Zombieland: Doppio Colpo – Recensione, quando all’inferno non ci sarà più posto, gli idioti cammineranno negli USA

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 4 minuti

ZOMBIELAND: DOPPIO COLPO

Sono trascorsi dieci anni da quando il nerd Columbus, il rude Tallahassee e le sorelle Wichita e Little Rock si sono incontrati e la Terra è ancora invasa dagli zombi, sempre più evoluti. Il gruppo si è stabilito alla Casa Bianca ma dovrà mettersi di nuovo in viaggio per ritrovare Little Rock, fuggita con Berkeley, un giovane hippy. Columbus e compagni devono vedersela con nuovi stravaganti personaggi come la svampita Madison e Nevada, proprietaria di un hotel a tema Elvis Presley.

Titolo originale: Zombieland: Double Tap
Genere: commedia, horror, azione, avventura
Regia: Ruben Fleischer
Cast: Jesse Eisenberg, Woody Harrelson, Emma Stone, Abigail Breslin, Zoey Deutch, Rosario Dawson, Avan Jogia, Luke Wilson, Thomas Middleditch, Bill Murray
Paese: USA, Canada
Durata: 99 minuti
Casa di produzione: Columbia Pictures, 2.0 Entertainment, Pariah
Distribuzione Italia: Warner Bros.
Data di uscita Italia: 14 novembre 2019
Data di uscita USA: 18 ottobre 2019

Zombieland: Doppio colpo ha esattamente quello che il primo episodio non poteva avere: la consapevolezza. Uscito nel 2009, il film originale era la risposta americana a L’alba dei morti dementi dell’inglese Edgar Wright, due parodie del sottogenere zombi che proliferava in quel periodo. I morti viventi spuntavano come funghi non solo negli USA ma anche in ogni angolo d’Europa con film a basso budget da Spagna, Francia, Germania, Finlandia, Serbia, Russia, Svezia, e anche l’Italia ci ha messo del suo con Eaters e i due più recenti Zombie Massacre di Luca Boni. Poi è arrivato The Walking Dead a monopolizzare e inflazionare il sottogenere, elevandolo a genere a se stante e brand multimilionario. Il fumetto di Robert Kirkman ha generato serie tv, spin-off, videogiochi, ora anche una trilogia cinematografica. La visione originale di George Romero è andata a perdersi nella confusione, la metafora sociopolitica e la telenovela dei protagonisti non riescono più a compenetrarsi con forza e gli zombi stanno lì a fare solo profondità di campo.

In tal senso, Zombieland aveva dalla sua un bel po’ di sana incoscienza. Un budget medio-basso di circa 24 milioni di dollari. Jesse Eisenberg e Emma Stone erano due astri nascenti ancora misconosciuti, il regista Ruben Fleischer un esordiente. Il film era uno sguardo dissacrante sulla società statunitense attraverso personaggi idioti che portavano il nome delle rispettive località d’origine. Qualche post-modernismo come le didascalie fumettistiche che apparivano in sovrimpressione a parodiare i manuali nerd di sopravvivenza zombi. Bill Murray morto vivente forniva il momento cult e meta. La moraletta “se sei solo sei come un morto vivente” verteva sulla dinamica del gruppo eterogeneo che forma un nucleo famigliare per sopravvivere, diventata poi il tema-scorciatoia più gettonato per i blockbuster hollywoodiani e che gli stessi sceneggiatori Rhett Reese e Paul Wernick hanno riciclato sia per Deadpool 2 che in questo sequel costruito sulla cianografia dell’originale.

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Dieci anni dopo torna lo stesso team produttivo, forte del successo del primo episodio, col doppio del budget a disposizione, attori che sono diventati stelle di prima grandezza e la sensazione di potersela giocare più sul sicuro. Si comincia con una sequenza di combattimento al rallenty in stile Zack Snyder, post-modernismo ormai ventennale che comincia a fare la muffa, e il gruppo di deficienti si stabilisce alla Casa Bianca, frecciatina loffia (e prevedibile) all’attuale amministrazione. Poi la sceneggiatura ritrova la striscia d’asfalto del road movie precedente, da ripercorrere in modo facile, veloce e in discesa. Senza rischi.

Del quartetto di protagonisti, solo Abigail Breslin è rimasta tra coloro che son sospesi, promessa mantenuta a metà, comprimaria da indie movie. La Little Miss Sunshine scappa con un hippy, espediente piuttosto cinico per separarla dal resto del gruppo e poter puntare i fari sulle tre star, affiancate stavolta dalla svampita Madison (Zoey Dutch). La sosta ad Hollywood con Bill Murray viene qui rimpiazzata da un hotel a tema Elvis Presley amministrato da Rosario Dawson. Luke Wilson e Thomas Middleditch sono le copie speculari di Columbus e Tallahassee, spinti a forza nella storia e tematicamente involuti.

Fleischer, cocco di mamma Sony, è reduce dal successo di Venom a fronte di recensioni negative, si rimbocca le maniche e mette in mostra i muscoli con un bel combattimento in piano sequenza. Poi più nulla. Le gag comiche sono innocue, slapstick e splatter senza idee, i colpi di scena telefonati. La battaglia finale si svolge stavolta in una comune hippie anziché in un luna park ma non aggiunge molto altro a quanto già detto. La scena durante i titoli di coda è il premio di consolazione per il pubblico.

Quest’anno è già la seconda commedia a tema zombi, dopo I morti non muoiono di Jim Jarmusch, a fallire l’obiettivo. Rheese e Wernick sembrano pensare che per fare un buon sequel basti allargare la famiglia dei protagonisti e sedersi sugli elementi che hanno decretato il successo del capostipite. Non solo falliscono nel tentativo di imbastire della satira corrosiva ma non ci provano nemmeno a fare qualcosa di davvero eversivo-sovversivo e destrutturare un genere ormai logoro.

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Se volete recuperare il primo episodio, lo trovate qui.

Zombieland: doppio colpo

5.9

Regia

6.5/10

Sceneggiatura

4.5/10

Cast

6.0/10

Effetti visivi

6.5/10

Colonna sonora

6.0/10

Pros

  • La caratura attoriale di Jesse Eisenberg, Emma Stone e Woody Harrelson tiene il film per i capelli

Cons

  • Il film è costruito sull'impronta del primo episodio, ne segue la struttura in modo pedante, si siede sulle stesse tematiche e aggiunge solo qualche personaggio
  • La gag comiche sono deboli, la satira inefficace
  • Non prova nemmeno a destrutturare il genere zombi ormai inflazionato

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