Punisher – The Platoon, la Recensione – NO SPOILER

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Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Tempo di lettura: 4 minuti

Una delle caratteristiche più accattivanti del mondo Marvel può sembrare banale, ma non lo è affatto: le avventure degli eroi sono ambientati nel nostro mondo. Spider-Man volteggia su New York, e non su Metropolis, mentre Daredevil pesta i criminali,  da bravo psicopatico qual è, a Hell’s Kitchen, e non a Gotham come l’altro sociopatico vestito da pipistrello. Certo, poi ci sono anche il Wakanda o la Latveria, esiste pur sempre Magneto, reduce dagli orrori molto peggiori a Auschwitz.
Parliamo di tutto questo perché ambientare un racconto con dei superesseri nel nostro mondo non solo li rende più vicini al lettore, ma permette a un bravo scrittore di poter raccontare anche qualcosa che non sia “solo” una storia di supereroi. Dimostrazione ci viene data proprio da questo volume, in cui non solo abbiamo un personaggio tra i più complessi e stratificati della Casa delle Idee e uno dei team creativi migliori degli ultimi vent’anni ma, se questo non bastasse, sappiate che è anche una grande storia di guerra, un racconto che ha lo stesso respiro, brutale e disincantato, che potrebbe avere un libro come Chickenhawk o un film come Platoon. Possiamo già dire che Punisher – The Platoon è uno dei fumetti Marvel più belli degli ultimi mesi. Pronti a capirne assieme il perché?

IL NUOVO TENENTE

Se conoscete le vicende che hanno reso Frank Castle il Punisher, saprete senz’altro che la guerra ha avuto un ruolo chiave in questa trasformazione. Nel 2003 Ennis scrive Born e mostra come la violenza della guerra abbia tirato fuori per la prima volta l’assassino sanguinario che era. The Platoon presenta invece un punto di vista differente e per certi versi inedito: è il suo primo turno di guerra ed è un soldato molto diverso, che non ha ancora ucciso nessuno e privo di esperienza sul campo di battaglia.

Intendiamoci, è sempre il Punisher, anche se alle prime armi, in quella “follia” bellica che lo contraddistingue. Quello che per Castle è novità è la sua umanità: non la macchina sanguinaria, colma di rancore e desideroso di una crudele vendetta, ma piuttosto un uomo di poche parole, desideroso di essere una figura paterna per le sue truppe. “Ti faceva venire voglia di dare il massimo per il plotone“, dirà uno dei reduci.

Dall’altro lato della barricata, o meglio, della giungla, troviamo Ly Quang, la nemesi perfetta di questo per questo acerbo Frank Castle. Quest’ultima è la sola sopravvissuta allo sterminio brutale del suo villaggio, ed è pronta a tutto per soddisfare la sua sete di vendetta. Non la vedremo mai relazionarsi con i suoi uomini, non si fa scrupoli a torturare i suoi amici e, nonostante sia una battaglia contro i mulini a vento, non si fermerà fino a che non ucciderà ogni singolo americano.

Vi ricorda qualcuno? 

ILLUSTRARE IL CONFLITTO

Sfogliando il volume ci si rende subito conto di come quasi tutte le vignette siano delle strisce verticali larghe come tutta la pagina,come a voler ricreare su carta una sorta di Cinemascope. Ad amplificare il tutto concorre il meraviglioso espediente che dà il là alla storia: un’intervista agli anziani reduci dell’unità di Castle. Il giornalista non viene mai mostrato, e i dialoghi tra lui e i reduci avvengono in soggettiva,con tavole in cui vengono realizzate scene che si rivolgono direttamente verso il lettore, con cui Ennis sfonda la quarta parete.

Parlov poi è l’uomo perfetto per una storia del genere dato che i suoi personaggi riesce sempre a disegnare scene degne di un film, autentiche nella loro brutalità, nonostante le molte difficoltà: l’autore si ritrova infatti a dover concentrare fin troppi personaggi in poco spazio, nascosti da trincee e boscaglia. Una vera impresa, in cui il disegnatore esce decisamente vincitore!

Due parole sulla meravigliosa colorista Jordie Bellaire che colora queste pagine in maniera “vintage”, dandogli un aspetto vissuto, degno di un racconto vecchio di cinquant’anni.

Castle non sarebbe mai diventato un secondo Steve Rogers, ma riusciamo a vederlo quasi… Probabilmente definirlo felice è troppo, ma forse contento è la parola adatta. Vederlo pronto a tutto per non far morire nessuno, e soprattutto vederlo contro una sua versione in gonnella ci lascia immaginare come sarebbe potuto essere se non avesse dovuto vivere l’insensato massacro della sua famiglia. 

Se cercate una storia del Punisher, come quelle scritte da Ennis fino ad ora potreste rimanere delusi: ci sono scene violente degne della serie MAX, ma qui c’è anche speranza. L’efferatezza propria del Punisher qui lascia il posto all’affetto,alla compassione e al cameratismo. La guerra non ha ancora spento il nostro (anti)eroe. Ed è per questo momento storico la storia più adatta per il Punitore. Se torniamo alla storia che ho citato prima, Born, vediamo un uomo spezzato, che non vedeva l’ora di scatenare i suoi demoni. Ennis ci racconta come la guerra ci renda tutti dei Punisher, possiamo esserlo tutti. Ed è per questo che The Platoon è una delle sue storie più belle.

Punisher - The Platoon

7.7

Sceneggiatura

8.0/10

Disegni

8.0/10

Originalità

7.0/10

Caratterizzazione

7.5/10

Colori

8.0/10

Pros

  • Una storia che getta una nuova luce su un personaggio tra i più controversi della Marvel
  • Ricreato su carta un "vietmovie" degli anni '70
  • Impressionante la recitazione di Parlov

Cons

  • Sconsigliato a chi cerca una storia truculenta
  • Lettura molto rapida
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