Terminator: Destino Oscuro – Recensione, il futuro è donna

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 5 minuti

Sono trascorsi ventisette anni dalla distruzione della Cyberdyne Systems che dovrebbe aver annientato sul nascere la pericolosa intelligenza artificiale Skynet. Il nuovo Terminator Rev 9 viene inviato dal futuro per uccidere la giovane Dani Ramos. Sarah Connor, la cyborg Grace e un vecchio T-800 si uniscono per salvare la ragazza e il futuro dell’umanità.

Titolo originale: Terminator: Dark Fate
Genere: fantascienza, azione
Regia: Tim Miller
Cast: Linda Hamilton, Arnold Schwarzenegger, Mackenzie Davis, Natalia Reyes, Gabriel Luna
Paese: USA, Cina
Durata: 128 min.
Casa di produzione: Paramount Pictures, Twentieth Century Fox, Skydance Media, Tencent Pictures, Lightstorm Entertainment, TSG Entertainment
Distribuzione Italia: 20th Century Fox Italia
Data di uscita Italia: 31 ottobre 2019
Data di uscita USA: 1 novembre 2019

Il primo Terminator, uscito nel 1984, aveva un concept semplice, immediato, anche furbo. Aveva l’obbligo di esserlo. Costato la miseria di 6 milioni di dollari, doveva fare di necessità virtù. Piazzava sullo schermo un culturista a cui bastava il fisico possente e un paio di effetti pratici per far credere al pubblico di essere un cyborg. Parlava di una guerra apocalittica nel futuro ma non doveva metterla in scena perché si svolgeva tutto nel presente. Una semplicissima caccia all’uomo, anzi, alla donna, mascherata da film di fantascienza. Sequenze action dirette con mestiere da quello che sarebbe diventato il regista più innovativo e remunerativo di Hollywood. La testa del pubblico impegnata su un paradosso temporale semplice semplice e gli occhi spalancati su un endoscheletro animato in stop motion. Così il B-movie si guadagna la promozione in serie A.

Per il sequel, James Cameron capì che non doveva complicarsi troppo la vita e ripercorse il primo film al contrario. Il Terminator cattivo diventava buono, il rapporto paterno con John Connor era il nuovo motore emotivo della storia. Il budget, stavolta da blockbuster vero, intorno ai 100 milioni di dollari, gli permise di alzare il tiro sull’action. La stop motion analogica del T-800 lasciava il posto al metallo liquido del T-1000, nuovo miracolo digitale della ILM. 580 milioni di dollari al box-office. Difficile fare di meglio, alzare l’asticella e mettere su qualcosa di ancora più ambizioso e, in effetti, la saga entrò da quel momento in crisi d’identità.

Come accade a molti franchise di successo partiti da film di portata modesta, ad esempio Alien o Predator, l’universo espanso fatto di romanzi, fumetti, videogiochi e serie tv ha finito per allargare la mitologia complicando qualcosa che complicato non dev’essere. Il terzo episodio cinematografico, Le Macchine Ribelli, era un ibrido in chiave molto minore dei film di Cameron. Salvation si allontanava troppo dal concept originale, metteva Schwarzenegger in panchina, si spostava nell’ambientazione post-apocalittica del futuro per raccontare una storia che non interessava a nessuno. E l’ultimo Genisys è stato il pasticcio in cui si è cercato di mettere dentro troppo di tutto scordandosi a casa bazzecole come regia ed effetti digitali, e la saga si è inabissata.

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Se c’è uno che è abituato a scendere negli abissi, però, è James Cameron, tornato in veste di produttore per il reboot. Riprendere a fare le cose semplici, è stata una delle sue direttive. Il Risveglio della Forza è ormai diventato il modello da seguire per il reboot di successo, un po’ sequel, un po’ remake, molto fan service e nostalgia per arrivare facilmente alla pancia del pubblico. Destino Oscuro è costruito sulla cianografia del film dell’84. C’è dentro quasi un messaggio metacinematografico. Puoi evolvere i Terminator finché vuoi ma non puoi sfuggire all’originale e dovrai sempre confrontarti con quello. Avere una storia che contempla i viaggi nel tempo ti permette di operare il retcon senza troppi problemi, nello stesso modo in cui Giorni di un Futuro Passato ha riscritto la saga degli X-Men.

