Dylan Dog n. 394: Eterne stagioni Recensione, prosegue il Ciclo della Meteora

Fumetti
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 4 minuti

Una meteora dotata di intelligenza malvagia si dirige verso la Terra gettando l’umanità nel caos. Le stagioni iniziano ad alternarsi velocemente influendo sullo stato d’animo della gente e provocando esplosioni di violenza. In questo scenario surreale, Dylan Dog s’innamora di Annabeth, una ragazza la cui personalità vacilla drasticamente tra la sanità mentale e la follia omicida.

Autori: Paola Barbato (soggetto e sceneggiatura); Marco Nizzoli (disegni); Gigi Cavenago (copertina)
Genere: horror
Casa editrice: Sergio Bonelli Editore
Paese: Italia
Data di uscita Italia: 29 giugno 2019

Il ciclo della Meteora è un arco di quattordici storie che condurrà al numero 400 di Dylan Dog e che tira le somme di questi (primi) sei anni della nuova linea editoriale condotta da Roberto Recchioni con il coordinamento di Franco Busatta. Fin dall’inizio della sua gestione, l’intento di Recchioni è stato quello di riportare autorialità e fervore creativo su una serie che era andata ad infognarsi nel manierismo più totale, tanto da renderlo il tema metanarrativo di molte storie fin qui pubblicate. Eppure buona parte dei fans, assuefatti alla minestrina riscaldata delle precedenti gestioni, continua a chiedere quelle storielline lì, quelle facili, prive di metafora, guai a sforzarsi di eviscerare un sottotesto o provare ad apportare una qualsiasi chiave di lettura.

Nell’albo che ha aperto la saga, Che regni il caos!, il popolo-populismo vince, a riflesso della drammatica situazione socioculturale che stiamo vivendo. I fans ottengono quello che vogliono. John Ghost, emanazione di Recchioni, trasforma Dylan suo malgrado da antieroe ad eroe convenzionale e prevedibile per tentare di contenere il caos in vista dell’apocalisse. La mancanza di autorialità può portare ad un solo finale. La distruzione del personaggio. La meteora colpirà e il mondo di Dylan Dog verrà annientato. Questo sembra essere il significato ultimo della saga in corso.

Delle otto storie del ciclo fin qui pubblicate, ben cinque sono scritte da Paola Barbato (una delle quali a quattro mani con Recchioni). In assenza di Tiziano Sclavi, padre dell’indagatore dell’incubo e legittimo possessore della chiave di decodificazione del personaggio, l’autrice milanese si è mostrata negli anni una matrigna amorevole e severa in grado di scardinare Dylan dall’esterno e metterlo sulla graticola soprattutto sul piano emotivo e psicologico. Eterne stagioni verte sul contrasto tra amore e morte, da sempre dicotomia portante dell’epopea dylandoghiana ben sintetizzata dalla cover iconografica di Gigi Cavenago che rimanda ad altre simili che abbiamo visto nel corso della serie.

Le prime quattro pagine della storia sono l’equivalente di una scena durante i titoli di coda di un film Marvel che promette cose davvero grosse sul versante della continuity. Poi si passa alla trama verticale. L’alternarsi convulso delle quattro stagioni che va ad influire sulla condizione emotiva dell’umanità è un pretesto per accentuare lo stato di caos e violenza a Londra nel quale Dylan si aggira in veste di (anti)eroe retorico, a tratti superiore e distaccato. Nonostante la vena surrealista, la vicenda resta ancorata ad un contesto concreto e riconducibile attraverso una costruzione della tavola ordinata e ai disegni realistici di Marco Nizzoli che mescola nel tratto la pulizia di Bruno Bridisi e l’espressività Pietro Dall’Agnol.

In uno scenario così febbrile, la Barbato innesta la disperata storia d’amore tra Dylan e Annabeth che non vuol essere solo l’ennesima, disperata vicenda sentimentale dell’indagatore dell’incubo con una donna che oscilla tra sanità mentale e follia omicida. C’è dentro una più sottile, seppur estremizzata, riflessione sul rapporto di coppia che vive di momenti, stati d’animo, umori, liti e riconciliazioni, che deve fare il suo corso proprio come l’alternarsi delle stagioni esaurendosi a volte troppo in fretta richiedendo una scelta matura per porvi fine. Quell’urlo in grassetto di Annabeth che non vuol essere “un animale in gabbia!” è un gesto di emancipazione da una relazione soffocante.

Eppure c’è qualcosa che non funziona benissimo nella struttura del racconto. La Barbato mette troppa carne al fuoco, troppi elementi, dinamiche sovrannaturali che richiedono spiegoni e controspiegoni, togliendo spazio alla relazione tra Dylan e Annabeth che si risolve in poche battute. La storia sentimentale non ha lo stesso respiro di quelle epocali con Bree Daniels, Marina Kimball o Lilly Connolly. Non si riesce ad empatizzare fino in fondo con la coppia, il loro rapporto non si insinua sotto pelle al lettore e non ha la potenza emotiva che vorrebbe. Resta una vicenda ben costruita, in cui la metafora emerge con forza e fa il suo dovere, però avrebbe avuto bisogno di un po’ mena testa e di più pancia e cuore per affondare il colpo e lasciare il segno

Dylan Dog n. 394: Eterne stagioni

8.2

Sceneggiatura

7.5/10

Disegni

8.5/10

Copertina

8.5/10

Pros

  • La metafora sulla relazione sentimentale tra Dylan e Annabeth funziona bene
  • I disegni denotano un Marco Nizzoli all'apice della maturità

Cons

  • La storia d'amore avrebbe avuto bisogno di più ampio respiro, troppo soffocata da una sovrabbondanza di dinamiche ed elementi

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