Generation X, la nuova generazione mutante, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Massimiliano Perrone

Tempo di lettura: 6 minuti

TAKIN’ IT BACK TO THE ROOTS

Non è facile portarsi dietro l’eredità di Generation X. Ma più in generale non è facile dover scrivere per la famiglia mutante (ed i risultati altalenanti sono ben visibili dai numerosi cambi sulle testate principali).

Chiunque sia stato un fan della golden age mutante sa benissimo come questa serie, scritta dall’allora architetto mutante Scott Lobdell (e disegnata principalmente da un acerbo Chris Bachalo), fosse una piacevole deviazione dalla cloaca infernale delle produzioni mutanti dell’epoca, tra la Saga di Apocalisse e Onslaught.

Nata essenzialmente come spin-off dell’ammiraglia Uncanny X-Men, ed anche in una certa misura come sequel spirituale di New Mutants (ancorché senza Xavier a fare il mentore, e per un contesto diverso), Generation X si è posta fin da subito come una serie davvero fresca all’interno del panorama mutante.

Con le sue storie spensierate, la sua superba caratterizzazione dei vari personaggi, una lieve patina di introspezione sugli omonimi problemi generazionali ed, infine, uno stile grafico accattivante, Generation X si è fin da subito ritagliata un posto davvero speciale nel cuore di ogni X-Fan.

Un posto pari a quello che X-Men #1 riuscii a conquistare nei primi anni 90.

La serie prese il via sulla scia del maxi-crossover “Phalanx Covenant” del 1994; tale crossover prende le mosse dopo che alcuni attivisti anti-mutanti hanno utilizzato un virus tecno-organico alieno della stessa specie di Warlock per trasformarsi in esseri cibernetici, comincia la caccia ai mutanti tentando di assorbirne i poteri e assoggettarne il volere alla mente comune che governa tutti loro, vale a dire l’essere sintetico Magus programmato per assimilare tutti gli homo superior con lo scopo di mettere fine alla loro minaccia al genere umano. La trama si articola su 3 binari, uno di questi riguarda il recupero, da parte di Jubilee, della nuova generazione di mutanti.

Da questo salvataggio nasce Generation-X.

Gen-X nasce e si pone come una sorta di “accademia” per i mutanti, prima che questi possano diventare X-Men a tutti gli effetti. Primo villain della storia originale è stato Emplate (fratello di Monet St. Croix), importante poiché lo stesso farà poi capolino nella nuova serie. La serie è stata acclamata all’epoca tanto per lo stile leggero quanto per la qualità posta sul foglio da disegno da Bachalo.

La serie continuò per 75 numeri (pubblicati da Panini inizialmente sull’antologico Wiz e poi all’interno di X-Men Deluxe) e ha visto alternarsi autori come Larry Hama, Brian Wood e Warren Ellis.

Fu chiusa nel 2001 (insieme ad altre cinque testate mutanti, residui morenti della Rinascita degli Eroi e di Onslaught) per far spazio al reboot di Morrison della testata principale (il quale voleva altresì inserire una componente giovanile nella sua run). Dopo di essa vi furono altre serie (tra le ultime, Champions) che cercarono, invano, di emulare il mood di Gen-X.

Riuscirà questo reboot a farci riassaporare quel periodo mutante? O si tratterà solamente di puro fan-service.

MILLENNIALS GENERATION

La nuova Gen-X è scritta da Christina Strain, la quale non è propriamente un’autrice ma, bensì, una colorista (ce la ricordiamo per Runaways), la serie prende tuttavia una svolta improvvisa rispetto alla prima incarnazione, infatti, il nuovo team non fungerà da bootcamp per le nuove leve mutanti ma sarà invece qualcosa di totalmente nuovo.

Secondo la visione dell’autrice non vi sono solo mutanti che agiscono sul campo come X-Men, ma vi sono anche mutanti che agiscono come ambasciatori della propria razza e altri che invece non possono fare altro che sopravvivere. Non è detto infatti che da ogni mutazione scaturisca un potere in grado di offendere/difendere (ad esempio, Bailey Hoskins).

L’idea della Strain ben si inserisce nel contesto di ResurrXion, specie come follow-up di IvX e del relativo “terrigen-gate”, anche se vi è il sentore che il nome della serie abbia solamente un sapore di vago, e totalmente gratuito, fanservice.

Passando all’introduzione del nuovo team, troviamo Bling, Eye Boy, Hindsight, Kid Omega, Morph, Nature Girl.

Il nuovo team non è capitanato come il precedente da Emma Frost, bensì da Jubilee, la beniamina mutante che ha visto la propria nascita sulle pagine di Uncanny X-Men #244, a lungo protegè di Wolverine (del Logan di Terra-616), da sempre un side-kick a metà tra il comedy americano e una puntata di Sex and the City.

