Goddess, La Recensione

Fumetti
Massimiliano Perrone

Tempo di lettura: 11 minuti

GODD…WHAT?

Alzi la mano chi di voi ha mai sentito parlare di Garth Ennis? Tutti, ottimo.

E quanti di voi hanno mai sentito parlare di Goddess? Nessuno? Ah, male male.

La recensione di oggi è dedicata ad un fumetto alquanto oscuro e passato relativamente in sordina del grande Garth Ennis: Goddess.

Pubblicato dalla DC sotto Vertigo, Goddess potrebbe benissimo considerarsi come uno dei “lavori giovanili” di Ennis, anche se in realtà nulla sarebbe più distante dalla realtà.

Dato che in primis Ennis veniva da una acclamata gestione di Hellblazer, in secundis perché nel 1996 l’Autore vinse il premio Eisner per Goddess e Preacher.

Goddess, lo si ricorda, fu scritto nel lontano 1995, durante la gestione Berger/Goodwin dell’etichetta mature.

Fu quest’ultimo, il compianto Archie Goodwin, lo scopritore tanto di Garth Ennis quanto del disegnatore di Goddess, Phil Winslade, qui al suo primo lavoro per una major americana.

Insomma, visto l’Eisner lo si potrebbe quasi definire più come un tesoro perduto che un semplice raccontino giovanile. Perché Goddess va ben oltre il classico Ennis, oltre il solito crapsack world.

Tuttavia Goddess è stato per lungo tempo sconosciuto in Italia, fu infatti la RW Lion a portarlo nel nostro bel paese nel 2014 e, quindi, a renderlo solo “relativamente” sconosciuto. Raccolto in due brossurati (1-4/5-8) al prezzo di 12,95 cadauno.

Giova aggiungere che, purtroppo, perfino negli states, Goddess, risulta essere alquanto un prodotto di nicchia. Stante l’Eisner, fu infatti raccolto in trade paperback solamente nel 2001.

Erano tempi diversi, erano i tempi della chiusura di Marvel UK, della prima Vertigo, della ricerca del gritty and dark product e della seconda/terza ondata di autori brit sul mercato statunitense, un’ondata tesa a dare una linfa vitale ad un genere ormai dato per morto, o comunque fortemente saturo di produzioni supereroistiche (dov’è che ho già visto una situazione simile?).

GARTH ENNIS BEFORE GARTH ENNIS

In quanto “lavoro giovanile” di Ennis è dato ritrovare al suo interno molti dei crismi tipici della sua narrazione, amplificati all’inverosimile.

Alcuni esempi possono darsi nel suo assoluto astio per il supereroe come categoria (basti ricordare The Boys e Thor: Vikings), l’odio nei confronti della religione e delle varie divinità (Ennis è infatti ateo), le atmosfere pessimistiche che paiono permeare ogni suo singolo racconto, le situazioni impossibili in cui i suoi personaggi si trovano ogni volta ed, infine, le immancabili battute a sfondo sessuale (i famosi dick jokes, quasi sempre coadiuvati da un po’ di toilet humour).

Tuttavia come presto scopriremo, Ennis ha nascosto almeno un tema che credo di aver visto solo in un altro caso (The Pro), ovvero il tema della donna. Ma non inteso come genus, bensì una species di questa: la Donna (si con la D maiuscola) come madre di tutto.

Da un punto di vista grafico il lavoro di Winslade pare davvero essere di pregevolissima fattura, specie considerato il contesto, ossia che si trattava del suo primo big work in una major.

Il disegnatore si trova oltretutto impegnato tanto alle matite quanto ai colori, una cosa non da poco.

Unendo un tratto ipertrofico (e talvolta genderbending in alcune inquadrature, specie nel caso di Mudhawk) e leggermente goofy (anatomicamente parlando) ad una palette di colore al limite tra il dark tipico delle produzioni Vertigo ed un paio di droghe psichedeliche di troppo (una sorta di effetto lisergico).

Discorso a parte meritano le cover del disegnatore, che richiamano molto alla lontana i lavori pittorici di Rockwell, ma si tratta pur sempre di un lontano eco.

