V for Vendetta – Una Retrospettiva

Fumetti
Marco Vuono
Manga, comics, libri e chi ne ha più ne metta, non esiste un genere che lui non gradisca o che non lo possa interessare. La sua curiosità non ha limiti: che sia horror, distopia, fantascienza o qualsivoglia altra tipologia, adora spaziare a 360 gradi (dal gekiga, al comics supereroistico, fino al fumetto d'autore europeo e non solo) così da imparare sempre qualcosa di nuovo. Originariamente formatosi tramite le letture di Batman (personaggio per cui prova un amore incondizionato), nel tempo ha saputo affinare il suo giudizio critico apprezzando ogni forma di lettura.

Manga, comics, libri e chi ne ha più ne metta, non esiste un genere che lui non gradisca o che non lo possa interessare. La sua curiosità non ha limiti: che sia horror, distopia, fantascienza o qualsivoglia altra tipologia, adora spaziare a 360 gradi (dal gekiga, al comics supereroistico, fino al fumetto d'autore europeo e non solo) così da imparare sempre qualcosa di nuovo. Originariamente formatosi tramite le letture di Batman (personaggio per cui prova un amore incondizionato), nel tempo ha saputo affinare il suo giudizio critico apprezzando ogni forma di lettura.

Tempo di lettura: 7 minuti

V for Vendetta, lavoro scritto da Alan Moore e disegnato da David Lloyd, è sicuramente una di quelle letture che fanno riflettere per la mole di messaggi presenti e i contenuti  trattati. Un fumetto che vuole andare ben oltre il semplice intrattenimento, cercando di comunicare un’idea e svegliare le coscienze. Pubblicata all’inizio sulla rivista Warrior, l’opera, negli anni, ebbe un cammino abbastanza travagliato a causa della sua chiusura che ne ritardò di cinque anni la conclusione.

La trama

V for Vendetta narra delle conseguenze successive a un conflitto dove una non meglio identificata guerra nucleare ha portato il mondo in un’epoca di caos.

L’Africa è stata cancellata geograficamente, le restanti nazioni hanno perso la loro identità e gli eserciti combattono guerre senza precise unità di intenti, sotto bandiere ignote.

In un tale spaccato caotico, l’unica nazione che sembra ancora conservare una flebile identità nazionale è il Regno Unito, benché si sia caduti sotto un regime fascista che ha privato di qualsivoglia libertà i propri cittadini.

Nell’opera ci viene raccontato di come una volta  insorto il dominio fascista, il nuovo è impopolare governo abbia chiuso le stesse frontiere del Regno Unito,  isolandosi dal resto del mondo nella decisione insindacabile di sbarazzarsi delle basi missilistiche americane e dar vita a un vero e proprio stato autarchico.

In questa nuova epoca dittatoriale che avvolge Londra, una sola figura sembra opporsi al giogo di uomini corrotti e tiranni, decidendo di rispondere dove la restante popolazione e assuefatta a quel governo antidemocratico che domina con la prepotenza e la paura. Una figura misteriosa e dal passato triste e oscuro che proclamando la sua devozione incondizionata all’anarchia, sottolinea come sia stato tradito da quella giustizia che una volta amava con passione ma che adesso paragona a una compagna infedele.

Un uomo che vuole ridestare il popolo da una letargia che per troppo tempo li ha privati della loro dignità, non fregiandosi di alcun nome ma solo di uno pseudonimo, una singola lettera e instillare un’idea.

L’Idea

Originariamente Alan Moore cominciò a lavorare sulla storia nel 1981 ma la discontinuità dell’editoriale lo costrinse ad abbandonare per diversi anni la sua creatura  e terminarla solo nel 1988. Benché si tratti di uno dei suoi primi lavori, si può notare in V for Vendetta una riflessione abbastanza profonda sulla natura umana e di quella stessa società che l’uomo ha creato: un messaggio di critica del contesto sociopolitico dell’epoca su cui Moore si accanisce con non poca passione. L’idea del poliedrico autore britannico è quella di creare un’opera che non si limiti semplicemente al mero intrattenimento, ma che comunichi un messaggio ben preciso ai lettori, e che possa sfociare in vero dibattito e confronto ideologico. Per Moore è importante che passato e presente possano fondersi, viaggiando sulla stessa ottica di pensiero del poeta britannico Thomas Stearns Eliot . Questi afferma che  si può ottenere a propria volta una consapevolezza del presente,  notando tutte quelle interconnessioni a prescindere dalle epoche, soffermandosi sul concetto della natura universale della stessa letteratura.

