Avengers: L’Ultima Schiera, la Recensione – NO SPOILER

Fumetti
Gianfranco Autilia

Tempo di lettura: 5 minuti

Chi segue assiduamente il parco testate della Marvel Comics sa con certezza che gli ultimi anni non sono stati molto generosi con i Vendicatori: il team ha infatti subito una specie di spaccatura interna sulle pagine dell’evento Civil War II, il cui finale ha visto Tony Stark, alias Iron Man, finire in uno stato comatoso in seguito a una furente lotta contro una sua nota alleata, Capitan Marvel. Successivamente, gli Avengers hanno addirittura dovuto affrontare la minaccia dell’Hydra, guidata – almeno in apparenza – dal più valoroso di tutti loro, Capitan America. Per non parlare di quanto ha dovuto subire Thor, non più degno di brandire l’ormai distrutto Mjolnir da diverso tempo, precisamente da Original Sin. Tutti loro – e altri ancora – sono stati inoltre “rimpiazzati” da alcuni successori all’insegna del “politically correct”, come Riri Williams, Sam Wilson, Jane Foster e non solo.

Dunque gli iconici membri degli eroi più potenti della Terra, da sempre cruciali e fondamentali per il Marvel Universe, ne hanno passate di tutti i colori e le loro recenti avventure li hanno indubbiamente segnati e provati, sia fisicamente che mentalmente. Tuttavia, come ci ha da sempre insegnato l’esteso medium fumettistico, tutto cambia per poi ritornare inevitabilmente alle proprie origini. Ed è proprio seguendo questa logica che Jason Aaron dà il via alla sua run sui Vendicatori: se con il Legacy sono stati proposti un interessante crossover con i Champions e la colossale saga Avengers: Senza Tregua, il Fresh Start offre invece qualcosa di vecchio e di nuovo allo stesso tempo. Ecco quindi che nelle fila dei Vendicatori fanno ritorno i cosiddetti “big three”, ossia i sopracitati Steve Rogers (Capitan America), Tony Stark (l’Invincibile Iron Man) e Thor (il figlio di Odino), ma anche storiche colonne portanti dell’Universo Marvel quali la Pantera Nera, Capitan Marvel, She-Hulk e Dottor Strange, e – infine – una nuova e sorprendente recluta: si tratta di Robbie Reyes, il nuovissimo Ghost Rider sbarcato pochi anni fa sul piccolo schermo grazie alla serie televisiva Agents of S.H.I.E.L.D.

Con “L’Ultima Schiera”, (da poco proposta in Italia da Panini Comics su Avengers #1/4) Aaron congegna e mette in atto una trama elaborata e ben curata che, spostandosi in maniera omogenea tra passato e presente, porta avanti quanto da lui narrato poco tempo prima sulle pagine del one-shot Marvel Legacy #1. Per tale motivo non potevano venire accantonate le storyline legate ai recentemente introdotti Avengers del 1,000,000 a.C., un’accattivante nonché eclettica squadra di eroi, divinità e mostri composta da Odino, Fenice e da altri precursori di diversi celebri eroi Marvel: Iron Fist, Ghost Rider, Star Brand, Pantera Nera e Agamotto, il Dottor Strange preistorico.

Il lettore comprende fin da subito le proporzioni stratosferiche di questa prima, epica prova di Aaron su The Avengers: all’inizio il team è diviso, non ha una formazione di membri ben definita. Certe circostanze spingono gli eroi ad allearsi e, come nell’ormai iconica tradizione del gruppo, a fronteggiare quei nemici che nessun individuo, da solo, potrebbe mai affrontare. In questo caso particolare, incombe – fra gli altri – la minaccia della schiera di Celestiali Oscuri, una versione mutata delle famose entità cosmiche introdotte sapientemente dal Re Jack Kirby nella sua seminale run degli Eterni. E questo non è tutto, dato che “Final Host” si impone anche una grossa e pretenziosa responsabilità, vale a dire quella di raccontare per filo e per segno le origini dell’Universo Marvel come lo intendiamo. Sapevamo già che i Celestiali si intromisero tempo addietro nel naturale evolversi della razza umana, ma qui si ha finalmente un’essenziale e sconvolgente spiegazione riguardo all’effettiva nascita dei superumani della Casa delle Idee. Pertanto, Jason Aaron crea e inserisce un tassello fondamentale nell’Universo Marvel che merita a prescindere l’attenzione dei grandi appassionati.

