Dumbo: il nostro incontro con Tim Burton

Eventi
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 4 minuti

Per riportare Dumbo sullo schermo in versione live-action, a 77 anni dall’uscita del classico d’animazione, il visionario regista Tim Burton era la scelta più logica, esperto in storie di freak emarginati e ormai uomo di fiducia di vecchia data di casa Disney. A Roma per promuovere il film e ricevere il David di Donatello alla carriera, Burton entra in conferenza stampa, nell’hotel Eden, con la sua andatura un po’ dinoccolata e il sorriso allegro e timido. Congiunge le mani e si china in continuazione, lusingato dal caloroso applauso che gli viene tributato.

Gli occhi sono uno dei mezzi espressivi preferiti dal regista, basti pensare al suo Big Eyes. Quando uscì la prima immagine del suo Dumbo, la resa degli occhi dell’elefantino venne molto criticata prima di essere rivista in post-produzione: “E’ un personaggio che non parla, quindi le emozioni devono essere espresse in un altro modo. Gli occhi sono un mezzo espressivo puro e semplice. Abbiamo lavorato a lungo sul suo aspetto.”

Il circo è un luogo ricorrente nella cinematografia di Tim Burton, sempre abbinato alla presenza di Danny DeVito. In Batman – Il Ritorno era il Pinguino, il boss della band circense del Triangolo Rosso. Era il direttore del circo in Big Fish ed ha lo stesso ruolo in Dumbo: “Né io né lui siamo fan del circo. E’ un luogo che mi ha sempre fatto paura e non mi piace vedere gli animali esibirsi. Un animale selvatico non dovrebbe essere costretto a fare cose che non sono nella sua natura, ad eccezione dei cavalli e dei cani che sembrano divertirsi. Lo zoo, invece, è un luogo didattico che può salvare una specie in via di estinzione.”

Naturalmente il film può rimandare a classici come Il più grande spettacolo del mondo di Cecil B. DeMille: “Quel film raccontava il circo in modo quasi biblico. Ma io preferisco Il Circo degli Orrori.”

Dumbo ha permesso a Tim Burton di esplorare il tema della famiglia in modo non tradizionale: “Nella sceneggiatura sono presenti parallelismi tra Dumbo e i personaggi umani. C’è un senso costante di perdita e disorientamento. C’è chi perde il lavoro, un braccio o sua moglie.”

Per la Disney, Tim Burton ha realizzato diversi cortometraggio, il film in stop-motion Nightmare before Christmas e James e la Pesca Gigante, per la regia di Henry Selick, ed ha diretto Alice in Wonderland e Frankenweenie prima di Dumbo. Eppure la casa di produzione non gli concede ancora una totale libertà creativa: “Nessuno te la concede. Nelle famiglie funziona così, ci sono momenti buoni e meno buoni. Non c’è bisogno di fare polemiche. Così è la vita. Quali famiglie non hanno problemi?”

Oltre a Danny DeVito, Burton ha ritrovato altre vecchie conoscenze come Michael Keaton (Beetlejuice, Batman) ed Eva Green (Dark Shadows, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali): “Parlavamo di famiglia. Volevo lavorare con persone che conoscevo bene, che avevo già frequentato. Il circo è come un film: persone strane che cercano di fare qualcosa insieme.”

Il regista spiega perché ha scelto di trasporre Dumbo: “E’ quello che mi permetteva di fare qualcosa di nuovo per diversi motivi. Non potevo fare un remake di un film di tanti anni fa. Qui potevo rielaborare tematiche bellissime.” Poi scherza: “Altrimenti avrei fatto Il gatto venuto dallo spazio.”

Batman è il film che ha decretato il grande successo di Burton: “Mi sento molto fortunato per aver vissuto quell’esperienza. All’epoca, Batman era nuovo e divertente. Ma può essere trasformato anche in qualcosa di diverso. Anche le versioni di Nolan e Snyder sono belle.”

In Dumbo c’è tanta cgi ma anche molti elementi pratici: “Dreamland è un set reale. E’ enorme. Oggi abbiamo a disposizione nuovi strumento. Mi manca un po’ il modo tradizionale di fare cinema. I film d’animazione di una volta erano bellissimi. Ho ancora la passione per la natura tattile del cinema.”

“La sequenza delle allucinazioni è stata la più difficile. All’epoca era strana. Volevo che avesse meno sfumature da incubo ed ho utilizzato l’idea delle bolle di sapone. Ha lo spirito dell’originale ma in una forma nuova.”

Il regista ha un forte legame con l’Italia: “Mario Bava e Federico Fellini mi hanno sempre ispirato molto. Mi piacciono molto i film di Ercole girati a Cinecittà. Dario Argento è un regista straordinario e il suo negozio, Profondo Rosso, è fantastico.”

“Non ricevo molti premi e sono onorato per il David. Qui mi sento a casa.”

Dumbo è attualmente disponibile nelle sale italiane.

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