Extremity Vol. 1: La Recensione

Fumetti
Massimiliano Perrone

Tempo di lettura: 7 minuti

Recensione in anteprima del volume Saldapress di Extremity (Vol. 1), scritto e disegnato da Daniel Warren Johnson (Space Mullet, Ghost Fleet, Green Leader, Martok) per la Skybound di Kirkman (etichetta della Image).

Daniel Warren Johnson (da ora DWJ) è un nome relativamente nuovo nel panorama del  comicdom  americano. Ed  Extremity  può definirsi come il suo primo vero lavoro “maturo” (notevole la differenza rispetto al webcomic Space Mullet e a Ghost Fleet di D. Cates).

L’idea alla base dell’opera riflette un pensiero fisso dello stesso Autore: cosa succederebbe se perdessi il mio talento?

La domanda non è banale e declina un tema già ben rodato nel mondo del fumetto americano (quello della perdita di un qualcosa). Perdere la proprià identità, perdere quanto si ha di più caro, perdere tutto.

Perdere

DWJ cala questa domanda nel più classico dei  settings, un mondo post-apocalittico con contaminazioni  steampunk  di vario genere. A questo  background poi viene aggiunta una faida tra due clan (i Roto dei protagonisti e i Paznina), in puro stile medioevale, il tutto condito con una sana dose di violenza e sangue.

Ma analizziamo più nel dettaglio questo primo volume di Extremity.

Taken

Nelle prime pagine del volume è già possibile capire il  flow della storia messa in piedi da DWJ. Fin da subito siamo in grado di comprendere cosa sta succedendo, semplicemente guardando le prime tre vignette: abbiamo un’artista, abbiamo del rimorso (attraverso l’uso del passato come tempo verbale) e abbiamo una guerra.

L’uso del passato ci fa immediatamente capire di essere in presenza di un  flashback, raccontato dalla penna della protagonista, Thea, la quale ci introduce al suo dolore.

L’Autore riesce fin da subito a farci capire di cosa sta parlando, e ci sarebbe riuscito anche senza parole nelle vignette, e questa è una cosa che non tutti gli autori sanno fare. Un conto è scrivere o disegnare una storia, un altro è saper raccontare quella storia.

Nella seconda pagina si riesce, altresì, ad avere un guizzo dell’architettura  steampunk creata da DWJ, torri in pietra con dispositivi chiaramente ucronici, navette spaziali con vele per una migliore aerodinamicità, armature miste organico-cibernetico.
DWJ mescola sapientemente vecchio e nuovo per creare un qualcosa di davvero azzeccato, una proto-architettura medioevale fuori dal tempo.

 

Ma è nella terza pagina che viene aggiunto l’ultimo tassello di questo  flashback,  l’elemento portante su cui ruota questo intero primo volume: la vendetta. (SPOILER ALERT)

Vendetta inarrestabile e travolgente, che DWJ ci mostra come un violento pugno in faccia, lasciandoci un amaro sapore di sangue in bocca. Riusciamo quasi a percepire, a toccare, il dolore di Thea (e di suo padre) mentre viene privata di tutta la sua vita, di tutta la sua anima, di tutto il suo talento.

Mentre perde la sua innocenza, e si trova intrappolata in quella che diverrà a tutti gli effetti una spirale di morte travolgente.

Ma Thea e suo padre non si danno per vinti, hanno perso quasi tutto ma è rimasta loro ancora una “pallottola in canna”, un’ultima carta da giocare.

Carta che volendo citare una grande storia si potrebbe riassumere in questi termini…

I have shown him that a man without hope is a man without fear (Daredevil 229 di F. Miller & D. Mazzucchelli)

Successivamente a questo  flashback,  DWJ ci accompagna  in quel che  resta della vita dei protagonisti. Ci fa conoscere meglio le versioni “post-tragedia” di Thea, suo fratello Rollo e suo padre Jerome. L’Autore poi nuovamente ci riporta indietro nel tempo con un altro flashback collegato a quanto visto nel precedente capitolo.

Si riesce a percepire quel sentore di guerra infinita tipico di chi ha perso tutto, di chi è sceso fino all’inferno e, guardando il diavolo negli occhi, gli ha detto “non è ancora il mio momento”.

Il mondo di  Extremity  pare poi situarsi in una strana zona tra l’alieno e, come già detto, il medioevale. Le fortezze che si vedono in giro per l’ambientazione sembrano infatti uscite direttamente dalle Outlands di World Of Warcraft.
Le quali uniscono architettura medioevale a un qualcosa di bizzarro inerente la forza di gravità. Anche le armature dei personaggi sembrano un misto di innesti cibernetici uniti ad armature di piastre (o cotte di maglia).

Strano anche il comparto dell’arsenale utilizzato, spade e lance si alternano a cannoni roboanti e giganteschi, che a loro volta si alternano all’uso di animali come armi da guerra.

Mano a mano che il volume prosegue, tuttavia, inizia sempre più a sbiadirsi la missione del padre di Thea, e si assiste al lento passaggio da una vendetta personale ad una frenesia sanguinaria senza pietà.

Frenesia su cui, peraltro, DWJ non si risparmia, mostrandoci decapitazioni e smembramenti di ogni tipo, ma, rigorosamente all’arma bianca (sembra infatti che le armi da fuoco siano ad uso esclusivo delle aeronavi). Decapitazioni che sembrano tradire un certo squilibrio mentale di Jerome, ormai completamente ottenebrato dalla vendetta.