Alcune critiche che forse si possono muovere a Winslade sono date in riferimento alla risoluzione (e al background) di alcune vignette (che sembrano ingrandite con lo zoom di Paint) e all’anatomia poco realistica di alcune parti del corpo dei protagonisti (tipo polpacci e quadricipiti, per non dire le braccia di Mudhawk).

Ma tornando alle cose serie, siete pronti per questa storia alquanto diversa? Voglio sperare di sì

Prepariamoci quindi ad un breve viaggio fatto di scene grottesche, black humour, decapitazioni e fontane di sangue.

Ma non solo, anche di problemi fuori dall’ordinario, della voglia di riscatto di un gruppo davvero troppo eterogeneo ed anche di una sottile, ma ben tangibile, introspezione della psiche femminile. 

Come sempre, grazie ad Ennis, intraprenderemo un viaggio moralmente grigio, carico di situazioni non politicamente corrette e prive di una qualsivoglia moralità.

In cui la linea di demarcazione tra il bene e il male è un inutile orpello che solo alcuni fumetti possono permettersi.

Goddess non è uno di questi.

Goddess può pero’ permettersi un’eroina comune, non siliconata nè iper-blasonata, una donna comune. Una donna con problemi comuni e soluzioni non comuni; una donna che improvvisamente si sveglia sapendo che c’è qualcosa di diverso nella sua vita.

Insomma non di certo una damsel in distress, bensì una leonessa nella foresta.

THE UNSUSPECTABLE GUYS AND GIRLS OF GODDESS

Protagonisti di questo rollercoaster di di una serie di sfortunati eventi sono quattro ragazzi: Rosie, Sam, “Mudhawk” e Jeff.

Rosie è una ragazza normalissima, amica di vecchia data di Mudhawk, stanca della sua vita, equilibrata e con un grande potere, ma con un solo (grandissimo) problema: non riesce a controllarlo.

Sam è una vecchia fiamma di “Mudhawk”, versatile quanto un coltellino svizzero, maschiaccio quanto un galeotto messicano e con qualche rotella al posto sbagliato.

Mudhawk è essenzialmente un classico esempio di ragazzo glam-punk, figlio della Gen-X, tutto roid rage e niente cervello.

O meglio, per usare le parole di Jeff: “Un ragazzo con un cervello pieno di vetri rotti”. Tra l’altro ricorda anche un po’ il Kurt Russell di Fuga da New York.

Jeff è invece uno sfigato, instabile, bipolare, codardo e con una personalità borderline, a metà tra il depressivo suicida e la prima donna. Ed è anche il narratore della nostra storia.

Insomma un bel quartetto, composto da un gruppo di dysfunctional guys con un problema di troppo a cui pensare e le cui vite finiranno ad incrociarsi in modo indissolubile e quasi del tutto casuale rispetto alle loro scelto.

Come sempre sarà lievemente spoilerosa solo la prima parte, concernente il primo brossurato.

THIS IS THE STORY OF ROSIE… (ATTENZIONE SPOILER)

La storia di Rosie inizia in un modo un po’ particolare, un po’ come quando ti svegli dopo una sbornia e passi la giornata a cercare di capire cosa hai fatto il giorno prima.

Se non fosse che Rosie ha letteralmente creato un incidente internazionale: ha separato la Scozia dall’Inghilterra (omaggio di Ennis sui dissapori interni alla Gran Bretagna, non da ultimo il caso Brexit).

La storia si sposta poi subito verso Mudhawk, il quale si trova intento a dare una lezione di frenesia alimentare ad un ricco australiano bigotto.

Veniamo nuovamente rimbalzati a fare la conoscenza di Jeff e della sua deplorevole e schifosa vita, fortunatamente si tratta di una breve presentazione.

Infatti veniamo subito introdotti al cattivo di questa storia: l’agente Hooks della CIA. Hooks viene definito da Jeff come uno “stronzo che è riuscito ad arrampicarsi fuori dal secchio degli aborti alla nascita”, tangibile in questo caso lo humour nero di Ennis.

Finalmente facciamo meglio la conoscenza di Rosie, essa lavora come custode in uno zoo e sembra che vicino a lei gli animali stiano tutti tranquilli e sereni.

Una cosa inspiegabile, sempre in questa scena possiamo anche osservare il primo “dolce” incontro tra Jeff e la protagonista.

