Recensione Toy Story 4 – L’insostenibile leggerezza dell’essere giocattoli

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 3 minuti

Woody, Buzz e i loro amici giocattoli appartengono ora alla piccola Bonnie. A loro si unisce suo malgrado Forky, uno strampalato pupazzetto creato dalla bambina con una forchetta di plastica e che diventa subito il suo preferito. In vacanza con la sua famiglia, Bonnie porta con sé i suoi giocattoli e Woody s’imbatte in un negozio d’antiquariato dove incontra l’ambigua bambola Gabby Gabby. Ritroverà inoltre la vecchia amica Bo Peep.

Titolo originale: Toy Story 4
Genere: animazione, avventura, commedia
Regia: Josh Cooley
Cast doppiatori versione originale: Tom Hanks, Tim Allen, Annie Potts, Tony Hale, Keegan-Michael Key, Madeleine McGraw, Christina Hendricks, Jordan Peele, Keanu Reeves, Joan Cusack, Don Rickles
Cast doppiatori versione italiana: Angelo Maggi, Massimo Dapporto, Cinzia De Carolis, Luca Laurenti, Nanni Baldini, Fabrizio Vidale, Ilaria Stagni, Corrado Guzzanti, Rossella Brescia
Paese: USA
Durata: 100 min.
Casa di produzione: Pixar Animation Studios
Distribuzione Italia: The Walt Disney Company Italia
Data di uscita Italia: 26 giugno 2019
Data di uscita USA: 9 novembre 2018

Ancora tu. Ma non dovevamo vederci più?‘ chiedeva Lucio Battisti in una celebre canzone. Il lacrimevole, pur ruffiano, addio tra il giovane Andy e i suoi amici giocattoli, ormai datato 2005, è stato il finale perfetto della trilogia di Toy Story che ha costituito l’asse portante dei primi quindici anni di lungometraggi animati della Pixar. John Lasseter, ex-direttore creativo della casa di produzione, aveva detto basta ai sequel e, da allora, sono usciti Alla ricerca di Dory, Cars 3, Gli Incredibili 2 e figuriamoci se un brand remunerativo come Toy Story poteva essere lasciato fuori dalla mungitura. Tutti vogliamo bene a Woody, Buzz Lightyear e compagni ma alzi la mano chi sentiva davvero l’esigenza di un quarto episodio che finisce per essere un epilogo dell’epilogo.

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Il biglietto da visita, manco a dirlo, è all’insegna del girl empowerment, non tanto o non solo perché la nuova proprietaria dei giocattoli è una bambina ma perché la sequenza d’apertura rilegge il personaggio di Bo-Peep da dolce pastorella indifesa ad eroina emancipata che sarà il vero contraltare di Woody (Angelo Maggi è la nuova voce italiana dopo la scomparsa di Fabrizio Frizzi) nel corso dell’avventura, molto più di Buzz Lightyear (Massimo Dapporto), relegato stavolta ad un ruolo secondario.

New entry di peso è Forky (Luca Laurenti) che, superficialmente, veicola il messaggio di accettazione nei confronti di un diverso dalle peculiarità tragicomiche e dalle tendenze suicide. Andando più in profondità, però, il suo arco narrativo è meta-animazione pura che sta alla base della filosofia Pixar. Un oggetto inanimato prende vita grazie alla fantasia di una bambina e s’interroga sulla sua condizione esistenziale. In tal senso, Toy Story 4 è il film più maturo della saga. Raramente abbiamo visto i protagonisti così riflessivi e che qui assurgono a ruolo genitoriale nei confronti dei bambini. Nei discorsi dell’ambigua bambola Gabby Gabby si riscontra proprio il disagio tipico di una donna che non può avere figli e che farebbe di tutto per provare quella gioia.

Non si pensi però ad una sceneggiatura gravata da elucubrazioni, dialoghi o eccessivo sentimentalismo. Tutt’altro. Si tratta di un road movie che procede a ritmo sostenuto, uno dei lungometraggi Pixar più adrenalinici, del tutto privo di momenti morti e che alterna o mescola con buon equilibrio la dinamica action e la gag slapstick comica, corroborata in corso d’opera dall’entrata in scena degli irascibili peluche Ducky e Bunny e dal giocattolo stunt canadese Duke Caboom (Corrado Guzzanti). Le marionette villain che servono Gabby Gabby sono inquietanti come quella di Piccoli Brividi non è mai riuscita ad essere. Pur senza il 3D, i mondi in miniatura dei giocattoli sono altamente immersivi e l’animazione raggiunge livelli di fotorealismo mai visti primi. A tratti sembra di vedere l’elemento digitale interagire con una scenografia live-action.

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La sceneggiatrice Stephany Folsom cede alla tentazione di replicare l’epilogo di Toy Story 3 chiudendo l’arco narrativo di Woody nella maniera giusta ma cercando anche di arrivare in modo facile alla pancia del pubblico per un momento di commozione a questo punto troppo prevedibile. Efficace per i cuoricini più teneri ma è un colpo che si vede arrivare con anticipo. E, in fin dei conti, sembrano lacrime piuttosto inutili. Che questa sia davvero la fine della storia, ormai, non lo crede più nessuno.

Toy Story 4

8.4

Regia

8.5/10

Sceneggiatura

8.0/10

Cast

8.5/10

Animazione

9.0/10

Colonna sonora

8.0/10

Pros

  • Ottimo livello d'animazione
  • Personaggi ben scritti e delineati
  • Gag slapstick, comiche ed action, esilaranti

Cons

  • Il finale commovente vuol replicare troppo quello di Toy Story 3

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