Redneck Vol. 1, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Massimiliano Perrone

Tempo di lettura: 7 minuti

Edito da Skybound (imprint Image) e pubblicato in Italia da Saldapress.

RISE AND SHINE, IT’S DONNY CATES TIME

Sembra che questo sia un gran bel periodo per Donny Cates, recentemente entrato nelle grazie della Marvel come nuovo “enfant prodige”. Già autore di due memorabili run su Doctor Strange e Thanos (con in cantiere la prossima mini sulla morte degli inumani, disegnata da Ariel Olivetti). Ed anche dello splendido God Country (ambientato nel suo posto preferito sul pianeta, il Texas), Cates si sta rapidamente affermando come il “nuovo che avanza”.

Capace di uno stile autoriale mai troppo banale e denso ma capace, invece, di far appassionare (ed anche di far riflettere) il lettore ad ogni trama che viene sapientemente creata dalla sua mente riuscirà a farci emozionare anche questa volta con Redneck? Ma prima di tutto, cos’è Redneck, di cosa parla?

DEEP DOWN TEXAS

Redneck nasce essenzialmente come una felice “crasi” tra Twilight e Shameless, o se preferite tra American Vampire e Southern Bastards, con un pizzico della giovinezza di Donny Cates aggiunto (ovvero l’amore per il Texas, amore già visto in God Country).

Apparentemente, nel caso non fosse chiaro, Cates nutre un amore spaventoso non solo per il Texas, ma anche per le storie sovrannaturali (vedasi God Country, ma anche Doctor Strange) e Redneck non fa eccezione, essendo principalmente una storia di vampiri.

Come dite, “Vampiri? No grazie” e invece dovrete ricredervi. Non siamo di fronte ad una storia d’amore “strappalacrime se avete più di 10 anni ma meno di 16”, non siamo in presenza della solita pomposa storia di ostilità tra vampiri e [inserisci mostro/razza a caso], bensì siamo di fronte alla storia, ed ai drammi, di una famiglia che farebbe volentieri a meno della propria natura.

Ovvero la famiglia Bowman.

I Bowman vivono da sempre, perlomeno nel XX secolo, in una sorta di stato di reclusione, non sono i tipici vampiri che siamo abituati a vedere al cinema, come Blade (o anche nei videogiochi, tipo Vampire: The Masquerade), il loro unico desiderio è di essere lasciati nella loro pace, nel loro isolamento. Tant’è vero che non vagano uccidendo e bevendo il sangue di altri (o a reclutare ulteriori membri nella loro famiglia), la loro è una vita ordinaria.

Talmente ordinaria che sembrano più preoccupati di tenere il barbecue ordinato, o di gestire correttamente il proprio ristorante, piuttosto che mantenere vivo il proprio retaggio. Occasionalmente però si concedono un po’ di sangue, rigorosamente di mucca, misto a del diluente. Sono pur sempre vampiri, con delle necessità naturali.

Tuttavia si avverte qualcosa, dalle parole di JV (uno dei protagonisti) quando ammonisce i propri figli, avvisandoli di non andare in giro a far del male alla gente, e che se lo faranno non saranno più benvenuti in quella casa.

Che qualcosa in passato sia andato “storto”, una strage di troppo magari? Una persona amata morta per i propri misfatti? Insomma è tangibile il velo di tristezza che sembra permeare la vitalità di uno dei protagonisti di Redneck. Di tale tristezza pare anche intrisa la vita dell’altro protagonista, Bartlett, il quale è sempre restio a parlare del proprio passato, come se volesse non aver mai vissuto quel periodo della sua vita. Anzi in alcuni frangenti lo stesso Bartlett preferirebbe essere morto due secoli prima piuttosto che vivere una vita eterna in fuga dai propri demoni.