Il linguaggio narrativo

Altro interessante elemento da analizzare in V for Vendetta,  riguarda il linguaggio narrativo  tramite una prosa Skakespeariana con cui V si esprime in rime e versi. A ciò va aggiunta la teatralità  tanto particolare nel personaggio che incanala la coscienza del lettore nella comprensione di una realtà distopica e conformista. Ciò, ovviamente, genera catarsi e dialogo interiore, fondamentale per la comprensione omnia dell’opera.

Un mondo assuefatto  dalla falsità e dal perbenismo, in cui realtà e finzione sono fuse tra loro senza quasi distinzione. Una vera e propria metafora che cerca di aprirci gli occhi su quegli stessi mass media che al pari di opere teatrali si burlano del cittadino comune; non a caso nell’opera si può leggere una chiara ideologia politica di Moore che non nasconde le sue critiche verso una patria in cui non si riconosce, da cui emigrare il prima possibile. Ecco un vero spaccato politico attuale, mostrato attraverso la distopia, cercando di sbirciare in un futuro lontano ma non troppo, in cui si narra come la  vittoria del partito laburista farà cadere il Regno Unito e più precisamente Londra (epicentro scenografico della storia) in un’epoca oscura di dittatura e controllo.

Non per nulla i riferimenti alle ideologie di Margaret Tatcher sono evidenti poiché, in un 1988 che vede la Iron Lady al suo terzo mandato fossilizzato su una politica conservatrice, gli stessi tabloid parlano di campi di concentramento per malati di AIDS, mentre la polizia anti-sommossa indossa visiere nere e, sugli autocarri, sfoggiano telecamere rotanti che osservano e controllano ogni cosa, limitando la libertà e la privacy dello stesso cittadino.

«Abbiamo avuto una sfilza di malversatori, imbroglioni, bugiardi e maniaci che hanno preso una sfilza di decisioni catastrofiche. È un fatto assodato. Ma chi li ha eletti? Sei stato tu! Tu che hai nominato queste persone! Tu che hai dato loro il potere di prendere decisioni per te! Per quanto ammetto che si possa fare un errore una volta, fare gli stessi errori letali un secolo dopo l’altro mi sembra pura e semplice premeditazione. Hai incoraggiato questi incompetenti criminali che hanno ridotto a un macello la tua vita lavorativa. Hai accettato i loro ordini insensati senza sollevare dubbi. Hai permesso loro di riempire il tuo spazio lavorativo di macchine pericolose. Potevi fermarli. Dovevi soltanto dire:”No”»

V for Vendetta  non fa altro che estremizzare e decostruire quel concetto di un Regno Unito infettato dal germe della discriminazione verso le minoranze. Dare vita a un racconto che si soffermi su quelle stesse leggi restrittive che hanno avvolto Londra e l’Inghilterra stessa in un’epoca non meno buia di quella Medievale è una missione che significa davvero tanto, se considerato il periodo storico.

