Doomsday Clock #1, la Non-Recensione

Fumetti
Massimiliano Perrone

Tempo di lettura: 6 minuti

“All those generations of struggle, what purpose did they achieve?”

Molte sono le critiche a questo progetto, sotto il dogma di “Watchmen NON SI TOCCA”, specie dopo il discutibile Before Watchmen.

Vi è stato poi un ulteriore “tentativo” di riesumare Watchmen, per il tramite della mini-serie The Multiversity di Grant Morrison, ma quella è un’altra storia a cui verrà dedicato uno speciale.

Basti per il momento guardare alle somiglianze tra Dr. Manhattan e il Captain Atom di Pax Americana (one-shot contenuto in The Multiversity che esplora i personaggi dell’universo della Charlton Comics, i medesimi su cui si basano quelli di Watchmen).

Principalmente perché Geoff Johns non è Ben Raab, così come Gary Frank non è Rob Liefeld: il Demiurgo di casa DC può tutto, e ha già dimostrato ampiamente di essere un signor scrittore (Lanterna Verde, Giovani Titani, JSA, Superman, Shazam, Justice League, Aquaman, Flash).

Quasi contemporaneamente all’annuncio di Doomsday Clock (che abbreviato fa DC, tanto per cambiare), Damon Lindelof (di Lost e Leftovers per intenderci) ha annunciato che sceneggerà una serie su Watchmen. Si preannuncia un 2018 esplosivo.

“I hope you’ll forgive me while i warm up, I haven’t done this in a while”

Indizi dell’operato del Dr, Manhattan erano stati lasciati già durante la fine della run di Johns su Justice League New 52 (n. 50).

Analogamente nello speciale DC Rebirth #1 si scopre che “qualcuno” ha interferito con la storia, togliendo dieci anni dalle vite dei supereroi, eliminando relazioni tra questi e diminuendo la loro esperienza sul campo, oltre allo stravolgimento generale della linea temporale.

Nel frattempo alcuni personaggi vengono eliminati dalle scene, nello specifico si assiste sia alla morte di Pandora (simbolo del New 52) sia a quella di Owlman 

 

Nel corso poi dei vari albi di Rinascita, gli autori delle testate lasceranno in giro “briciole” che il lettore dovrà seguire allo scopo di meglio comprendere il buildup fino a Doomsday Clock #1 .

Qui di sotto ve ne sono alcune estratte da Batman & Flash – The Button (che segue direttamente gli eventi di DC Rebirth #1) e Action Comics (altre due estratte da Titans e Justice League of America)

E’ altresì chiaro che Doomsday Clock colliderà con lo scontro tra Clark e il Dr. Manhattan (se non con tutto l’universo DC, come viene mostrato nella cover di Rebirth #1).

“God…I saw…God…”

L’indizio più importante è sicuramente contenuto in The Button (uscito su Batman 21/22 e Flash 21/22, di recente uscita anche in Italia).

Cercando di ridurre lo spoiler al minimo, esso inizia con Batman impegnato ad ispezionare la spilla del Comico di Watchmen (trovata nella Batcaverna al termine di DC Rebirth #1), ma che viene interrotto inspiegabilmente da Eobard Thawne, il quale lo aggredisce fisicamente dopo avergli svelato di essere morto di recente, e successivamente risorto (grazie al Dr. Manhattan).

Eobard si trova alla Caverna in quanto impegnato a seguire la traccia energetica della Spilla, dal suo arrivo ne scaturisce immediatamente una colluttazione con Batman, che non vuole dargli la l’oggetto, terminante quasi subito con la sconfitta di quest’ultimo.  Tuttavia, al termine dello scontro, Eobard viene inspiegabilmente teletrasportato dalla Spilla in un non ben determinato posto e, nel giro di qualche secondo, riportato nella Batcaverna.

Anche se non nelle stesse condizioni di quando è stato teletrasportato.

“Soon there will be war” 

Cosa si sa di Doomsday Clock 1? Si sa che si svolge diversi anni dopo il climax di Watchmen (1985, DC 1 si svolge apparentemente nel 1992), in cui, lo si ricorda, Adrian “Ozymandias” Veidt creò una bufala di un’invasione aliena, al solo fine di porre fine alla guerra fredda tra Stati Uniti e Russia e inaugurare una nuova era di pace, prosperità e disarmo nucleare, grazie al tramite del Dr. Manhattan.