La famiglia Bowman è composta da quattro figli, tra cui spicca il più piccolo, Perry, con dei poteri fuori dall’ordinario ed il temibile nonno. Quest’ultimo pare essere né più né meno uno dei vampiri superiori più potenti ancora in vita, antico come il mondo, spregevole come la pulizia etnica ed il cui nome non viene mai proferito apertamente.

Da un punto di vista di attività professionale, i Bowman si fanno aiutare da alcuni “famigli”, ovvero umani non convertiti forzosamente, ma ben lieti di poter entrare nelle grazie della famiglia. Insomma può far sempre comodo un vampiro per amico.

YOU NEED TO HAVE FAITH

Altro elemento ricorrente nelle storie di Cates è la religione, già presente anche in God Country, il che non sorprende viste appunto le origini dell’autore ed il peso che ha la fede nei territori dell’america del sud. Tale elemento in Redneck viene mostrato essenzialmente nella lunga lotta, fin dai tempi della caduta di Alamo, tra i Bowman e i Landry, quest’ultimi una famiglia prima di soldati e poi di ecclesiastici. Insomma, si ripropone anche in questo caso l’antitesi tra il bene e il male, tra i vampiri e la chiesa, un clichè forse evitabile.

Ovviamente il “fato” giocherà le proprie carte ed il relativo atteggiamento da guerra fredda, di aggressiva neutralità, tra i Landry e i Bowman si infrangerà in un milione di pezzi, superando il punto di non ritorno e cambiando per sempre, ancora una volta per i Bowman, la vita di entrambe le famiglie.

There will be blood, e con questa citazione mi fermo con gli spoiler sulla trama, visto che il volume costruisce lentamente la sua ragion d’essere per culminare con uno spettacolare colpo di scena nell’ultimo numero.

Ottima conclusione di questo primo arco, al fine anche di non rendere troppo decompresso ed eccessivamente introduttivo questo volume.

ANATOMY OF A VAMPIRE

Archiviata la parte della trama, non possiamo che essere davvero interessati a vedere il futuro della famiglia Bowman, e i relativi drammi.

Ma ancora più interessante sarà vedere Cates al lavoro su un altro titolo in cui sembra invischiato personalmente. Le idee ci sono tutte, ed il primo volume si conclude in modo netto, garantendo una piacevole lettura anche per chi non hai mai letto nulla di questo Autore.

Ai disegni troviamo l’argentino Lisandro Estherren, quasi-neofita (mi viene in mente solo qualche sua produzione per i BOOM! Studios), il quale fa del suo meglio per mettere sulla tavola da disegno la vita quotidiana dei Bowman e le atmosfere dark e thriller dell’hinterland texano (la storia di svolge a Sulphur Springs). Il tratto sanguinolento, denso, sporco e crudo del disegnatore ben si attaglia a questo tipo di storie (come disegnatori simili mi vengono in mente Ortiz, Caceres e altri “volti noti” della Avatar Press), dove non è mai ricercato il dettaglio assoluto ma si cerca di entrare in empatia col lettore, cercando di trasmettergli sensazioni tipiche come se fosse egli stesso a viverle in prima persona.

Realizzati davvero bene sono poi i personaggi, i quali vengono ora mostrati come sudici e sporchi, ora come temibili e immortali, in ogni caso sempre terribili. (un grande lavoro è stato fatto sul nonno dei Bowman, il quale è disegnato come vulnerabile e micidiale allo stesso tempo). Tuttavia i personaggi non vengono mai raffigurati con un livello di dettaglio anatomico sufficientemente dettagliato, e questo potrebbe trattenere qualche lettore dal concedersi completamente a Redneck, specie gli amanti di uno stile maggiormente qualitativo (dal punto di vista del dettaglio, nello specifico quello facciale).

Da un punto di vista del colore, Dee Cunniffe intrattiene il lettore egregiamente, completando il lavoro di Lisandro con un uso massiccio del colore nero, intervallato da rossi e blu in continuazione (particolamente azzeccata la scelta di usare questi due per mostrare i bagliori negli occhi dei vampiri, i quali probabilmente stanno a esprimere anche le varie emozioni dei personaggi).

