Dylan Dog festeggia i 30 anni con uno special da paura

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Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino, Matera e Padova. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino, Matera e Padova. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Tempo di lettura: 2 minuti

Il Dylan Dog Special di quest’anno è un’opera davvero magistrale. Oltre ad essere una delle migliori storie che vedono protagonista l’indagatore dell’incubo, è lo special che corona i trent’anni di attività dello studio investigativo situato a Craven Road, Londra. 

La Bonelli ha voluto fare le cose in grande per questo numero speciale e ha affidato la sceneggiatura della storia, composta da 160 tavole, ad Alessandro Bilotta. I disegni, invece, sono di Giulio Camagni, che ha creato per “La fine è il mio inizio” una Londra distopica ed essenziale, come nella migliore tradizione letteraria inglese. L’influenza di Huxley e di Orwell si respira ad ogni tavola, ma, ribadirlo, è superfluo.

La storia di “La fine è il mio inizio” si ricollega direttamente ad altre storie scritte da Bilotta. Roberto Recchioni, curatore della nuova linea editoriale di Dylan Dog, scrive nella presentazione dello special “Nuovo speciale dylaniato, nuovo appuntamento con il futuro dispotico creato da Alessandro Bilotta, quel Pianeta dei morti che ha già trovato posto in due storie brevi del Color Fest, una storia lunga del Dylan Dog Gigante (questi episodi li trovate raccolti in un bel libro edito da Bao Publishing) e nel precedente albo della collana che tenete tra le mani”.

Le premesse ci sono, Dylan Dog è finalmente rinato, e la sua nuova vita editoriale promette più che bene, soprattutto se pensiamo che il prossimo numero della serie regolare sarà Mater Dolorosa (scritta da Recchioni) e che l’albo di Novembre segnerà invece il ritorno di Tiziano Scalvi, il padre del nostro Dylan.

Cosa fate ancora seduti davanti al computer, correte in edicola, l’incubo vi aspetta.

Best Quote: Io penso, invece, che tu cerchi negli episodi della tua vita un senso all’esistenza stessa… senza riuscirti ad arrendere alla sua insensatezza. 

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