Per Mudhawk invece la vita non pare essere molto semplice, prima tentano di fargli un’ispezione anale di troppo e poi cercano di ucciderlo appena arrivato in Ighilterra dall’Australia. Insomma, che schifo di vita, se non fosse che in questa rocambolesca fuga incontra la sua vecchia fiamma: Samantha “Sam” Flint.

Curiosa la vita, specie quando ti sorprende con una chiave inglese da sette pollici in testa.

Nel frattempo Hooks prende contatto con l’unità sotto copertura inglese, il cui scopo (come quello della CIA) è rintracciare chi ha separato la patria di Sean Connery da quella della Regina Elisabetta.

In queste scene, tra Hooks e i vari sottoposti britannici, possiamo altresì apprezzare una versione estesa dei dick jokes di Ennis.

Hooks infatti si mette in contatto con un certo agente “Dick Limpcock”, il cui cognome tradotto letteralmente starebbe a significare “pisello moscio” (trad. da Urban Dictionary). Chiaramente il suo cognome verrà storpiato più volte (Limpdick, Limpwang, Limpnob, Limpprick, Limppecker, Limppork), come nella piu’ fedele tradizione “ennissiana”.

Alla fine del primo numero i quattro riescono finalmente, per un curioso gioco del fato, ad incontrarsi: Rosie a casa sua, Jeff che la va a trovare per sdebitarsi dell’episodio dello zoo, Mudhawk che già doveva andarla a trovare e per l’occasione viene accompagnato da Sam a casa della protagonista.

Ai nostri prodi si aggiunge anche Hooks, il quale dopo aver scoperto che la causa dell’incidente internazione è proprio Rosie, decide di inscenare una sorta di entrapment davanti a casa sua.

Tuttavia pare non essere in grado di fare le cose senza fare un dannato casino.

Infatti le cose vanno male, Rosie a causa degli eventi si sente minacciata e va in ansia, attivando improvvisamente i suoi poteri, i quali mutilano e uccidono sul colpo gli agenti di Hooks (ed anche il povero Limpcock).

Inutile dire come l’ultima scena sia un chiaro minestrone di sangue e teste mozzate, d’altro canto si tratta pur sempre di Ennis e la violenza con lui è sempre un ottimo omaggio.

Adesso Rosie è in grossi guai, riuscirà a scoprire come mai possiede questi poteri? Chi è che glieli ha dati? Ma soprattutto, riuscirà a togliersi Hooks dalle scatole?

THE FELLOWSHIP OF ROSIE

I restanti tre numeri vedono i nostri protagonisti muoversi avanti e indietro per il globo con l’aiuto dei poteri di Rosie, i quali tuttavia risultano ancora incontrollabili.

Ennis ci omaggia quà e là con alcune citazioni (“Sei un dannato freak”, “Sù quelle manacce inglesi”), alcune esemplificazioni dell’astio tra polizia inglese e americana, specie della violenza gratuita di quest’ultima.

Tuttavia l’omicidio da parte di Hooks, internvenuto dopo la fine del primo numeri, di uno sbirro inglese non resta impunito. Infatti alla ricerca (indiretta) di Rosie si aggiungerà un altro elemento: il sadico agente George Dixon, il quale vuole vendicarsi a tutti i costi della morte del suo amico poliziotto.

Definire sadico l’agente Dixon può essere solo un complimento, in quanto più di una volta, nel corso della storia, egli mostra zero rispetto per la vita e la dignità umana.

Ma non solo, nella sua ricerca sarà coadiuvato da due giovani con qualche problema sia di ritardo mentale sia di eccesso di steroidi, i quali agiranno come longa manus del suo delirio di onnipotenza e di eccesso morale.

Un esempio di tale delirio ci viene subito offerto con !l’incidente della spillatrice”.

Tornando al punto di vista dei nostri protagonisti, essi hanno temporaneamente trovato presso il domicilio di Sam, principalmente per fare un attimo il punto della loro situazione e per chiedere a Rosie delucidazioni sui suoi poteri e sull’estensione di questi.

Tuttavia il pacifico idillio dura poco, infatti vengono nuovamente assaltati da ulteriori truppe di Hooks, ma si rivela un ulteriore nulla di fatto per questi.