Ed è l’uso del colore a farci capire quando si è in presenza di situazioni di pericolo e rabbia e quando, invece, si è in situazioni più intime e tranquille. Ma Cunniffe dimostra padronanza anche nell’uso di colori caldi e “mattinieri”, specie quando deve mostrare il nemico numero uno dei vampiri: il sole, o meglio, l’alba. Ed anche in questo caso riesce a trasmettere allo stesso tempo paura e calore, i quali si rinvengono nella sensazione di paura tipica dei vampiri quando si ritrovano alla luce del giorno.

BLOODY LAST WORDS

Questa nuova creazione indie di Donny Cates merita sicuramente di essere tenuta sotto osservazione, e questo per più di una ragione: una trama incalzante e mai banale, con un’equa componente introspettiva e riflessiva sulla condizione vampirica e su quanto “difficile” possa essere vivere per sempre; una componente artistica di pregevole fattura, disegni sporchi, vampiri egualmente orribili e terribili allo stesso momento; una scelta di colori azzeccata, che mischia sapientemente tinte di nero e colori di diversa intensità.

Il soggetto può però non essere per tutti, la tematica vampirica non ha mai avuto particolare fortuna nel comicdom (fatte salve alcune eccezioni, come American Vampire di Snyder, Blood di Gaiman o il Crimson di Augustyn), complice forse anche l’influsso “tumorale” di alcuni adattamenti televisivi/cinematografici che hanno fatto scemare l’interesse.

Redneck non è una storia di vampiri comune, è principalmente una riflessione “a fuoco lento”, la quale porta il lettore ad interessarsi ad ogni singolo personaggio e ai suoi relativi segreti, nello specifico al passato del gruppo protagonista, solo secondariamente è una storia di lotta tra il bene ed il male. Anzi questo binomio è sostituito dalla una pressante intenzione di rottura col passato, con le stragi e con i vari spargimenti di sangue, in favore di una vita tranquilla (se di vita si può veramente parlare) lontana dalla società.

Ma Cates si merita decisamente la fiducia di ogni lettore, specie visto il copioso, nonché minuzioso, lavoro ricostruttivo che sta facendo presso la Casa delle Idee, rilanciando Doctor Strange verso vette altissime e scrivendo un Thanos come solo il primo Starlin riuscì a fare.

Il primo volume può dirsi autoconclusivo ed equilibrato, per questo motivo va preso se non altro per dare una possibilità ad una storia fuori dall’ordinario vampire-horror.

Redneck

14.90
7.9

Trama

9.0/10

Comparto Artistico

7.0/10

Scorrevolezza

8.5/10

Originalità

7.0/10

Sinergia

8.0/10

Pros

  • Narrativamente riflessivo, una piacevole deviazione dal genere horror vampirico
  • Artisticamente perfetto per la storia
  • Caratterizzazione già molto buona in questo primo volume

Cons

  • Non tutti potrebbero amare i vampiri
  • Così come lo stile sporco e poco dettagliato del disegnatore

Altri articoli in Fumetti

In The Amazing Spider-Man #850 ritornerà Green Goblin

Gioele Paglia16 Giugno 2020

Marvel Comics annuncia l’arrivo di una nuova serie di Iron Man

Gioele Paglia16 Giugno 2020

DC Comics estende temporaneamente l’accordo con Diamond Comic Distributors

Gioele Paglia15 Giugno 2020

Alexandra Monir scriverà un romanzo su Black Canary

Gioele Paglia9 Giugno 2020

IDW Publishing annuncia ufficialmente le sue nuove strategie di distribuzione

Gioele Paglia8 Giugno 2020

Diamond Comic Distributors commenta ufficialmente l’abbandono della DC Comics

Gioele Paglia8 Giugno 2020