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Di formazione umanistica, faccio lo speaker radiofonico, il webmaster, il mediatore interculturale, il blogger e, per passione scrittore e poeta. Ho una grande passione per il cinema e le serie TV (prevalentemente con tematiche fantascientifiche)
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Di formazione umanistica, faccio lo speaker radiofonico, il webmaster, il mediatore interculturale, il blogger e, per passione scrittore e poeta. Ho una grande passione per il cinema e le serie TV (prevalentemente con tematiche fantascientifiche)

Tempo di lettura: 6 minuti

La Scoperta (The Discovery è il titolo originale), film di fantascienza dai risvolti riflessivi e sentimentali diretto e sceneggiato (col contributo di Justin Lader) dal giovane Charlie McDowell, compie un anno dalla sua prima uscita su Netflix; è stato infatti lanciato dalla piattaforma streaming il 31 marzo del 2017.

Perché parlarne

Se qualcuno si stesse chiedendo ci stiamo accingendo a recensire un film dell’anno scorso, per altro accolto tiepidamente dalla critica e da diversi utenti della sopra menzionata piattaforma streaming, tagliando la testa al toro risponderemo subito e brevemente alla domanda prima di  entrare nel vivo della trattazione: il film, neanche troppo in sordina, pur senza celebrazioni di sorta, in questi giorni è stato rispolverato da Netflix. 

Lo troviamo costantemente in vetrina, fra le pellicole consigliate, come copertina del portale e salta fuori in tanti altri modi sottili; la cosa non ci è sfuggita e crediamo di aver compreso il senso di questa operazione. Probabilmente vogliono mettere a frutto uno dei primi grossi investimenti cinematografici della piattaforma  che lentamente, ma in maniera troppo costante da poter pensare che si tratti di un caso, sta guardando alla fantascienza d’autore (si vedano gli ultimi titoli, come ad esempio The Titan o Annientamento).

Altri motivi che ci spingono a parlarne, forse meno intuitivi ma certamente non di minor peso, consistono nel fatto che il regista in questione con questo film sia al suo debutto assoluto in Europa per quanto concerne i lungometraggi (pur essendo regista delle serie TV Silicon Valley e Dear White People), ma siamo sicuri che sentiremo presto parlare di lui. Tale pellicola inoltre, per la vastità di tematiche trattate e di citazioni più o meno sottili, ci consente di operare un ampio excursus su film e serie tv (e dunque su tematiche e gusti) a noi cari.

Cast

Il cast è stellare e non necessita di presentazioni. Robert Redford nei panni del geniale fisico Thomas Harber è perfetto, la parte sembra cucitagli addosso. Rooney Mara nel ruolo di Isla sembra un faro, sempre pronta a gettare luce su un mondo altrimenti troppo nebbioso e pesante. Jason Segel è magistrale nelle vesti di Will Harber, parte in sordina ma poi è tutto un crescendo. I protagonisti sono affiancati dagli ottimi Ron Canada (bizzarro aiutante del professor Harber), Riley Keough (una sopravvissuta al suicidio accolta in casa da  Harber) e Jesse Plemons (secondo genito del professore).

Trama

“La scoperta” ci viene proposta immediatamente – dunque non spoileriamo alcunché rivelandola – ed è di quelle sensazionali (o almeno così sembrerebbe); la certezza scientifica dell’esistenza di un aldilà. L’intera trama si sviluppa in medias res, pertanto sappiamo tutto, niente ci è precluso di questo mondo del prossimo futuro in cui si ha la certezza che esista un’altra dimensione dopo la morte, con tutto ciò che ne consegue (suicidi di massa, rivalutazione del proprio essere nel mondo, deresponsabilizzazione da una parte e insostenibili responsabilità dall’altra, curiosità irrefrenabile etc.).

Data la tematica – fra l’altro per niente nuova nel cinema di fantascienza, ma qui rivisitata con inaspettata maturità, maestria e capacità d’innovazione – è naturale che venga dato maggior risalto alle riflessioni filosofico-esistenziali più che agli aspetti spettacolari e scientifici, anche se non manca di certo l’azione.

Netflix ci prova con l’aldilà… Vincerà?

La critica ha ingenerosamente e – a nostro avviso – ingiustamente messo in primo piano la storia d’amore fra Isla e Will e il conflitto familiare fra quest’ultimo ed il padre. Appare invece chiaro che sia la storia d’amore che il conflitto col padre siano pretesti narrativi, strumenti utili (se non indispensabili) per materializzare, personalizzare e dunque rendere più abbordabili concetti astratti altrimenti troppo complessi da trattare in una pellicola di 110 minuti progettata per essere diffusa in rete.

I molteplici piani narrativi non sono stati colti pienamente, eppure vengono apertamente enunciati con brevi ma pregnanti frasi dai diversi protagonisti nei momenti topici. All’inizio, durante l’intervista con una giornalista, ad un anno dalla scoperta che ha innescato i primi suicidi, il prof. Thomas Harber rivela: “Quando il corpo muore, una parte della nostra coscienza ci lascia e va a finire su un piano diverso.

