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ODY-C #2, la Recensione – NO SPOILER

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Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Tempo di lettura: 6 minuti

Il primo volume di ODY-C è stato un fumetto sconclusionato. 

Matt Fraction, reduce da diversi successi, in questo caso esagera: mette sul piatto una versione sci-fi dell’Odissea, e non contento decide di trasformare tutti i protagonisti in donne. Questo perché lui si sente disgustato da Erodoto. Sul serio, se la prende col primo maschilista della storia.
In un’intervista dal titolo “Come sono diventato femminista” Fraction scrive:

“E le storie di Erodoto, che sono il primo caso in cui qualcuno decide di scrivere le cose per non dimenticarle. Letteralmente nel quarto paragrafo, nella prima volta che qualcuno decide che dovremmo scrivere la storia dell’umanità, incolpa Elena per il suo rapimento. “Nessuna donna si fa rapire a meno che non lo voglia.” Credo sia qualcosa che trascende la misoginia e si possa definire tranquillamente ginofobia.

Ed è proprio la materia delle storie che vogliamo raccontare, e raccontiamo da quando raccontiamo storie. E gli uomini, i bianchi in particolare, soprattutto quelli eterosessuali, a loro non viene chiesto di prendere altre parti. Voglio dire, se metti una principessa in un castello e un principe viene a salvarla, è eroismo. Ma metti nella torre un principe e lascia che lo salvi una principessa: è farsa. O parodia. Quindi noi faremo saltare il banco. E non solo invertendo i sessi, ma uccidendo tutti gli uomini e mostrando quanto sarebbe stata diversa la letteratura quando inverti la sua politica di genere. Per me, da lettore, è stato istruttivo.”

Lo sdegno per il maschilismo imperante dell’Antica Grecia ha fatto nascere un Ulisse donna che pilota un’astronave. Se cio basterebbe per correre in fumetteria a comprarlo, nella pratica Fraction ha fatto due errori.

Il primo si basa sul rovesciamento dei sessi, che è alla base del nostro racconto. Se si decide di creare un universo di donne, perché Zeus ha anche appellativi maschili? Perché chiamarlo padre-madre? Non è una contraddizione, specie dopo aver letto le parole dello stesso Fraction? C’è qualcosa di stupido anche nel chiamarsi Qualcuno invece di Nessuno. C’è qualcosa di profondamente infantile proprio nel modo in cui viene trattata l’Odissea.

L’altro “errore”, o meglio, la scelta artistica più opinabile, è aver posto, alle matite, Christian Ward. Non perché sia scarso, tutt’altro, ma piuttosto perché il suo stile mal si sposa con la costruzione della storia, poiché all’impresa titanica di concepire un poema omerico invertendo i sessi dei protagonisti, i due aggiungono un mondo di sole didascalie, tra l’altro cercando, malamente, di scrivere in esametri.  L’errore è dunque affidarsi ad un esordiente, invece che ad un autore che sappia gestire una sceneggiatura così allucinante cercando disperatamente un impatto con il lettore. Purtroppo abbiamo invece tante belle tavole ma che non riescono ad aiutare in alcun modo i leziosi testi di Fraction. ODY-C è, nonostante le premesse, un fumetto veramente pesante da leggere, perlomeno in quel primo volume che introduce alla vicenda.
A voler salvare qualcosa io trovo meravigliose le astronavi uterine, lo strano terzo sesso per mantenere la razza, ma in sintesi è stata una lettura veramente pesante.
Eppure, gettandosi nella lettura del secondo volume, Fraction riesce ad aggiustare il tiro. Il duo creativo ha deciso di metterci una pezza cambiando totalmente il focus del racconto. Siete pronti a qualcosa che unisce Moby Dick a Romolo passando per Le 1000 e Una Notte? 

“Cantami, o Diva, dei Figli della Lupa, eroici ammazzagiganti.”

Se nel primo ciclo l’argomento erano le peripezie del Capitano Odyssia, qui i protagonisti sono Ene (la versione femminile di Menelao) e He di Troia (la versione maschile di Elena). Quest’ultimo ci viene presentato come un toro.
Matt Fraction ha ridotto l’emblema della femminilità classica a un toro da monta. Con tanto di anello al naso.

Fraction è riuscito a vaporizzare secoli di saggi con una sola pagina. Il disappunto sta proprio nel focus originale: se vuoi dare dignità alle donne perché mostri He(lena) ridotta a schiavo sessuale di (M)Ene(lao)?Si opera una banalizzazione stupida. Almeno nel poema originale c’è qualcosa di terribilmente romantico, una guerra che si combatte per la donna più bella del mondo, tutt’altro paio di maniche rispetto ad un trofeo meramente sessuale, rappresentato dal Toro He.

