SPLIT, la recensione – NO SPOILER

Cinema
Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Tempo di lettura: 5 minuti

Il mestiere del regista è un mestiere complicato. Anche se ha una buona idea, una buona sceneggiatura e un buon cast è compito suo riuscire a trasmettere un’emozione veicolandola nella giusta direzione. Per quanto qualcuno di essi lo faccia sembrare quasi un gioco da ragazzi non lo è per niente.

Ci sono registi infatti che non sbagliano mai un colpo (Quentin Tarantino, per citarne uno, ndr), altri che non riescono proprio ad imbroccarne una giusta ed altri ancora che riescono a farsi odiare ed amare a giorni alterni. Proprio a quest’ultima categoria appartiene M.Night Shyamalan, filmmaker e sceneggiatore di origine indiana balzato agli onori della cronaca per essere la mente dietro quel pezzo di storia cinematografica che porta il nome de Il Sesto Senso e, allo stesso tempo, aver girato quell’ammasso di purtridume su pellicola che si chiama After Earth. Due personalità diametralmente opposte, quindi, capaci di sconvolgere intere generazioni con plot-twist memorabili e subito dopo proporre una storia di una banalità atroce. Va detto comunque, che si tratta di un cineasta abbastanza “coraggioso” in quanto si cimenta spesso, seppur con risultati altalenanti, in diversi generi, rilasciando, di tanto in tanto, perle memorabili come il film che andremo ad analizzare oggi (per approfondire i “dietro le quinte” del progetto Split e le ultime indiscrezioni riguardanti il futuro lavoro di Shyamalan, collegatevi al nostro articolo di approfondimento che trovate qui)

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IL NUMERO 23

Shyamalan, come dicevamo, o lo si ama o lo si odia, non c’è una via di mezzo. Egli è un regista eclettico, sfacciato e con una spiccata personalità che viene fuori con vigore, purtroppo, solo in alcune delle sue opere come, fortunatamente, accade in questo Split.

Uno dei punti di forza del cineasta è sicuramente la fantasia e l’originalità delle sceneggiature dei suoi film che cura in prima persona, condite molto spesso da colpi di scena, fortemente incisivi in termini di trama, che fungono quasi da firma registica inconfondibile, come la pennellata di un pittore che vuole essere riconosciuto tra mille. È il caso di quest’ ultima pellicola che narra la storia di Kevin, un individuo fortemente disturbato in cui coesistono ben 23 personalità differenti capaci di manifestarsi senza uno schema preciso.

Il film infatti, prende il via da un rapimento perpetrato dal folle personaggio interpretato da un magistrale James McAvoy ai danni di tre ragazzine al ritorno da una festa di compleanno che si tradurrà in una prigionia delle stesse nei sotterranei di un luogo non meglio identificato. L’uomo inizierà da subito a blaterare di una 24esima personalità di cui anche lui sembra sapere ben poco che attende di risvegliarsi con un rito che coinvolgerà le tre malcapitate in una spirale diabolica che rivelerà più di qualche colpo di scena che, comunque, non stiamo qui ad anticiparvi. Una trama abbastanza originale, quindi, ma è il cast che rende questa nuova opera di Shyamalan un film che vale davvero la pena di gustare.

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IO SONO LEGIONE

Prima di analizzare la performance mostruosa di McAvoy iniziamo col parlare del ruolo da protagonista positivo di Anya Taylor-Joy, giovanissima attrice che avevamo già avuto modo di apprezzare nello splendido e pluripremiato horror di Robert Eggers, The Witch. La Taylor Joy interpreta qui Casey Cook, una ragazzina dal passato travagliato tratteggiato grazie all’utilizzo di flashback sparsi durante tutta la durata del film. È una prova, la sua, che ci ha convinto pienamente poichè, anche grazie alla sola mimica facciale, riesce a trasmettere il senso di angoscia e tensione costante che una situazione simile potrebbe incutere in giovani donne indifese alle prese con uno sconosciuto che ha probabilmente intenzione di fare loro del male.

Il protagonista assoluto delle vicende narrate però è James McAvoy che qui supera ogni suo lavoro precedente proponendo agli spettatori una delle prestazioni attoriali più sconvolgenti degli ultimi tempi. Nella durata di circa due ore di film, infatti, egli è Dennis, un individuo affetto da sindrome ossessivo compulsiva, è Patricia, una donna dallo spiccato senso di maternità, è Barry un giovane stilista ed è anche Hedwig, un ingenuo bambino di 9 anni. Come un microcosmo semovente in cui ogni identità risplende di luce propria, l’attore scozzese adotta modi di fare e di dire inconfondibili per infondere in ognuno dei personaggi portati in scena dei connotati ben delineati per cui è impossibile non spendere un applauso a scena aperta.

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Come Gangs of New York fu il film che segnò l’avvenuta maturità di Leonardo DiCaprio, Split rappresenta la consacrazione finale di McAvoy nell’Olimpo di Hollywood grazie ad un’interpretazione magistrale che ci piacerebbe vedere premiata. Buone anche le performance degli altri attori comprimari che contribuiscono a creare una storia cupa e opprimente che ci fa respirare di nuovo le atmosfere che solo il miglior Shyamalan riesce a portare in scena. Dopo The Visit che, pur essendo un buon film, non è di certo un’opera indimenticabile, qui ci troviamo di nuovo davanti ad un prodotto eccellente in cui la firma registica torna marcata e decisamente riconoscibile.

TECNICAMENTE PARLANDO

Dal punto di vista tecnico, la nuova fatica di M. Night Shyamalan ci delizia, accantonando il cast le cui lodi sono già state ampiamente decantate nei paragrafi precedenti, con una regia rigorosa, intima e calibrata al millimetro per restituire con forza la sensazione di smarrimento e terrore provato dalle povere ragazze coinvolte nell’angosciante vicenda, in un crescendo di tensione lento ma inesorabile. Abbiamo apprezzato inoltre la quasi totale assenza di musiche di sottofondo che in certe scene non fanno che sottolineare il pericolo rappresentato dal folle Kevin.

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Conclusioni

Split è un’opera che un appassionato dei lavori del regista non può assolutamente lasciarsi sfuggire, grazie anche a un twist finale vertiginoso che solo un conoscitore della filmografia di Shyamalan può gustarsi fino in fondo. Per gli altri si tratta comunque di un ottimo prodotto la cui ciliegina sulla proverbiale torta è un McAvoy in forma smagliante la cui interpretazione sarà sicuramente ricordata negli anni a venire come una delle più sfavillanti degli ultimi tempi. Split è stato un fulmine a ciel sereno che ci sentiamo di consigliarvi senza alcuna remora.

SPLIT

8.6

Trama

8.5/10

Ambientazioni

8.0/10

Regia

9.0/10

Fotografia

8.5/10

Cast

9.0/10

Pros

  • Shyamalan in grande spolvero
  • Un McAvoy da antologia del cinema
  • Colpi di scena davvero interessanti
  • Decisi richiami ai precedenti lavori del regista...

Cons

  • ...che possono essere gustati solo da chi lo conosce a fondo
  • Alcuni passaggi avrebbero meritato un approfondimento lievemente maggiore

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