Tuttavia all’inizio di Doomsday Clock # 1 vediamo che tutta questa bufala si svela (a seguito della pubblicazione del diario di Rorshach nell’epilogo di Watchmen), e la folla, arrabbiata, urla per il sangue di Veidt (e per le n. mila morti causate).

This city is afraid of me…I have seen its true face”

Successivamente, dopo la scoperta della Grande Bugia, si vede Rorschach (del quale si scoprirà subito la sua natura ed anche la sua etnia, dato che l’originale è morto alla fine di Watchmen) impegnato a liberare Marionette e Mime. Lo stile usato da Johns in queste scene, richiama subito artisticamente alla memoria Watchmen (specie lo stile a 9 vignette, tipico di Moore e Gibbons).

 

Classico è anche il monologo di Rorschach, tipicamente oscuro, pessimista e a dir poco nichilistico.

Eccone un breve estratto in lingua originale: “[…]Streets were littered with bodies, brains boiled over by grotesque nightmares of fictional invader[…]God turned his back, left paradise to us, like handing a five-year-old a straight razor[…]maybe the world should burn this time”.

Apparizione invece autentica sarà quella di Ozymandias, il quale rivelerà agli astanti di avere il cancro in stadio terminale, una sorta di contraltare per tutto ciò che ha fatto nel corso degli anni.

Egli riferirà altresì che ci sarà bisogno di andare alla ricerca del Dr. Manhattan, dato che quest’ultimo è partito per un’altra galassia, e nessuno lo vede oramai da anni.

Presumibilmente, la galassia a cui si riferisce Ozymandias è quella della Terra che vediamo in Rinascita (e sempre presumibilmente, è questo flashback che pone in moto gli eventi di DC Rebirth #1).

“They’ve never seen anything like you, Clark”

Questo primo numero termina con uno sguardo al futuro (che rinvia genericamente ad un anno dopo rispetto a quanto sta succedendo ora in DC Rinascita) con Superman che ha un incubo e, nello spiegare a Lois come mai stesse urlando nel sonno, afferma di non averne mai avuto uno in tutta la sua vita.

Anche se Clark (l’originale pre-Flashpoint) ha già avuto incubi in almeno un’altra occasione (Superman/Batman 37-42)

“The End is Here”

Leggendo questo numero, è chiaro quanto tempo Johns e Frank abbiano dedicato a ricreare le tecniche di storytelling e lo stile di Watchmen. Ci sono pannelli che rispecchiano direttamente quelli della serie originale (specie le nove vignette).

Il modo in cui le didascalie sono spesso e ironicamente affiancate con le immagini richiama anche il fumetto originale. Questo numero risponde ad alcune domande molto interessanti successive agli eventi di Watchmen # 12, aprendo la strada per ulteriori e scottanti questioni.

Introduce anche diversi nuovi personaggi chiave, ognuno dei quali si sente come un degno contributo all’universo di cui fa parte.

Forse questo primo numero si sofferma eccessivamente sull’universo Watchmen, dedicando solo due pagine a quello di Rinascita. La ragione può ricercarsi nell’intenzione di Johns di voler sviluppare una sorta di trama su due binari, tesi a raccordare gli eventi del passato a quelli del futuro.

Soprattutto, Johns e Frank riescono a creare un sequel di Watchmen davvero solido per la nostra epoca moderna, quasi come lo fu la saga originale.

Un esempio della solidità puo’ essere dato dai vari riferimenti politici che permeano questo albo, che se potrebbero sembrare fuori luogo in un altro contesto della nona arte, sono qui fin troppo adatti (cosi’ come lo furono in Multiversity).

Johns disse (in un’intervista) che i suoi piani per Doomsday Clock non furono veramente consolidati e sicuri fino alle elezioni presidenziali dell’anno scorso. La ragione non è difficile da cogliere, viste le numerose critiche all’attuale Presidente degli Stati Uniti.

La sceneggiatura di Johns “cattura” la sensazione crescente di terrore e apprensione che vivono i personaggi in Doomsday Clock. Una sensazione che spesso sembra essere un fattore onnipresente nella vita di tutti giorni,non solo in un fumetto.

Il risultato è poi amplificato dal magistrale tratto di Gary Frank e dai colori freddi e desaturati di Brad Anderson, una combinazione davvero azzeccata per questa serie.

Concludendo, Doomsday Clock #1 non è solo composta da scenari apocalittici e disperazione, l’apparizione di Superman, ad esempio, ha infatti un secondo e metaforico significato: quello della speranza e della rinascita.

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