Lake of Fire, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Massimiliano Perrone

Tempo di lettura: 7 minuti

BAPTISM OF FIRE   

Saldapress torna all’attacco con questa nuova graphic novel in salsa fantasy/sci-fi, edita da Image Comics, composta da una crasi di elementi religiosi e fantascientifici, peraltro già sperimentati in altri ambiti della pop culture, ma, in questo caso, arricchita da alcune novità interessanti. Tra cui un paio di plot twists non da poco.

Si tratta di ambiti già esplorati, basti fare riferimento a Cowboy contro Alieni, Stargate, Outlander (il film), Green Valley, Extremity, X-O Manowar e chi più ne ha più ne metta.

Di elevata qualità risulta poi essere l’edizione cartonata (comprensiva di artwork inediti e copertine alternative) realizzata da Saldapress. Di particolare pregio sono i disegni sia sulla front cover che sulla back.

L’opera è realizzata da Nathan Fairbairn con le matite di Matt Smith, uno stile, quello di quest’ultimo, piacevole ma non sempre, a nostro parere, in linea col tono della storia.

MIXING RELIGION WITH SCIENCE

Chiave di volta del binomio religione/scienza è dato dalla declinazione cospirazionistica del potere alieno (il quale si manifesta fin dalle prime pagine della storia). Da intendersi nel senso che, visto il periodo in cui è ambientato e visto l’abuso di credulità popolare perpetrato principalmente dalle alte sfere del clero, si era soliti etichettare come demoniaco/a qualsiasi cosa/fatto/atto/avvenimento non spiegabile dalla mente umana o, molto più facilmente, da quella del disegno divino.

Detto in altri termini: gli alieni sono demoni, la cui presenza, ed i relativi misfatti, vengono addossati ai peccati del popolo e delle comunità locali, ree di aver lasciato entrare “eretici” nei propri villaggi e di aver abbandonato la fede della chiesa cattolica.

Nella nostra storia l’eretico, o la valvola di sfogo del clero, assume le fattezze di una giovane ragazza di dottrina catara, una “perfetta” secondo i dettami di tale disciplina.

Facciamo una piccola panoramica storica.

A VERY (UN)HOLY CRUSADE

Setting della storia è quello del periodo della Crociata contro gli Albigesi, datato 1200-1229 circa, culminato con la fondazione dell’Inquisizione ed il “genocidio” (stando alle parole del giurista polacco Lemkin) di tutto quanto ritenuto avverso ai dogmi, già profondamente corrotti, della Chiesa Cattolica di Roma.

In questo caso la pietra dello scandalo era data dal movimento ereticale dei Catari.

Come sappiamo, l’Inquisizione nasce per volontà della Chiesa nel periodo medievale, quando i Catari, che predicano la necessità di un ritorno alla carità evangelica tra le altre cose, si scagliano contro l’opulenza del clero e il potere temporale del Papa.

Ed in Lake of Fire sono ben presenti alcuni elementi di questa dottrina, quella catara, ovvero: la divisione delle comunità di fedeli in “credenti” (rectius, simpatizzanti) e “perfetti”, quest’ultimi erano coloro che praticavano la rinuncia ad ogni proprietà e vivevano unicamente di elemosina. I catari, questo di maggior impatto nella storia di Fairbairn, rifiutano altresì anche tutte le espressioni della carne, inteso sia in un’accezione alimentare quanto in una sessuale.

Esaurita questa breve panoramica è già possibile comprendere l’enorme lavoro storico fatto dall’Autore in Lake of Fire, ed, infatti, egli decide di ambientare tutta la sua storia al periodo della guerra contro gli albigesi (qui datata verso il 1220) e la relativa, omonima, crociata.

Crociate, che tra le altre “orribili” cose, com’è noto, costituivano un modo, per i giovani e non, di ritagliarsi un futuro, uno spiraglio di valore in una società essenzialmente militare e/o clericale.

Ed è da qui che prende le mosse Lake of Fire, da due giovani (Hugh e Theo) e dalle loro aspirazioni, tra le quali la crociata verso Gerusalemme e la correlata “fame” di fortuna, sia personale che economica.

