Alan Moore annuncia l’abbandono delle scene

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Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino, Matera e Padova. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino, Matera e Padova. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

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L’autore di Watchmen, uno dei padri fondatori del fumetto moderno, Alan Moore, ha annunciato la volontà di abbandonare il mondo del fumetto. E lo fa con parole dure, frasi che non ci saremmo mai aspettati di udire dalla sua voce:

Se continuassi a lavorare nei fumetti, le idee ne soffrirebbero inevitabilmente, inevitabilmente comincereste a vedermi calpestare vecchio terreno e credo che sia voi che io meritiamo di meglio. Le cose che mi interessano al momento sono quelle che non so se so fare, come i film, dove non ho idea di come muovermi, o gigantesche opere letterarie. Cose che non so nemmeno se avrei la forza di portare a termine… So di essere capace di fare quel che chiunque sa fare con i fumetti, mentre quegli altri campi sono molto più intriganti per me. Avrà sempre riverenza per i fumetti come mezzo, un mezzo meraviglioso”. Arrabbiato anche con l’industria cinematografica che continua a sfornare film tratti dai fumetti, Moore ha così lapidariamente dichiarato alla testata giornalistica Vulture: “Sono sicuro che c’è probabilmente un ottimo motivo per cui centinaia di migliaia di adulti accorrono a vedere le ultime avventure di Batman, ma almeno per quello che mi riguarda, questo motivo continua a sfuggirmi. I film di supereroi parlano di personaggi inventati da Jack Kirby negli anni 60 o ancora prima. Amo moltissimo quei personaggi per ciò che hanno rappresentato per me quando ero un ragazzino di 13 anni. Erano personaggi splendidamente concepiti e realizzati. Ma appartenevano al mondo di 50 anni fa. Credo che questo secolo meriti la sua cultura. Che meriti artisti pronti a cercare di raccontare storie rilevanti per i tempi in cui viviamo. Questo  è un modo molto tortuoso per dire che sono davvero stufo di Batman“. Ha poi aggiunto: “Quando ero un bambino, e dai 7 ai 12 anni leggevo Superman, i fumetti erano uno stimolo incredibile per la mia immaginazione. Erano brillanti. Erano economici. Erano accessibili. Non credo che i supereroi, o i fumetti sui supereroi di oggi siano dedicati ai bambini. Il lettore di fumetti oggi ha probabilmente 30, 40 o 50 anni se devo dire la verità, la cosa mi sembra un pochino malata. La gente tende a dire che a metà degli anni Ottanta i fumetti siano cresciuti. Non credo sia vero. Credo che siano usciti un paio di fumetti per una fetta più matura di fruitori, e questo sia coinciso con l’età emotiva dell’audience di massa”.

Noi continuiamo a sperare in un passo indietro e che uno dei nostri autori preferiti continui ad essere la mente brillante che ha creato Watchmen, V for Vendetta, From Hell e La lega degli straordinari gentleman, ma ci accontenteremo di qualunque espressione artistica che egli intenda metterci a disposizione. Per ora non ci resta che aspettare di leggere la sua ultima opera Jerusalem che uscirà in Italia il 1 Settembre 2017.

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