Circa verso la metà del volume, nel presente, i protagonisti sono intenti nella ricerca di qualunque cosa che gli permetta di sopravvivere, ed è qui che DWJ introduce un “altro personaggio” (sicuramente centrale nei prossimi volumi), Shiloh. Una sorta di androide che pone sicuramente in risalto la questione del dialogo tra uomo e macchina.

La scelta del nome è interessante, Shiloh in ebraico vuol dire “Messia”, ma il personaggio in questione pur agendo come “salvatore” in determinati momenti, non disdegna una certa inclinazione al sangue pure lui. Anzi è proprio lui a fare il bagno di sangue più grosso di questo volume

A questo punto è bene precisare che DWJ non si sbilancia mai sull’argomento religione.

L’Autore ha sicuramente creato un qualcosa di simile ad una religione/mitologia in Extremity: si parla di “Piccoli Dei”, ma la questione non viene mai toccata direttamente; analogamente il cognome di Jerome è “Abba”, che in ebraico significa “Padre”. Anche Thea significa qualcosa in ebraico, ovvero “Amata da Dio”, ed infatti nella storia vediamo come la protagonista sia la figlia preferita di Jerome, mentre lo stesso non può dirsi per il fratello, Rollo. Fratello che nel corso della storia prenderà una posizione totalmente diversa rispetto a Jerome e alla sua crociata.

Di qui ricaviamo l’assunto secondo cui DWJ ha sicuramente in mente qualcosa sul fronte della religione, pur senza mostrarci nulla di veramente concreto in questo volume, ma non disdegnando qualche traccia lasciata qua e là. Ciò che lascia davvero senza parole è la lenta perdita di morale di Jerome, perdita che arriva addirittura a fargli smarrire la vera ragione per cui ha iniziato questa personale battaglia (questo fatto è ben documentato verso la fine del volume).

Tale smarrimento si riflette poi nella progressiva perdita di fede da parte di Rollo, stanco di combattere una guerra in cui non crede più, e in Thea, esausta dei continui bagni di sangue completamente gratuiti del padre. La fine del volume riesce davvero a lasciarci col fiato sospeso, DWJ riesce sapientemente a mescolare un  plot twist  davvero inaspettato sommato ad un  cliffhanger  al cardiopalma. Lasciandoci solo con una domanda, qual è il fato dei nostri protagonisti?

Adrenaline Rush

DWJ confeziona un primo volume davvero adrenalico, pur sottacendo alcuni dettagli sull’universo, sui suoi personaggi ed i suoi eventi, egli riesce a creare una storia davvero ottima. Non è perfetta, non è il nuovo  Mad Max o il nuovo  Fallout, ma è un’ottima prova di forza per un DWJ come autore completo. Si tratta di un primo capitolo molto forte, molto emotivo, e con molto risvolti etico-morali attuali, concernenti appunto la perdita di ciò che si ama e di cio’ che si ha di più caro nella vita.

In redazione siamo stati davvero entusiasti della lettura di Extremity, vedendo via via cosa è riuscito a creare l’Autore per espandere l’universo da lui creato, e non vediamo l’ora di conoscere sia la continuazione della crociata di Jerome sia il destino dei protagonisti. Ma soprattutto per saggiare la maturità professionale di Daniel Warren Johnson come autore completo. Artisticamente parlando, invece, lo stile imbastito da DWJ risulta particolarmente gradevole, nulla di troppo dettagliato ma sicuramente piacevole alla vista. Sicuramente è stato profuso un notevole ammontare di tempo sugli edifici, sulle armature e sugli animali, si vede proprio un diverso numero di dettagli rispetto al resto degli oggetti e dei personaggi.

Altresì validi sono i colori di Mike Spicer, che attraverso l’uso di una palette  piatta riesce a valorizzare tutto il lavoro messo in piedi dall’Autore, amplificando quel senso di guerra senza quartiere che DWJ vuole trasmetterci. Ciò che sicuramente colpisce è l’abilità di Warren Johnson di raccontare la storia di Thea, attraverso una narrazione davvero personale e intima, quasi come se DWJ fosse il protagonista stesso della storia. Considerazione mia personale che è poi supportata dalle parole dello stesso autore:

I should be honest and say a lot of the emotional structure of Extremity comes from my fear of losing my drawing hand. It’s an expression of my fears and what I would do if I lost my hand, especially in a violent scenario”.

Questa stile narrativo, unito ad una fluidità narrativa di primissima fattura, fa si che la storia non risulti mai noiosa ed invogli il lettore a chiedersi sempre cosa succederà nella pagina successiva.
Ed in quella successiva ancora, e ancora, e ancora, fino a che il volume non finisce (troppo presto) proprio com’era iniziato. Con un punto interrogativo e un grande dolore nel cuore. Non sarebbe una sorpresa se i prossimi numeri seguissero sia il percorso di Jerome sia quello di Thea e Rollo. In ogni caso è stata un’avventura troppo breve e intensa (il che è solo un bene).

Insomma sentite anche cosa ha da dire Jerome dopo aver letto Extremity Vol. 1

Extremity Vol. 1

14.90
8.3

Trama

8.0/10

Comparto Artistico

7.5/10

Scorrevolezza

8.5/10

Originalità

8.5/10

Potenzialità

9.0/10

Pros

  • Battesimo del fuoco riuscito per Daniel Warren Johnson
  • Un'interessante storia di vendetta e riscatto
  • Protagonisti ben caratterizzati
  • Un sacco di potenziale ancora da scoprire

Cons

  • Qualità sulla tavola da disegno altalenante in alcuni frangenti
  • Qualche dettaglio in piu' sarebbe stato perfetto
  • Peccato finisca troppo presto

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