Essere un poliziotto spaziale – The Fuse 3, la Recensione – NO SPOILER

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Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Ex chimico, ex barista, ex musicista... La sola cosa che non ha mai smesso? Leggere fumetti. Non importa cosa tu abbia letto, lui lo ha già letto PRIMA di te. Un egomostro.

Tempo di lettura: 5 minuti
Antony Johnston è uno scrittore di razza. Ha scritto di mondi post-atomici che sotto Trump non sembrano più così irreali, ha realizzato uno dei fantasy a fumetti più belli degli ultimi anni, ed è da uno dei suoi fumetti se abbiamo avuto quel grandissimo film d’azione che è Atomica Bionda. In più è così bravo nel costruire mondi (ci dilungheremo molto su questo aspetto) che ha collaborato anche su diversi videogiochi come Dead Space, o Shadow Of Mordor.
La sua ultima fatica è The Fuse, la storia di due poliziotti che agiscono su un’immensa stazione orbitante migliaia e migliaia di metri sopra la Terra, ed è così intrigante che, da quando SaldaPress lo traduce, diventa uno dei miei appuntamenti fissi di ogni mia estate.
Scrivere questa recensione non è stato facile perché The Fuse non è il classico fumetto di Fantascienza, anzi, sembra più vicino a Law & Order. O all’ispettore Callaghan. O a uno Spaghetti Western. Questa recensione si è mano mano trasformata in lungo saggio su qualcosa che nel fumetto seriale statunitense non si vede molto: ovvero sui protagonisti che sono – incredibilmente – persone normali, ed è proprio per questo che The Fuse è una vera bomba.

SCRIVERE DI POLIZIOTTI NEI FUMETTI

Bisogna prima di tutto partire da una premessa: quand’è stata l’ultima volta che avete comprato un fumetto poliziesco? Eppure molti dei più grandi classici lo sono. Lavori come Rip Kirby o all’agente segreto X-9. Batman stesso è un detective. Eppure negli anni i lettori hanno preferito leggere di supereroi con superproblemi.
Poi i poliziotti sono tornati, ma non erano più in impermeabile. Basti pensare a Top 10 di Alan Moore, a Gotham Central di Brubaker e Rucka o a quel capolavoro di Powers di Bendis, o Blacksad. Insomma, il poliziesco dei telefilm non esiste più, a meno che non sia mescolato con supereroi o con animali antropomorfi. I lettori non vogliono un giallo, ma vogliono qualcos’altro, qualcosa che non posso vedere su Netflix o su un libro.
Quindi perché si dovrebbe leggere The Fuse? Cosa offre di “fumettistico”?
Prima di tutto The Fuse vive di un lavoro di worldbuilding che non ha praticamente rivali nel panorama attuale (eguagliato forse solo da fumetti come Lazarus o Trees): ad ogni capitolo vediamo nuove parti della stazione e scopriamo nuovi aspetti della vita al suo interno

Nel primo volume ci veniva mostrato come vivere nei condotti alla base o vivere nei quartieri residenziali era, come sulla Terra del resto, una questione di denaro.

Nel secondo volume abbiamo assistito ad un omicidio che coinvolgeva una campionessa di Gridlock, una sorta di Formula Uno spaziale ad energia solare ( ovviamente clandestina e piena di scommesse illegali) e ora nel terzo volume viene introdotto come ogni anno, quando la stazione si trova alla minima distanza dal sole, si svolge il Carnevale, l’evento più teso dell’anno con centinaia di casi di disordini.

Ad aggiungersi delle vittime di un serial killer, un evaso, e un mafioso ostaggio di un attentatore.
Non basta? Molte altre sottotrame che si snodano lungo il volume. Scopriremo altri dettagli del passato della nostra coppia di poliziotti, e il finale preparerà la strada a quello che probabilmente sarà il centro del prossimo volume. I disegni essenziali, al limite del cartoonesco, di Justin Greenwood sono forse la sola nota dolente dell’insieme. Perfetti se si tratta di dover fare vedere scene di disordini di massa, molto meno sui primi piani, dove purtroppo i volti molto spesso risultano abbozzati.