Se non fosse che, all’oscuro dei giovani ragazzi, una futuristica minaccia si è abbattuta nei Pirenei francesi, nel locale villaggio di Montaillu.

E abbiamo già detto troppo, basti sapere che l’effetto da blockbuster di Hollywood, sulla falsa riga della premiata ditta Bruckheimer-Don Simpson è assicurato.

ANOTHER JOURNEY

Tuttavia la vita, nonché le future aspirazioni, dei nostri “protagonisti” (il virgolettato è d’obbligo, infatti, nella storia, l’Autore decide di non porre mai il proprio focus su un solo personaggio, non vi sarà mai un solo protagonista, quanto, in realtà, un nutrito gruppo di uomini/donne differenti, tutti ampiamente ben caratterizzati) verrà scossa dalla decisione del Lord di turno.

I nostri Hugh e Theo non possono partecipare alla crociata di Gerusalemme, in quanto avranno un compito molto meno ostico, almeno sulla carta, da assolvere: essere inviati ai margini dei pirenei francesi per indagare, nonché reprimere, il locale movimento eretico (il movimento cataro).

Ma come già abbiamo letto in apertura, le cose non saranno così lineari, ed una grave minaccia “esterna” sta per abbattersi sulla terra.

Alla coppia dei due ragazzi si aggiungono altri membri: un inquisitore ed un soldato, quest’ultimo incarnante il classico seasoned knight, disilluso dalla sua vita militare e mai cosi’ lontano dalla grazia di Dio. Diverso il discorso per l’inquisitore, il quale non si farà mai nessuno scrupolo, come il lettore potrà acclarare per conto suo, a etichettare come contrario a Dio, e alla Chiesa, ogni minimo avvenimento esulante dal suo miope spettro operativo.

Sta proprio qui uno degli evidenti punti di forza di Lake of Fire, già visto supra, ovvero la sua narrazione non focalizzata su un singolo personaggio, ma che, bensì, ci mostra tutta la compagine del racconto, relativi drammi annessi.

Ed, infatti, il lettore potrebbe pensare di trovarsi di fronte ai (reali) protagonisti della storia (i due aspiranti cavalieri e il veterano), ma (già) verso metà del racconto è impossibile capire chi sia il reale protagonista.

Realtà che il lettore scoprirà solo nell’ultima pagina della storia.

LASER RIFLES AND STEEL SWORDS

Ma come detto in apertura, questa non è (solamente) una storia fantasy-storica, è anche una storia fantascientifica.

Si apprende, sempre nelle prime battute della storia, che nel paesino sperduto di Montaillu si è schiantata una misteriosa astronave aliena.

Ed ecco che, immediatamente, il lettore, il quale pensava di trovarsi di fronte all’ennesimo racconto storico sulle crociate (facendo leva sul titolo e sulle immagini della cover), è costretto a ricredersi, poiché sotto al mero aspetto storico, sotto all’architrave fantasy, si nasconde un corpus fortemente fantascientifico.

Un apparato fantascientifico che, tuttavia, risulta essere molto più marcato nelle battute finali del volume e che, quindi, lascia ben sperare la pubblicazione di un seguito.

Nel resto della storia, invece, l’elemento sci-fi maggiormente presente riguarda la presenza degli alieni, veri e propri nemici del nostro gruppo, disegnati con le fattezze di grossi insetti (n.d.r., non ho potuto fare a meno di pensare alla stanza delle blatte, di fama morrisoniana, vista per la prima volta nel ciclo New X-Men del 2002, nell’ arc “E come Extinzione”).

Altro “nemico” del nostro gruppo è dato dalla presenza di vari alti membri della Chiesa Cattolica, che nella loro zelante missione di sradicamento dell’eresia catara, non potranno fare altro che etichettare gli alieni come manifestazioni fisiche del potere di Satana, manifestazioni che, secondo i nostri “Elevati Uomini di Chiesa” si servono del tramite di una “perfetta” della dottrina catara. Personaggio, quello della ragazza catara, molto ingombrante e che ben riassumera il conflitto tra “eretici” e Chiesa.