Ene non si sta comportando come il più spietato dei maschi? Può essere una domanda da maschilista, eppure riflettendo è l’unico modo per provare a capire il punto di Fraction, cercando di riflettere su come vivremmo la situazione in un mondo controllato dalle donne. Il problema riguarda questa estetica allucinogena, poiché sembra costantemente svilire la materia originale da cui nasce la storia. Inoltre He (un uomo, non dimentichiamolo) è il solo che sembra voler risolvere il conflitto senza spargimenti di sangue. Anche questo non è una contraddizione, piuttosto forte, nei confronti della rappresentazione di un mondo in mano al genere femminile?
Due nuovi personaggi si aggiungono alla storia: i Re Gemelli Hryar e Zhaman, nati dallo stupro di Ercole ai danni della Lupa. Di per sé introdurre la mitologia romana ha poca importanza, se non per il background, ma inizia a diventare qualcosa sul quale si riflette dal momento in cui vengono introdotti come gli assassini di un gigante figlio di un figlio di Poseidone (preso di peso dalla mitologia sumera). In fondo è qualcosa di comune osservare le figure mitiche di un popolo e rendersi conto di come in fondo non siano poi tanto diverse da un’altra cultura. In fondo (lo dirà un dio anche qui) gli dei sono degli specchi dell’essere umano.

Orgoglio e testosterone, rovina di ogni mondo

Il racconto si avvia verso un vero e proprio mutamento, viaggiando dal mondo del mito greco e romano a quello delle fiabe arabe. I re gemelli erano stati puniti da Poseidone a rimanere eternamente bloccati sul mondo di Q’af da un leviatano, che avrebbe divorato ogni sfortunato avesse provato a lasciarne l’atmosfera. E come se non bastasse, i due appena condannati trovano i rispettivi compagni a letto insieme (e con moltissimi altri), facendo a pezzi chiunque sia stato coinvolto, cosa che apparirebbe legittima in una società patriarcale.

 

In più da quella notte nasce una folle unione di sesso e violenza: i fratelli sposeranno chiunque, e una volta consumata la prima notte di nozze lo uccideranno. Siamo passati dai miti classici a una condanna della possessione della donna in generale.
Una condanna che suona enorme, perché si vede che le ossa di una ragazza violentata e uccisa diventano la pietra miliare di un posto che rinchiuderà il violentatore. Praticamente la follia dei regnanti si riversa sul popolo, come ovvio che sia.
In questo volume prosegue il contrasto, di cui abbiamo parlato nel primo paragrafo, tra i testi e le immagini di Ward. Anche se, in un particolare momento, la sinergia tra testo e illustrazione è totale, precisamente nel massacro che compiono i due re. Nelle pagine di orgia e di furia omicida è presnete un vero e proprio studio sui contrasti. Abbiamo l’orgia raffigurata su una griglia di 35 vignette su sette file,e sebbene ci sia un forte contrasto nell’uso del blu e del rosso,questa tensione di fatto non si avverte e tutto scorre perfettamente.

Nel picco della rabbia omicida vediamo una tavola di potenza enorme: abbiamo una splash page di 32 vignette dove tutto è coperto di sangue. Il blu del tradimento lascia il posto al rosso della rabbia, e l’uso del verde e del rosa mostra un contrasto tra la furia omicida e la bellezza lussureggiante della natura. Sublime.
Il problema è che Ward a briglia sciolta purtroppo non si vedrà più. Lo vedremo sempre costretto a fare tavole legnose per il resto del volume. Peccato.
Ma quindi ODY-C com’è? E’ una buona lettura? Ni.
Abbiamo sempre uno svilimento della materia originale e tavole legnose. Rimane sempre un fumetto terribilmente pesante a tratti,ma certamente ha un pregio che dovrebbero avere tutti i fumetti: esagerare. La palestra perfetta per mettere su carta qualsiasi cosa, ma la sua storia per quanto sia nobile sotto ogni punto di vista, sembra spesso un rovesciamento banale e facilone dei sessi che non va da nessuna parte.
Rispetto al primo volume è migliore sotto ogni aspetto, ma non lo consiglierei spassionatamente né a qualcuno amante di fantascienza, né a un classicista. Forse, in un momento come questo dove le donne cercano di avere più spazio nella società ODY-C potrebbe essere un fumetto dirompente, se solo i due autori considerassero di più la mitologia senza pensare solo agli effetti speciali.

6.7

Sceneggiatura

5.5/10

Disegni

7.5/10

Originalità

7.0/10

Caratterizzazione

6.0/10

Colori

7.5/10

Pros

  • Una commistione perfetta di romanzi moderni e epica classica
  • Quando Ward è libero dalle didascalie abbiamo pagine meravigliose

Cons

  • Rimane sempre faticosa la lettura
  • Manca sempre l'amalgama tra testi e disegni
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