Rosie, stavolta colma di rabbia, attiva involontariamente i suoi poteri e spedisce le truppe di Hooks nello spazio antistante la luna terrestre, facendoli soffocare mortalmente nel vuoto cosmico.

I nostri eroi decidono quindi che è forse ora di togliere le tende dalla Madrepatria e dirigersi altrove, nello specifico a Rio de Janeiro.

Se non fosse che la sfiga continua a perseguitarli e la loro nave si rompe nel bel mezzo dell’oceano.

Ma non c’è nessun problema, c’è Rosie, la quale riuscirà (apparentemente) a controllare per la prima volta i suoi poteri e a creare un’onda degna del Dio Nettuno, la quale porterà velocemente il nostro gruppetto a destinazione. O forse no.

Purtroppo infatti qualcosa va storto, la nave si ferma con un discreto ritardo rispetto al porto di attracco e viene scaraventata dentro un grattacielo sulla costa.

Ora è tardi per la presunta fuga “silenziosa” dall’Inghilterra dei nostri protagonisti, sia Hooks sia Dixon hanno avuto notizia dell’incidente di Rio de Janeiro e sono in marcia per catturare Rosie. Nel terzo numero si assiste ad un’altra citazione tipica di Ennis: l’odio per la regina inglese, o in generale per alcuni governanti (si veda George Bush in Crossed), manifestato durante invitata la visita all’osservatorio di Overdown Wood.

Mentre non si sa ancora come Hooks raggiungerà Rio, Dixon e i suoi Bonnie e Clyde decidono di farsi strada fino alla location con violenza e soprusi, arrivando perfino a dirottare un aereo (scaraventanto giu’ da questo i relativi passeggeri) e facendolo atterrare sulla spiaggia di Rio, utilizzando i vari astanti come “freno d’emergenza” per l’eccessiva velocità di questo. Davvero uno spettacolo truce, malvagio e ironico allo stesso tempo

Nella loro nuova “abitazione temporanea” Rosie viene visitata da una presenza diafana e ultraterrena: Jenny, la cd. ragazza della Luna.

Tale presenza ultraterrenza pare conoscere molto bene Rosie e le dice di stare tranquilla, dato che presto scoprirà tutto sulla sua natura, sui suoi poteri e che nel frattempo deve dirigersi a Nord se vuole delle risposte.

Poche briciole che bastano per far rinsavire Rosie dallo stato di catatonica depressione in cui stava scivolando. Sarà un momento di giubilo per i nostri protagonisti, che tuttavia durera poco: i cattivi hanno nuovamente trovato Rosie.

Stavolta Hooks riuscirà nel suo intento di catturare Rosie, principalmente grazie ad uno schieramento di forze non indifferente, anzi davvero monolitico. Insomma pare che sia arrivata la fine della strada per i nostri eroi.

Riusciranno a cavarsela anche questa volta?

La risposta arriva in circa trenta pagine fatte di tortura, lanciarazzi, troppi mitra, qualche vomitata di troppo.

I nostri protagonisti riescono nuovamente a salvarsi. Non prima però del tanto agognato match tra Mudhawk e Hooks, conclusosi col totale annichilimento di quest’ultimo.

Rosie riesce a salvare i nostri protagonisti teletrasportando l’intero palazzo, dove erano detenuti, su di un iceberg al polo nord.

Ma anche in questo caso la sfiga pare rincorrere i nostri eroi, ed essi si troveranno ben presto a dover pensare ad una qualche soluzione se vogliono sopravvivere.

THE RETURN OF ROSIE 

Il secondo brossurato riprende dalla prospettiva dei nostri eroi in mezzo all’oceano artico. Inutile dire come anche questa volta essi troveranno una soluzione (altrimenti il secondo brossurato non parlerebbe di nulla).

La storia riprende regalandoci altre emozioni: l’amore tra due dei personaggi, Rosie che si trasforma in una tigre, una pletora di canguri usciti da un film di Oliver Stone, un viaggio insieme a degli orsi polari e tanti altri imbarazzanti momenti carichi di toilet and despicable humour.