Il ritmo della storia procede poi su tre binari differenti: uno più lento e introspettivo, diremmo quasi intimo, ovvero quello iniziale, in cui è permesso al lettore fare conoscenza dei personaggi, del contesto storico, delle diatribe politico-religiose dell’epoca (specie anche del rapporto distonico tra gli ideali giovani di “farsi un nome” e il contraltare dei soldati veterani, disillusi da una vita di servitù militare); uno di mera transizione, quando i nostri personaggi scoprono l’elemento “alieno” e decidono di armarsi di fede e acciaio per sgominare la minaccia; ed, infine, un binario maggiormente action e veloce, che vede i nostri protagonisti impegnati a sopravvivere all’interno del bastione alieno (visto nelle prime battute della storia).

Al di là dei tre binari della storia, quest’ultima parte con un ritmo, appunto, decisamente troppo lento, complice anche lo stile forse eccessivamente verboso e descrittivo, tipico dei settings storici. Ed, infatti, nel momento esatto in cui si affaccia la componente fantascientifica il ritmo cambia notevolmente, diventando uno spericolato roller-coaster colmo di adrenalina.

Adrenalina che permarrà, quale elemento necessario, fino alla fine del volume.

ART DEPARTMENT

Archiviata per sommi capi la questione relativa al retaggio storico interno a Lake of Fire è bene spendere un paio di righe sul lato artistico della storia.

Di sicuro impatto risulta la realizzazione degli ambienti dei pirenei francesi, complice anche la palette di colori scelti (un mix di colori caldi, quali l’arancione, il giallo, il rosso, il rosa), ed anche il look di alcuni elementi sci-fi (ad esempio l’astronave aliena). Piacevole anche il lavoro fatto sugli altri elementi della scena, discreta altresì la scorrevolezza da una vignetta all’altra. Nonostante cio’, Matt Smith riesce a creare composizioni paesaggistiche, o di sfondo, piacevoli alla vista, ed in ogni caso globalmente buone.

Diverso il discorso per i personaggi, anatomicamente giusti, ma forse eccessivamente statici e poveri di dettagli (specie nelle scene non di primo piano).

Come detto sopra, lo stile è minimale, per non dire essenziale, sporco e non sempre dettagliato, perlomeno non al giusto livello.

Forme sporche, talvolta precise talaltra morbide e irregolari, le quali riflettono e sottolineano, a seconda del contesto, il mood dell’opera.

THE LAST CRUSADE

Detto in parole povere, a chiusura di questa breve recensione, ci sembra di poter esprimere un voto positivo per Lake of Fire, complice anche il felice mix di generi diversi, oltre che una sceneggiatura  ottima e mai banale o piatta (e la cosa non era scontata, visto la non novità dei temi messi in campo dall’Autore). Assolutamente apprezzata è stata anche la scelta di non porre il focus solo su un personaggio, bensì su tutta la compagnia “dell’anello” di turno, rendendo, cosi’, variegata l’esperienza di lettura. A livello artistico ci siamo già espressi sopra, Matt Smith fa un lavoro egregio di composizione scenica e di scorrevolezza, pur senza sfondare mai il muro del realismo, o della semplice attenzione per alcuni dettagli. Assolutamente piacevoli i background e le scene ambientate nei Pirenei. Sufficientemente buono il lavoro fatto sui personaggi. Last but not least, menzione d’onore per il lavoro del colorista, che amplifica e consolida i risultati, già solidi, del lavoro fatto dallo sceneggiatore e dal disegnatore.

Resta solo da chiedersi se ci sarà mai un secondo volume.

Lake of Fire

24.90
8

Storia

8.0/10

Disegni

7.0/10

Colori

8.5/10

Originalità

7.5/10

Scorrevolezza

9.0/10

Pros

  • Storia solida e piacevole
  • Un riuscito mix di elementi medievali e fantascientifici
  • Buona componente artistica
  • Seconda metà della storia davvero adrenalinica
  • Ultima pagina da brivido

Cons

  • Non è certamente una storia nuova e mai vista
  • Mix riuscito ma non eccessivamente collaudato
  • Discreto livello qualitativo del disegnatore
  • Forse un po' lenta la prima parte
  • Prezzo forse un po' troppo alto

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