Orfani: Ringo #2 – Lampi di Futuro, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Tempo di lettura: 3 minuti

Il secondo volume di Orfani: Ringo ci porta dritti a metà della seconda stagione della serie ideata da Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari. Un volume decisamente di transizione, una lenta preparazione del terreno verso il climax dei capitoli successivi. I tre episodi raccolti nel secondo volume dell’edizione Bao Publishing diventano così una sorta di interludio, volto ad approfondire non solo i protagonisti, ma anche il mondo che li circonda.

Sogno

Nella recensione di Alba di Guerra puntavamo il focus su una forte differenza nella struttura delle prime due stagioni, costituita dalla grande omogeneità della narrazione di Orfani: Ringo. La sensazione è quella di un unico, grande viaggio, in cui non esiste una vera divisione tra i vari capitoli, privi di una propria unicità ma uniti in un solo corpus. Prosegue così la lunga traversata di questa Italia post-apocalittica, in cui Ringo si ritrova ad essere non solo salvatore, ma anche e soprattutto padre per i tre piccoli rivoluzionari: Rosa, Nuè e Seba. I loro ostacoli non verranno solo dal passato, personificato dai Corvi di Juric, ma anche dal futuro, in un costante affrontare avversari differenti, figli di quel mondo ormai sull’orlo della fine.

L’ambientazione offre così sia agli sceneggiatori che ai disegnatori una vera e propria tela su cui realizzare il proprio racconto, ampliando a dismisura le tante sfumature che questa Italia alla fine del mondo può mostrare. L’unico rischio è quello di scadere nel già visto, in uno schema dei capitoli che può risultare ripetitivo, prima di giungere alla meta finale. Una maggior varietà all’interno del racconto stesso avrebbe sicuramente giovato, ma è perdonabile in un volume il cui scopo primario è di fungere da preparazione, un vero e proprio intermediario verso il proseguire del racconto.

Arte

Al tavolo da disegno prosegue l’alternanza che caratterizza la produzione di Orfani, con delle preziose new entry in grado di aggiungere del proprio, senza restare “intimiditi” dalle matite che li hanno preceduti. L’omogeneità non ne risente, anche grazie all’ottimo lavoro dei coloristi, ormai dei veri e propri veterani di questa serie, in grado di cogliere come ogni tono sia perfetto in un determinato momento della narrazione. Continua così a confermarsi la vera novità di Orfani, che ricordiamo essere la prima serie regolare a colori pubblicata da Sergio Bonelli Editore.

Se il colore è ciò che può migliorare la spettacolarità di Orfani, sta ai disegni rendere giustizia alla sceneggiatura di questa seconda stagione. A farla da padrone è la rappresentazione di questa inedita Italia, in un percorso che da Sud a Nord sa mostrare al lettore molti luoghi caratteristici della penisola. Finisce così per essere un ulteriore modo per coinvolgere il lettore, ritrovando sulle pagine della serie luoghi quotidiani, vicini, in grado di essere toccati con mano.

In ciò l’edizione Bao è decisamente vincente. Non solo la grandezza delle pagine, ma anche la resa dei colori, al punto da portare il lettore a incantarsi su alcune pagine, preferendo osservare in maniera più intima, per poi proseguire il racconto. I numerosi extra sono la ciliegina sulla torta di una edizione che può solo che essere chiamata “definitiva“.

Come pioggia

Leggendo Orfani: Ringo si ha la sensazione di partecipare a questo viaggio, un viaggio che in fondo può trasmettere la sensazione di essere un vero e proprio omaggio alla cultura italiana. Il lungo percorso di Ringo e dei suoi “figli” sembra recuperare il modello del viaggio dantesco, in quella che è una progressiva discesa negli inferi di questa fine del mondo. Seguendo questa metafora possiamo notare come l’Abbazia di Montecassino, protagonista di uno dei primi capitoli, sia stata, nei fatti, una porta dell’Inferno, l’ultima soglia da varcare prima di scendere in terre dimenticate non solo dagli uomini, ma da Dio stesso. Il secondo volume ci mostra così non solo una selva oscura, ma un percorso fatto di tentazioni, non solo per i protagonisti, ma per il concetto stesso di umanità. Riusciranno i quattro viandanti a riveder le stelle?

Certezza non ne abbiamo. La prima stagione di Orfani ci ha infatti mostrato come l’unico vincitore sia il nichilismo, in una dimostrazione tale da far impallidire il celebre lavoro di George R. R. Martin. Proseguire con Orfani non dipende dunque dalla sicurezza di un lieto fine, quanto dalla curiosità di chi si è appassionato a questa storia, pronto a scoprirne nuove sfaccettature a ogni episodio, tra pregi e difetti, in un racconto in grado di reinventarsi, qualsiasi catastrofe abbattano su di esso gli autori.

Orfani: Ringo #2 Lampi di Futuro

7.6

Sceneggiatura

7.0/10

Disegni

8.0/10

Colori

8.0/10

Caratterizzazione

7.0/10

Estetica

8.0/10

Pros

  • La rappresentazione dell'Italia apocalittica è eccezionale
  • Molto differente dalla prima stagione

Cons

  • Lo schema di questi capitoli può risultare ripetitivo
  • Capitoli fin troppo di transizione
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