Siamo sballottati nei vari disordini del Fuse mentre qualcuno approfitta del disordine per cacciare la sua prossima vittima o per mettere in piedi una vendetta. Questo volume ci getta a capofitto nel come potrebbe essere la giornata tipica del poliziotto spaziale. Ed è una vita tremenda.

Ma è sempre la stazione a fare da protagonista della storia. Numero dopo numero, pagina dopo pagina, ci spostiamo lungo i 50 livelli del Fuse e troviamo ogni volta qualche nuovo ambiente o qualche aspetto della vita sociale del Fuse che rendono la storia irresistibile. Capitolo dopo capitolo si crea un mondo fantascientifico che non è tanto diverso dal nostro.

Il Fuse è un posto orrendo, o meglio, lo è a meno che si faccia parte della ricca elite. Lontano delle zone turistiche del livello zero e dalla zona dei ricchi, tutto cade a pezzi, ed è preda di criminali di ogni tipo. Quindi perché qualcuno dovrebbe lasciare la Terra per viverci? Si intravede una sorta di nuovo West, di liberatorio, dove poter provare a costruirsi una nuova vita, lontano dal vecchio mondo.

Tra i pregi di questa serie vi è la protagonista femminile Klem Ristovych, “la poliziotta più anziana del Fuse”, che è anche il motivo per cui ameremo sempre i polizieschi: il poliziotto anziano e cinico, consumato da tutto quello che ha visto.

E noi AMIAMO queste figure. C’è qualcosa in queste figure anziane che ci affascina, e il fatto che sia una donna non è una questione da poco; anche nel cinema generalmente il duro è sempre un uomo. Vedere che è una donna ad essere il poliziotto più anziano e cattivo del Fuse è un dettaglio intrigante. Dall’altra parte c’è invece l’altra figura tipica dei “buddy Movie”: Ralph Dietrich, il poliziotto giovane e inesperto.

I due sono agli antipodi: lei ha una visione cinica del mondo, lui invece fatica a comprendere perché si possa arrivare ad uccidere. Lei ha sempre lavorato sola, lui invece ha lavorato nella polizia tedesca, in gruppo e sempre con il massimo delle risorse possibili. Veder lavorare insieme questi due mondi così diversi, è da sempre la forza dei procedurali. E lo è anche per The Fuse: fumetti dove le cose accadono, dove ad ogni pagina ci sia qualcosa di nuovo e non voglio centinaia di pagine si rimane a parlare e a parlare dei propri sentimenti.

La forza dei polizieschi sono le avversità: il personaggio emerge dal suo gestire le avversità, le pressioni, dal dover essere sempre più o meno in situazioni estreme, e non da approfondimenti psicologici. E qui di avversità ne abbiamo a pacchi, insieme al lavoro del poliziotto, col suo continuo carico di problemi unito al mondo spaziale che mano mano si mostra al lettore riesce a darci sempre qualcosa di fresco e inaspettato, pagina dopo pagina.
Perché dovreste leggere un fumetto di Fantascienza, dove in fondo non c’è praticamente nulla di nuovo? Non abbiamo pistole laser, né l’estetica scintillante che caratterizza opere come 2001, eppure c’è un qualcosa di molto più semplice: The Fuse è un fumetto sulla natura umana, mostrando come, nonostante la tecnologia evolva, noi rimaniamo sempre gli stessi. Anche in orbita alla fine la questione è sempre la stessa, non importa di quanta tecnologia potremo circondarci, alla fine rimarremo sempre esseri umani. E nel bene e nel male sarà sempre cosi, ricordiamocelo.
Abbiamo bisogno di laser e di alieni con poteri mentali nei fumetti? Sicuramente. Ma ricordarsi ogni tanto che il mondo non cambierà tanto presto ogni tanto serve. Anche nei fumetti.

7.3

Sceneggiatura

8.0/10

Disegni

6.5/10

Colori

7.5/10

Caratterizzazione

7.0/10

Pros

  • Continua il grande lavoro di Worldbuilding dei primi due volumi, il Fuse non è mai stato così vivo.
  • Azione frenetica come.non mai

Cons

  • Il tratto "economico" di Greenwood spesso finisce per rendere le figure solamente abbozzate

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