore comprensione di ciò che sta venendo narrato, così da poter essere leggibile anche dai più giovani o dai meno informati.

All’ottimo lavoro di sceneggiatura di Marco Rizzo si unisce, con sinergia, la capacità di narrare, con le sue immagini, di Lelio Bonaccorso. Senza l’utilizzo di scene esplicitamente violente, senza ricorrere a dello splatter piuttosto gratuito, riesce a mostrarci la crudeltà della lunga Odissea di questi disperati, con un “lasciar immaginare” che sa essere ancora più terrificante, che sa ancor più prendere a pugni il nostro stomaco. Meritevole anche l’utilizzo dei colori, con una scala di grigi alla quale si unisce esclusivamente l’arancione, il cui vessillo ha il più meraviglioso dei significati: Salvezza.

“Noi non sapevamo.”

Salvezza porta il focus su una questione decisamente importante, facendolo in maniera originale, e soprattutto non rendendolo una questione di politica, bensì una questione di umanità. Di fronte a una tragedia di tali dimensioni non si possono chiudere gli occhi, poiché domani non si potrà rispondere “noi non sapevamo”. Salvezza, come detto all’inizio di questa nostra recensione, porta un lume in un campo fin troppo buio, mostrando la verità, la realtà, per quanto cruda e dolorosa possa essere.

Quest’opera si pone come un muro, nel tentativo di arginare e di fermare la disinformazione e la strumentalizzazione, facendo appello alla coscienza di ognuno. Citando Mark Twain:“Quando la massa e la stampa e il mondo intero ti dicono di spostarti, il tuo compito è quello di piantarti come un albero accanto al fiume della verità e dire al mondo: “No, spostati tu.”.”

Da leggere, da condividere, da portare nelle scuole.

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