Per far ciò, l’autore si ispira a romanzi distopici come 1984 di Orwell, così da poter creare le giuste atmosfere in cui ritroviamo aspetti storici e psicologici molto simili: il partito che deve essere punto di riferimento per il cittadino riversando in esso la totale abnegazione, fiducia e venerazione. Come è ben noto, la reintepretazione degli elementi narrativi è per Moore un cavallo di battaglia, prendendo suggerimento  dalla tradizione letteraria (per tale motivo si fa riferimento alla distopia inglese) ma soprattutto attingendo dal folclore e dalla mitologia occidentale. L’obiettivo dell’autore, per tanto, è quello mediante un gioco di de-costruzione e ri-costruzione di proporre nuovi significati e superare quel confine dove altri, per paura o timore, non hanno voluto osare lanciando un guanto di sfida: l’esperimento di scomporre la più classica eroicità della bronze e silver age. Ovviamente l’intento dell’autore non vuole essere quello di dissacrare o voler criticare quei testi più canonici, tutt’altro, il suo vero intento vuole essere  quello di omaggiare le sue fonti di ispirazione, spingendo il lettore a una riflessione critica sugli aspetti sociali del nostro quotidiano.

Non è nuovo che la letteratura inglese utilizzi la distopia come mezzo di comunicazione, un’innovazione di stile narrativo  puramente inglese a cui l’artista  è profondamente legato e da cui prenderà nuovamente spunto per un altro grande capolavoro: Watchmen.

Approfondimenti storici

E proprio nel personaggio principale che vediamo come si sia voluta dare una valenza culturale e ben precisa all’opera, tramite quella stessa maschera di Guy Fawkes che indossa come tributo per celebrare un uomo che la storia ha dipinto ingiustamente  come un criminale.

«Questa è una notte speciale. È una celebrazione. Un’inaugurazione. Ti hanno mai insegnato la filastrocca? “Ricorda per sempre il cinque Novembre. E la congiura contro lo Stato. Ricorda e sta’ attento che quel tradimento mai e poi mai sia dimenticato”».

Chi era Guy Fawkes? Una figura ben nota nel Regno Unito, dove ogni 5 di novembre il popolo inglese brucia le sue effigi  in cima a dei falò. Noto anche con gli pseudonimi di Guido Fawkes e John Johnson, faceva parte di un gruppo  di cospiratori cattolici inglesi che avevano deciso di assassinare Re Giacomo e tutti i membri del parlamento durante l’anno 1605;  il complotto venne però  scoperto passando alla storia con il nome della congiura delle polveri. Da quel giorno i bambini inglesi vanno in giro con dei fantocci recitando una filastrocca che ringrazia l’altissimo per aver impedito l’attentato al monarca e terminare il rituale, dopo aver chiesto i soldi per i fuochi d’artificio ai genitori, bruciando gli stessi fantocci come emulazione della pena capitale che venne inferta agli attentatori.

La storia infatti comincia da V (questo lo pseudonimo del nostro protagonista), che decide di entrare in azione il 5 novembre e far rimembrare il giorno in cui si cercò di fare qualcosa d’impensabile: attentare il parlamento e farlo esplodere.

Il ritornello della storia che viene a battere la sua ora.

Sostanzialmente V for Vendetta vuole incarnare tramite quel simbolo, quella maschera sghignazzante, il concetto più puro di anarchia.

La decostruzione come atto di innovazione

La scelta di ispirarsi  a Fawkes sta anche nel fatto di voler decostruire e scomporre il classico concetto supereroistico che, benché si tratti di  un uomo con un’ intelligenza e abilità rilevanti, ciò non lo fa comunque trascendere dallo stato umano con le conseguenti e tipiche fragilità che esso può mostrare.

Un primo tentativo di un fumetto più maturo, destrutturando il concetto più classico di supereroe, così da estrapolare quella parte più idealistica e far da ponte, da apripista a un’epoca di nuova narrazione sull’umanità di quegli stessi esseri apparentemente invincibili.

Ciò che si prova a fare con questa nuova forma di narrazione eroistica, è un vero e proprio atto di coraggio nel  privare la stessa silver age della sua solida pietra angolare e sperimentare qualcosa di nuovo per poter esplorare nuovi territori narrativi.

La stessa decisione di V di concludere la missione che Fawkes non riuscì a portare  a termine ne è un chiaro segno evidente dove sia Moore con la caratterizzazione, che Lloyd tramite l’iconografia di volersi ispirare a un personaggio realmente esistito, esaltano questo concetto di eroe/archetipo più umano.

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