OZ di Paolo Massagli – La recensione

Fumetti
Vito Fabrizio Brugnola
Laureato in Filosofia con tesi su Kant e la filosofia analitica, tutor online di filosofia e storia, appassionato di disegno, curatore della rubrica di storie brevi a fumetti "BadLands" (tempo permettendo) e contributor per NerdPlanet.it, attualmente si dedica a tematiche con analisi dati, data science e machine learning. Ha nel cassetto una graphic novel sci-fi che prima o poi finirà.

Laureato in Filosofia con tesi su Kant e la filosofia analitica, tutor online di filosofia e storia, appassionato di disegno, curatore della rubrica di storie brevi a fumetti "BadLands" (tempo permettendo) e contributor per NerdPlanet.it, attualmente si dedica a tematiche con analisi dati, data science e machine learning. Ha nel cassetto una graphic novel sci-fi che prima o poi finirà.

Tempo di lettura: 3 minuti

OZ è un’opera di Paolo Massagli, che ne è sia lo sceneggiatore sia il disegnatore. Il volume è stato pubblicato di recente nella collana Fumetti dell’associazione culturale La Piccola Volante, quindi siamo in presenza di un fumetto indipendente, la cui lunghezza è di circa duecento tavole, divise in quattro capitoli.

OZ è una libera reinterpretazione dell’oramai classico Il meraviglioso mago di Oz, di L. Frank Baum. Libera perché ovviamente non si tratta di una copia pedissequa dell’originale, ma di un’opera che pur seguendo in maniera fedele il lavoro di Baum, ne dà un’interpretazione, anche stilistica, abbastanza incisiva.

La versione perversa di un mago di OZ punk, emo, goth 

La storia inizia con tutti gli elementi di quella classica: il tornado in Kansas, il viaggio nella dimensione fantastica di OZ, spaventapasseri, uomo di latta e leone. Solo che gli elementi del mondo di OZ hanno subito una conversione, sono stati trasfigurati, i loro connotati sono diventati quelli del gore, del goth, dell’emo e del punk.

Tavola di OZ

I disegni di Massagli, sotto l’aspetto della narrazione,  mostrano come l’autore probabilmente non si sia formato sul fumetto, o almeno sulla sintassi standard del fumetto. L’intero volume presenta gabbie arbitrarie, nessuna prospettiva, e inquadrature narrativamente poco funzionali. Si evidenzia quindi la mancanza di una sceneggiatura per come è intesa nell’ambiente italiano: vignetta per vignetta, inquadratura per inquadratura, prospettiva per prospettiva. Il risultato è che ogni vignetta non è funzionale e organica all’ecosistema della tavola, ma, in moltissimi casi appare come un’illustrazione di per sé. Nel fumetto classico ogni vignetta narra, ogni vignetta è un passo narrativo. In OZ di Massagli solo il testo contribuisce all’unità dell’opera.

Di per sé questo non è un difetto, soprattutto se pensiamo che questa è un’opera indipendente prodotta da un’associazione culturale, e che di conseguenza non ha subito un pesante lavoro di editing. Non è un difetto nella misura in cui la storia, tutto sommato, scorre e non presenta per il lettore particolari difficoltà.

Diverso è il discorso se parliamo invece dello scopo dell’opera e del suo finale, che nonostante sia molto diverso dall’opera originale, risulta davvero debole..

Illustrazioni fiabesche che non sono vignette

Passando al comparto artistico-figurativo, precisiamo che il volume è in bianco e nero, ad eccezion fatta della copertina, disegnata sempre da Massagli ma colorata da Elena Vasta. Molto azzeccata e viscerale l’illustrazione del cuore colorato coi toni del rosso, mentre lo sfondo blu non è altrettanto memorabile

Rilevante è la presenza del nudo integrale: seni, capezzoli, natiche e vagine si sprecano nelle illustrazioni di Massagli. Ma anche corpi chimerici, ricuciti, arti ridondanti, tentacoli simil-hentai. Il nudo, così grottescamente inteso, se da un lato fissa la cifra e l’interpretazione dell’autore, dall’altro svilisce la narrazione, proprio perché il primo piano di una vagina e delle sue labbra non è sempre la scelta più felice se nel frattempo, e fuori dallo spettro di osservazione del lettore, un’azione o una dinamica sta avvenendo.

tav33

In alcuni casi le prospettive dei corpi nudi sono così estreme che non pensare all’utilizzo di screenshot da film porno come riferimento risulta davvero difficile. L’intero fumetto, per certi versi, sembra una metafora della masturbazione femminile.

Le anatomie non sono né pessime né particolarmente pregevoli: questo significa che non vi sono errori particolarmente grossolani, ma talvolta vi sono delle soluzioni che hanno larghi margini di miglioramento e maturazione figurativa. Le tavole sono piene di elementi, di protuberanze ipersviluppate o focomeliche. Non si possono non notare influenze e riferimenti a Giger, in un’atmosfera dai toni decisamente vicini alle opere di Tim Burton. L’inchiostrazione invece, per la natura del segno, richiama da un lato le incisioni tipiche dell’Ottocento, quando questa tecnica veniva utilizzata (e lo è ancora) per rappresentare le favole, dall’altro ricordano vagamente il tratto di Moebius, sebbene, strutturalmente, il disegno di Giraud sia su un altro livello.

Di un certo gusto le illustrazioni che aprono i capitoli, sia perché rappresentano pienamente lo stile dell’autore sia perché, essendo avulse dal contesto della narrazione, funzionano meglio.

Conclusioni

OZ è un fumetto che presenta evidentemente delle pecche che sono state analizzate, ma anche dei pregi, se non altro la dedizione con cui Massagli ha riempito letteralmente 200 tavole, molto fantasiose e, in alcuni tratti, sensuali.

Se siete curiosi di leggere questo nuovo fumetto. è possibile acquistare il volume a questo link.

OZ

5.2

Chine

6.0/10

Disegni

5.0/10

Leggibilità

6.0/10

Storia e Narrazione

4.0/10

Indipendenza

5.0/10

Pros

  • Un modo alternativo di “narrare”

Cons

  • Narrazione poco funzionale
  • Inquadrature troppo estreme
  • Anatomie migliorabili

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