La nuova serie, come la precedente, mescola un cast ben caratterizzato alle turbe tipiche della generazione dei millennials, il tutto sapientemente disegnato dal tratto di Amilcar Pinna, mai fuori contesto rispetto alla storia ed, anzi, piacevole alla vista.

Il cast è poi composto da mutanti già visti, escluso uno (Hindsight, lo studente medio), il quale serve essenzialmente come controparte del lettore, il quale desidera avvicinarsi al mondo mutante.

Tra i già visti spunta soprattuto Quentin Quire, creato da Grant Morrison per la sua run e apparso per la prima volta nel numero 122 di New X-Men; appare anche Kitty Pryde, come nuova direttrice dello Xavier Institute (come acclarato in X-Men Prime #1 e nel successivo Gold #1).

Ma è Jubilee (unitamente al figlioccio Shogo) a rubare la luce sul palco, agendo per la prima volta come vera e propria protagonista della serie, come la mamma non solo di suo figlio ma anche della sua “nuova” classe (ella continuerà comunque a mantenere la condizione vampirica ottenuta nella storia “Curse of the Mutants”).

Elemento di continuità rispetto al passato è dato dall’ambiente spensierato e cloudy della scuola di Xavier, decisamente necessario dopo il tumulto della guerra inumana (ed anche degli eventi di AvX).

Tutti i personaggi vengono introdotti nel classico modo tipico dei mutanti, con un approccio low-profile e mentre questi sono intenti a svolgere le relative azioni quotidiane, o dare fastidio (come nel caso di Quire).

Tutto il mood happy dell’istituto è mantenuto in piedi non solo grazie allo stile di Pinna ma anche dai colori accessi e vibranti di Felipe Sobreiro. Ovviamente lo stile di Pinna non è adatto a tutti e potrebbe non piacere prima facie, ma basti qui ricordare l’accoglienza che ricevette Bachalo quando come primo major work si ritrovò appunto a disegnare Generation X.

Questi quattro numeri servono principalmente come antipasto per gli eventi successivi, più che altro si tratta di un ottimo prologo seguito dall’apparizione di due nemici storici della serie. Sarebbe stato preferibile accorciare la lunghezza di questo “prologo” ad un solo numero, magari in formato maggiorato.

Sicuramente si tratta di un ottimo esperimento atto a sondare il terreno in vista dei numeri successivi, però sarebbe stato bello vedere dell’altro oltre all’introduzione dei personaggi e ad alcune fugaci apparizioni di alcuni antagonisti (e alcune citazioni prese dal passato del medium mutante). La necessità di vedere altro si rende necessaria al fine di evitare che questo reboot rimanga tale solo per il nome che porta.

Spiacevolmente rimarrà tale, la serie è stata infatti cancellata col dodicesimo numero.

Non si sa ancora se per via di una ri-numerazione o a causa delle basse vendite. Anche se, stando alle dichiarazioni della stessa Strain, il problema potrebbe essere legato ad un problema sia di vendite sia di scarsa reception.

Qui le dichiarazioni:

I say sadly, as those who’ve seen my reviews will know the series didn’t get off to a great start for me, and I was less than favourable towards it. However, in the most recent issues, the series has really won me over. 

Nonostante quindi il “più freddo-che tiepido” accoglimento, la Strain pareva essere sulla buona strada nei numeri successivi, andando a recuperare personaggi ed elementi tipici della serie storica (avendo forse capito che stravolgere un nome come Generation X non è proprio una grande idea).

Insomma, un’occasione mancata in un periodo che sembra, per i mutanti, ricalcare sempre più la saturazione degli anni ’90 (X-Men Gold, Blue, Red, Astonishing e varie mini). Peccato, sarebbe stato sicuramente un progetto interessante (a cui personalmente avrei affidato un autore più navigato del panorama mutante, quindi sicuramente qualcuno pre Secret Wars).

Che forse i tempi siano maturi per una trasposizione della serie sul piccolo schermo?

Generation X

7

Storie

6.7/10

Disegni

7.0/10

Colori

7.0/10

Godibilità e Scorrevolezza

8.5/10

Originalità

6.0/10

Pros

  • Un'ottima occasione per rivitalizzare una colonna portante mutante
  • Piacevole stile grafico
  • Scorrevolezza tipica di alcune storie mutanti di vecchio conio
  • C'è Jubilee

Cons

  • Occasione parzialmente sprecata
  • Stile grafico non per tutti
  • Poca originalità
  • C'è Jubilee
  • Forse troppo fan-service

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