Babyteeth #1, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Tempo di lettura: 3 minuti

Un periodo davvero d’oro per Donny Cates. Il giovane sceneggiatore è a dir poco esploso, riuscendo a conquistare il pubblico sia con lavori più mainstream, sia con opere totalmente farina del suo sacco, come Redneck, di cui già abbiamo parlato, e Babyteeth, nuovo lavoro in casa Aftershock Comics.

In Italia il primo volume è in arrivo nelle fumetterie in questi giorni grazie a SaldaPress, che prosegue nel suo progetto di pubblicazione italiana di grandi titoli Image e Aftershock.

Apocalisse

Questo primo volume ha, tra le sue caratteristiche principali, quella di essere decisamente spiazzante. Fin dalle prime pagine ci ritroviamo in una struttura piuttosto inconsueta: il racconto è infatti un lungo flashback, in cui la protagonista sta narrando al figlio gli eventi avvenuti prima, durante, e dopo la sua nascita. Un racconto che potrebbe avere dentro di sé una sorta di tenerezza, non fosse che avviene nel momento di un disastro aereo, e che il bambino non è altri che il figlio del Diavolo, il cosiddetto Anti-Cristo che dovrà distruggere la Terra. Così come ci saranno persone che vorranno ucciderlo, ci saranno persone intenzionate a salvarlo. Che sia l’alba di una guerra?

Il racconto si fa così distopico, apocalittico, estraniante. In questo primo volume veniamo trascinati all’interno del racconto, senza riuscire a comprendere esattamente dove Cates ci stia portando. L’effetto ha pregi e difetti: da un lato il mistero che cinge la narrazione ha un effetto affascinante sul lettore, dall’altro non si riesce a comprendere dove l’autore voglia andare a parare. Sicuramente il secondo volume sarà fondamentale per poter davvero iniziare a dare un pieno giudizio sull’opera. Cates si guadagna così una promozione, ma con una dose di riserva: riuscirà a mantenere fede alla fama che si è creata intorno a lui?

Anti-Cristo

Ad accompagnare Cates troviamo Garry Brown, fumettista che ha potuto farsi conoscere dal grande pubblico attraverso lavori più generalisti, sia in Marvel che in DC. Il tratto dell’autore riesce ad amalgamarsi bene con il racconto di Cates, riuscendo a valorizzarne i lati più cupi e cruenti. Un tratto “sporco”, decisamente non pulito, unito ad un utilizzo delle tavole decisamente di rilievo. Leggendo Babyteeth l’esperienza di Brown è evidente, in una narrazione che riesce ad essere scorrevole e consapevole.

Menzione obbligatoria per il colorista, Mark Englert. Il lavoro del colorista è spesso sottovalutato, ma se il tratto di Brown riesce a spiccare è anche merito dei colori di Englert, attraverso l’utilizzo di uno spettro cromatico non troppo ampio, e che viene gestito in base alle diverse situazioni in cui il racconto si addestra. Colori freddi dominano, mentre l’utilizzo di colori più caldi viene riservato all’amplificazione delle pagine più emotivamente coinvolgenti, donando alla storia la giusta atmosfera di violenza e terrore.

Promessa

A questo punto è piuttosto chiaro che la domanda sia una sola: Babyteeth merita la lettura?

Se avete apprezzato altri lavori di Donny Cates è sicuramente da provare. Lo stile dello sceneggiatore, in grado di sorprendere, ribaltando cliché e convinzioni, senza scadere nelle esagerazioni forzate, riesce a conquistare il lettore in ognuna delle sue opere. L’idea alla base di Babyteeth, nonostante possa sembrare banale, ha tutte le carte in tavola per diventare un vero e proprio cult. L’unico vero difetto è il trovarsi di fronte ad un primo volume che presenta un incipit, senza riuscire a farci davvero capire dove andrà a parare la storia narrata dall’autore.

Se siete alla ricerca di una serie che sappia mescolare azione e sovrannaturale, tra ombre e crudeltà, Babyteeth è una lettura pressoché obbligata.

In fumetteria dal 18 Maggio.

Babyteeth #1

7.8

Sceneggiatura

8.0/10

Disegni

7.5/10

Chine

8.5/10

Originalità

7.5/10

Caratterizzazione

7.5/10

Pros

  • Sorprendente, ribaltando cliché e temi più classici
  • Ottima sinergia tra disegno e colore

Cons

  • Un primo numero che non riesce ad essere del tutto incisivo

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