Revenge, la Recensione – NO SPOILER

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 3 minuti

Jen è una ragazza bella e disinibita che viene invitata dal suo amante, un uomo ricco e sposato, ad una battuta di caccia annuale che organizza nel deserto insieme a due amici. Jen attrae le attenzioni indesiderate di uno loro e viene stuprata. Il compagno cerca invano di comprare il suo silenzio, poi la spinge già da un burrone. I tre credono di aver risolto la situazione e di averla fatta franca ma Jen è sopravvissuta ed è pronta ad una sanguinosa vendetta.

Titolo originale: Revenge
Genere: azione, thriller
Regia: Coralie Fargeat
Cast: Matilda Lutz, Kevin Janssens, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède
Paese: Francia, Belgio
Durata: 108 min.
Casa di produzione: Charades, M.E.S. Productions, Monkey Pack Films, Logical Pictures, Necus Factory
Distribuzione Italia: Midnight Factory
Data di uscita Italia: 6 settembre 2018
Data di uscita Francia: 7 febbraio 2018

Revenge è la storia di una ragazza che esce da un film di Michael Bay e diventa la protagonista di un rape & revenge. Ha gli orecchini di plastica rosa a forma di stella, sogna Los Angeles, va a letto con un uomo ricco e sposato, è sexy ed esibizionista. Per il primo quarto d’ora, il protagonista del film è il suo fondoschiena. Tanto basta perché, al momento dello stupro, un pubblico di imbecilli possa dire che “quella pu**ana se l’è cercata”. C’è del femminismo vero in Revenge, primo film del suo genere ad essere diretto da una donna, la francese Coralie Fargeat. Non è uno di quei film che urla al girl empowerment e poi, con una certa ipocrisia, indugia nel sexploitation più maschilista e cerca il riscatto a suon di evirazioni. No. Qui la sequenza dello stupro è minimalista e resta perlopiù dietro le quinte, suggerito e disturbante.

La metamorfosi della protagonista passa attraverso birra, peyote, allucinazioni e un pizzico di body horror. Il corpo in questione è quello della milanese Matilda Lutz, già sopravvissuta a Muccino e a The Ring 3. Le curve sensuali di Jen diventano un fascio di muscoli e nervi ricoperto di sangue e sporcizia. Non può, non deve compiacere il pubblico mantenendo un aspetto sexy mentre combatte, come Milla Jovovich in Resident Evil o Kate Beckinsale in Underworld, entrambe, non a caso, dirette dai rispettivi mariti (ormai ex nel caso della Beckinsale).

Quello che segue è un western moderno, una vendetta in un bagno di sangue che esonda nel finale. Puro, semplice e diretto come un tronco conficcato in un fianco, una fotografia rovente come la lattina incandescente che cauterizza la ferita. Il gusto stilistico eleva quello che dovrebbe essere un B-movie a prodotto di serie A con ambizioni da Champions League. Rinnova il linguaggio del genere senza ricorrere ai finti post-modernismi stile Tarantino-Rodriguez. Concede il guilty pleasure della vendetta ma non si limita a mostrare l’azione. Il montaggio è punteggiato di dettagli ricercatissimi uso metafore di raro cinismo, il tizio che mangia junk food a rallentatore ignorando attivamente lo stupro, formiche affogate nel sangue, ragni sommersi nell’urina.

Cinema allo stato puro, narrazione lasciata alle immagini e pochissime battute. Dopo lo stupro, Jen si ammutolisce e diventa una pura macchina d’azione, seppur imperfetta, fallibile, tutt’altro che Ramba. Umana. Se doveste innamorarvi di lei e decideste di seguire Matilda Lutz sui social, state ben attenti a quello che le scrivete e portate rispetto. Potrebbe scoperchiarvi il cranio con una fucilata.

Revenge

8

Regia

9.0/10

Sceneggiatura

6.0/10

Cast

9.0/10

Effetti speciali

8.0/10

Colonna sonora

8.0/10

Pros

  • Cinema allo stato puro, narrazione lasciata alle immagini, dialoghi ridotti all'osso.
  • E' il primo rape & revenge diretto da una donna con un genuino senso di girl empowerment.
  • Fiumi di splatter e vendetta appagante.
  • Matilda Lutz si svela al mondo, promessa del cinema italiano assolutamente da mantenere

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