Poi, lavorando lontano da occhi indiscreti in un fabbricato appartato, a due anni di distanza e con una cifra superiore ai 4 milioni di suicidi, rivolgendosi al figlio Will dice: “Abbiamo aperto la porta a queste persone, ora dobbiamo mostrare loro cosa c’è dietro.” Le “frasi manifesto” non mancano anche negli altri personaggi, emblematico ad esempio il dialogo fra Will e Isla, quando il primo dice: “Siamo un mucchio di gente che corre intorno, facendo sempre gli stessi errori. Perché dovrebbero pensare che altrove sia diverso?

Verdetto

Per non farla troppo lunga, riteniamo che questo film (insieme a pochi altri) rappresenti la quintessenza delle potenzialità del nuovo modo di concepire le arti visive per la fruizione sulla rete (inaugurato da Netflix, Amazon Prime etc.) in maniera diversa dal cinema e dalla TV. Non a caso – e non ce ne si voglia – troviamo diversi punti di contatto fra McDowell e il suo The Discovery con altre grandi pellicole e registi di rottura con la tradizione, quali Kubrick con 2001: Odissea nella Spazio per il cinema e il David Lynch di Twin Peaks per la televisione.

E’ vero che la regia ammicca non poco ad un certo gusto contemporaneo, un po’ di nicchia, verso la ricerca interiore più che su grandiosi effetti speciali e azione adrenalinica senza sosta, è altrettanto evidente, a tratti, la captatio benevolentiae nei confronti di diverse sensibilità contemporanee (tematiche animaliste, ambientaliste e, all’interno del genere fantascientifico, loop temporali etc.).

E’ però altrettanto evidente che tutto questo lo fa con grande rigore, senza strafare, con tutta la delicatezza e l’amore che solo una grande regia può mettere a disposizione della propria opera, con risultati eccellenti. Anche l’operazione di scardinamento della linearità temporale della narrazione è misurata, moderata; non si arriva mai qui a certi estremi come quelli che troviamo, per dirne uno, proprio col sopra citato Twin Peaks.

The Discovery è summa rimescolata ma ordinata di quanto visto nel recente passato, amore viscerale per l’arte cinematografica e, al contempo simbolo del superamento di un’epoca, di grande talento e di speranza di un superamento futuro dei traguardi raggiunti. Se non fosse eccessivo, paragoneremmo questo film alla Tomba di Michelangelo in Santa Croce, fra l’altro da pochi giorni restaurata grazie ai cospicui finanziamenti di privati, ed il suo regista al Vasari. Eppure, ribadiamo, per tematiche, scelte tecniche e stilistiche (senza entrare nei particolari perché altrimenti scriveremmo un trattato e già ci siamo dilungato fin troppo), qui spaziamo dai citati mostri sacri Kubrick e Lynch a Lars von Trier (si pensi a Melancholia).

I protagonisti, ben delineati nei caratteri, si districano in maniera garbata e sintetizzata in tematiche che spaziano dall’angoscia verso il futuro all’amore impossibile nel tempo e nello spazio, passando per mille dubbi esistenziali. Redford/Harber, Sege/Will e Mara/Isla sono ora gli studenti di medicina di “Linea Mortale” (Flatline) di Joel Schumacher, ora l’Eddie Jessup/William Hurt di “Stati di allucinazione” diretto da ken Russell, ora gli improbabili amanti de “La casa sul lago del tempo”, investigatori disperati alla Thorn di “Soylent Green” (“2022: i sopravvissuti”). Ancora, un po’ personaggi spiazzati e spiazzanti della serie anglo-americana “Black Mirror” e un po’ l’allucinato agente Dale Cooper che, nonostante gli sforzi e l’ingegno, nulla può per salvare Laura Palmer.

Gli interrogativi che si pone questo film sono complessi da risolvere, ma, fuori dalla celluloide, sono quelli che noi tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo posti: come reagirei se domani scoprissi che esiste davvero un “paradiso”? E se morendo si potesse cambiare il proprio passato? Tutto questo cosa comporterebbe per le nostre vite?

Una riflessione su Netflix

A margine, passando dal contenuto al contatore, vorremmo sottolineare come anche su Netflix dunque sia possibile fare del cinema di alto livello, con budget ridotti e prezzi decisamente meno cari per il fruitore finale; la sua ambiziosa volontà di emergere contro i colossi cinematografici tradizionali (che distribuiscono le loro pellicole nei cinema) e contro la TV sembra aver imboccato la strada giusta verso la vittoria… staremo a vedere.

The Discovery

7.4

Sceneggiatura

8.0/10

Regia

8.5/10

Cast

8.5/10

Originalità

7.0/10

Colonna sonora

5.0/10

Pros

  • Trama eccellente
  • Ottima recitazione del cast
  • Regia attenta
  • Sceneggiatura pulita
  • Riferimenti chiari e concisi

Cons

  • Effetti Speciali non eccelsi
  • Colonna Sonora trascurata
  • Adatto solo agli adulti
  • Azione poco presente
  • Costumi trascurati

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