Scopriremo altresì la verita circa la reticenza di Mudhawk a rivelare il suo nome, in una scena che incrocia il bullismo scolastico con l’ironia di Ennis

 

Infine si scoprirà anche l’origine di Rosie e la sua vera identità, assieme all’identità di Jenny e di altri otto personaggi. Verrà fuori anche un piccolo momento riflessivo tra lei e la religione (condito ovviamente con l’astio che Ennis ha per chi predica divinità immaginarie).

Ovviamente come ogni storia che si rispetti ci sarà una “sorta” di lieto fine, ma anche il benservito nei confronti di Hooks e Dixon.

Prima della fine del volume, Ennis ci delizierà poi con una altro word joke, vi dico solo che c’entra Urano e la relativa traduzione in inglese (Uranus, o meglio UR-ANUS).

Ma quindi come si conclude Goddess? Si concluderà con Rosie che, ben conscia della sua identità, farà un fantastico monologo su tutto ciò che c’è da correggere ed eliminare nel mondo, ma soprattutto intenderà fare tutto questo coi suoi amici, che tanto l’hanno aiutata in questi momenti.

Considerazioni finali

Come si diceva in apertura, Goddess è ben più di una storiella giovanile di Ennis, è una storia matura, forse più matura di alcune delle sue successive produzioni.

Una produzione, questa, in cui ci viene restituita un concetto di donna diverso da quello a cui siamo abituati (in generale nel comicdom, non solo nelle produzioni di Ennis).

La verità è che Goddess non è manco la storia di vendetta e riscatto che si potrebbe pensare, ma è una breve e incompleta (perché le donne sono un casino, è notorio) introspezione sulla donna. Donna che viene raffigurata come una dea, in grado tanto di esercitare un terribile potere quanto di commettere errori e assumersi le relative responsabilità.

Insomma, non è la solita divinità interamente pura o completamente malvagia, siamo pur sempre in un racconto di Ennis, quindi in una storia moralmente grigia e ambigua.

Cosa ricaviamo dalla fine della lettura di Goddess, chi è Rosie? Rosie è la Terra, è una donna tenace, complicata, incredibilmente affettiva e materna.

Ma era anche una Dea in un mondo governato da altre Dee, e come tale aveva delle responsabilità.

Responsabilità con cui non voleva scendere a patti, ed anzi avrebbe voluto “fare un po’ a modo suo”, tipico (giustamente) di tutte le donne che non vogliono essere solamente dei ninnoli vistosi accanto all’uomo, ma che anzi vogliono lasciare il proprio marchio sul mondo.

Insomma se siete amanti di tutte le storie con donne come protagoniste (facendo due esempi qualitativamente profondi, Promethea e The Pro)

Se vi consiglio Goddess? Non potrei fare diversamente, è un racconto davvero maturo, un tesoro rimasto nascosto per troppo tempo, un rough diamond.  Fidatevi, varrà tutti e 26 gli euro spesi per comprarlo e divorarlo.

Molto scarni, anzi quasi nulli i contenuti speciali dell’edizione italiana, in fondo al volume si trova infatti solo un bozzetto preparatorio e un disegno di Mudhawk

Mi sento di consigliare Goddess tanto ai fan di Ennis (che non l’hanno ancora letta) quanto a tutti gli altri lettori interessati ad una storia relativa ad una donna disfunzionale con poteri divini e chiaramente oltre la sua portata. La caratterizzazione dei personaggi poi è davvero sublime, riusciamo quasi ad innamorarci perfino di Jeff, quella sorta di depressione ambulante con le gambe nonché narratore della storia.

Insomma, il voto non può che essere super positivo.

Goddess

12,95+12,95
8.2

Sceneggiatura

9.0/10

Comparto Artistico

8.0/10

Scorrevolezza

8.0/10

Originalità

8.5/10

Fattore E

7.5/10

Pros

  • Un tesoro perduto di Ennis
  • Scrittura piena degli elementi tipici dell'Ennis
  • Magistralmente disegnato e colorato
  • Un'insolita introspezione dentro la psiche femminile

Cons

  • Che potrebbe far storcere il naso a molti dei fan suoi
  • Elementi tipici nel bene e nel male
  • Peccato per alcune anatomie e alcuni background
  • Una protagonista femminile che potrebbe non piacere agli amanti del maschio alpha

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