Due i temi alla base del film. Uno è stato abbastanza chiaro fin dalla prima immagine promozionale pubblicata più di un anno fa. Tre donne. Sarah Connor che torna ancora più badass, Mackenzie Davis è la nuova cyborg e Natalia Reyes la giovane da proteggere (non vi sveleremo perché ma è facilmente intuibile). Un girl empowerment modaiolo e ostentato in maniera piuttosto irritante. Trent’anni fa non avevamo bisogno di mettere sullo sfondo Terminator o Alien nelle immagini promozionali per renderci conto che Sarah Connor e Ellen Ripley fossero donne toste, anzi, era proprio nel confronto diretto che venivano esaltate.

Il road movie segue il percorso disperato degli immigrati clandestini messicani. Non è chiaro quanto sia ricercato l’umorismo nel trattare la metafora sociopolitica. Le protagoniste, infatti, finiscono per allearsi con un T-800 in versione redneck texano (interpretato, tra l’altro, dall’ex-governatore repubblicano della California) con un arsenale di armi da fuoco detenute illegalmente. L’incubo di ogni progressista democratico. Schwarzenegger si limita ad un alleggerimento comico più sottile rispetto alle smorfie macchiettistiche del precedente Genisys.

Ma la presenza delle due icone del franchise non è sufficiente a trascinare il pubblico. La sensazione di assistere al rimaneggiamento di una vicenda che già conosciamo toglie molto pathos al rapporto tra le protagoniste, né la scrittura riesce a farci empatizzare, soffrire, emozionare con loro. Scordatevi i lacrimoni e il coming of age così ben strutturato di Terminator 2, qui c’è molto meno cuore e tutto procede col pilota automatico.

Tim Miller, capace di tradurre sullo schermo il meta demenziale Deadpool senza sfigurare, propone un’idea di action neoclassica. Non ci sono le esagerazioni tamarre di un Fast & Furious, la magniloquenza digitale di un Transformers, l’iperrealismo degli ultimi Mission: Impossible né i corpo a corpo orientaleggianti di John Wick. Qui si torna ad una versione in chiave moderna di quell’action americana anni ’90 che metteva la sospensione dell’incredulità a suo agio anche nei momenti più improbabili, grazie ad un contesto realistico, un mix bilanciato di effetti pratici e cgi. Quando c’è il nome di Cameron legato al film, ci si aspetta sempre lo stato dell’arte degli effetti digitali. Non è questo il caso ma lo spettacolo visivo regge comunque molto bene.

Il futuro della saga è nebuloso in tutti i sensi ed è difficile capire che impatto avrà questo nuovo episodio. L’idea sembra essere quella di proseguire la serie affrancandosi dal suo protagonista storico, un po’ come togliere l’endoscheletro ad un Terminator. Vedremo se il franchise crollerà su se stesso o se riuscirà a dimostrarsi materia liquida e ad evolversi per le nuove generazioni.

NerdPlanet consiglia...
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Terminator: Destino Oscuro

6.7

Regia

8.0/10

Sceneggiatura

5.5/10

Cast

6.0/10

Effetti visivi

8.0/10

Colonna sonora

6.0/10

Pros

  • Scene action adrenaliniche e dirette bene, tengono in piedi il film.
  • Gli effetti digitali non sono lo stato dell'arte ma reggono bene.

Cons

  • La sceneggiatura è un rimaneggiamento del primo Terminator ed è tutto molto prevedibile, non ci si affeziona fino in fondo ai nuovi personaggi.
  • Schwarzenegger e Linda Hamilton sono sempre iconici ma non possono tenere in piedi il film da soli.

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