La storia, impreziosita anche da una buona dose di mistero, ha il grande pregio di saper carpire l’attenzione del lettore – soprattutto quello con le pretese più elevate – per trasportarlo in un mondo che poco alla volta si fa scoprire in una maniera abbastanza inedita. Sebbene si tratti di una trama complessa – e, va specificato, poco adatta a un neofita – non si ha mai la sensazione che divenga opprimente e il merito va dato anche ai dialoghi intensi e sapienti, utilizzati dall’autore come strumenti per scandagliare nella mentalità e quindi nei dissimili punti di vista degli svariati personaggi. Le interazioni di questi ultimi appaiono spontanee e sempre in linea con la personalità che ciascuna figura possiede nella narrazione. Alcuni di loro riescono perfino a mantenere un livello di ironia che si fa cogliere facilmente dal lettore, smorzando così la tensione nelle sequenze seriose o d’azione. E mentre la faccenda si evolve, c’è abbastanza spazio per qualche colpo di scena impensabile inserito adeguatamente in questo contesto pittoresco e in continuo spostamento temporale e geografico.

Passando al lato artistico, le tavole di Ed McGuinness propongono delle composizioni elaborate e imponenti: l’artista statunitense riesce a sottolineare in maniera ineccepibile la maestosità dei Celestiali, variando in continuazione le prospettive e la composizione delle tavole. Con il suo stile a tratti molto cartoonesco, mette a nudo ogni dettaglio delle anatomie dei protagonisti e arricchisce ogni vignetta di dettagli minuziosi che sanno come catturare l’attenzione.

Oltre a McGuinness, c’è anche un altro artista a curare il comparto grafico di quest’arco narrativo, ed è l’eccellente Paco Medina, il quale – avendo già lavorato sui Vendicatori proprio di recente – si dimostra nuovamente all’altezza del compito affidatogli. Il suo stile differisce leggermente da quello di Ed McGuinness, ma in questo senso ci pensa il colorista David Curiel a compensare alle sottili diversità stilistiche dei due. Infatti, attraverso l’abile utilizzo della stessa palette di colori, l’atmosfera che traspare di tavola in tavola è compatta, e questo vantaggio conferisce alle pagine una necessaria stabilità visiva.

Anche la marchigiana Sara Pichelli ha contribuito alla realizzazione di questo story-arc: portano la sua firma i disegni dello spillato del Free Comic Book Day dedicato ai Vendicatori (da leggere prima de L’Ultima Schiera) ma anche quelli del settimo episodio statunitense della serie che presenta le origini del misterioso Ghost Rider preistorico. L’illustratrice dà nuovamente prova del suo immenso talento, trovandosi a suo agio sia nelle sequenze d’azione – ricche di linee cinetiche e pose dinamiche – che in quelle tranquille, dove ha l’opportunità di giocare con le espressioni e la recitazione dei volti.

Per concludere, “L’Ultima Schiera” serve soprattutto a far assemblare un nuovo roster di Avengers, e Aaron riesce benissimo nell’intento: quel che si prospetta all’orizzonte per questi personaggi non fa altro che suscitare curiosità, specie se consideriamo l’imminente arrivo della Guerra dei Regni.

Avengers: L'Ultima Schiera

8.2

Storia

8.5/10

Disegni

8.5/10

Colori

8.0/10

Caratterizzazione

9.0/10

Originalità

7.0/10
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