Spider-Man: Far From Home Recensione, il vostro amichevole Uomo Ragno d’Europa

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 4 minuti

Mentre è in gita scolastica in Europa coi suoi migliori amici, Peter Parker viene reclutato suo malgrado da Nick Fury per svelare il mistero di alcune pericolose creature elementali che stanno portando devastazione in tutto il continente. Spider-Man dovrà mostrarsi degno successore di Iron Man ed affiancare Mysterio, un nuovo supereroe che sembra sapere tutto sulle minacciose manifestazioni.

Titolo originale: Spider-Man: Far from home
Genere: supereroi, fantascienza, azione, commedia
Regia: Jon Watts
Cast: Tom Holland, Jake Gyllenhaal, Samuel L. Jackson, Marisa Tomei, Jon Favreau, Zendaya, Jacob Batalon, Tony Revolori, Angourie Rice, Cobie Smulders
Paese: USA
Durata: 129 min.
Casa di produzione: Columbia Pictures, Marvel Studios, Pascal Pictures
Distribuzione Italia: Sony Pictures Italia/Warner Bros. Pictures Italia
Data di uscita Italia: 10 luglio 2019
Data di uscita USA: 2 luglio 2019

Non è il nostro Spider-Man. Non è lo Spider-Man col quale siamo cresciuti, non è quello di Stan Lee e Steve Ditko, non è quello di Roy Thomas o di Gerry Conway o di Len Wein. Non è il nerd che diventa geek dopo il morso di un ragno radioattivo. E’ un’altra cosa. Questo Spider-Man adolescente con i gadget fantatecnologici, che deve raccogliere il testimone lasciato da Tony Stark, pare più una versione alternativa di Iron Lad, un Iron Man Jr., per intenderci, mescolato allo Spider-Man animato della serie Disney XD. E’ difficile anche ritrovarsi nella rilettura dei comprimari, troppo diversi dalle versioni originali, e non stiamo parlando delle variazioni di età, etnia o aspetto fisico, perlopiù irrilevanti.

Eppure è uno Spider-Man che funziona, anzitutto grazie a Tom Holland, dotato di una mimica corporea straordinaria e di buone qualità atletiche, né frignone come Tobey Maguire né emo come Andrew Garfield. Un simpatico ragazzino qualunque, più teen che young adult, che cerca di venire sempre incontro alle responsabilità comportate dai suoi poteri combinando, strada facendo, un sacco di guai. Spider-Man: Homecoming è stato il suo test d’ingresso nel Marvel Universe cinematografico, la matricola che deve vedersela con i bulli per giocare in serie A. E mentre gli Avengers affrontano minacce intergalattiche, lui ha dovuto fronteggiare letteralmente i netturbini del Marvel Universe.

Alla fine ce l’ha fatta, è entrato nel cuore del pubblico che si avvicinava a questa nuova iterazione con una certa diffidenza ma che non aveva neppure voglia di andare al cinema a rivedere ancora una volta la stessa storia delle origini, prima raccontata da Sam Raimi e poi da Marc Webb. E una volta che accetti il nuovo Spider-Man, accetti di conseguenza anche il nuovo mondo che lo circonda. Il primo episodio era una teen comedy costruita benissimo che andava a citare classici anni ’80 di John Hughes.

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Il regista Jon Watts, particolarmente sensibile al punto di vista adolescenziale (come nei precedenti Clown e Cop Car), mescola stavolta la commedia ad una struttura alla 007, pretesto per uscire una volta tanto da New York e costringere l’amichevole Uomo Ragno di quartiere a entrare in azione nelle grandi città europee. Il rapporto padre-figlio tra Tony e Peter lascia qui lo spazio alla relazione con l’ambiguo Mysterio di Jake Gyllenhaal che si presenta in veste di supereroe. Lungi da noi spoilerare ma i fan possono stare tranquilli. Mysterio è la parte più genuina della trasposizione e le sue illusioni forniscono la componente visiva più memorabile e ricca di idee del film.

C’è già parte della critica e del pubblico statunitense che si straccia le vesti urlando al miglior film di Spider-Man di sempre. Stiamo calmi, non è né il migliore né il peggiore. E’ un buon film d’intrattenimento, questo sì. Watts alza il livello e allarga lo sguardo sul piano spettacolare inanellando sequenze catastrofiste che non scadono nel destruction porn. E’ suggestivo vedere Spider-Man volteggiare tra le calli venete e la battaglia finale a Londra è congegnata su montaggio e angolazioni d’inquadratura che hanno del miracoloso.

Più annacquata la soap opera, parte integrante fondamentale nella mitologia del supereroe. La sovrabbondanza di personaggi rende le dinamiche interpersonali dispersive. Il rapporto sentimentale tra Peter e MJ (Zendaya) dovrebbe costituire l’asse portante e il motore emotivo della storia ma c’è troppo di tutto. Regista e sceneggiatori devono ritagliare spazio a Nick Fury (Samuel L. Jackson) e Maria Hill (Cobie Smulders), devono spingere dentro Happy Hogan (Jon Favreau) e zia May (Marisa Tomei). Mancano i meravigliosi duetti del primo episodio tra Peter e Ned (Jacob Batalon) che qui ha una sottotrama a parte.

La carenza più grave, però, è quella di un momento epico di peso. Ricordate, nel film precedente, quando il povero Peter si trovava sotto le macerie e, gettando il cuore oltre l’ostacolo, le sollevava sospinto dal tema di Michael Giacchino? Era un apice emotivo da brividi, l’ascesa del supereroe, una doppia splash-page fumettistica che prendeva vita sullo schermo. Ecco, in Spider-Man: Far from home non c’è una scena della stessa potenza. La portata delle battaglie diventa mastodontica, i costumi si moltiplicano ma il film non riesce a toccare il cuore del pubblico fino in fondo.

Una nota sulle scene durante i titoli di coda, di cui naturalmente non vi riveleremo i contenuti. Dovrebbe trattarsi sempre di sequenze facoltative per la fruizione del film in sé e che devono riservare più che altro dei sorprendenti agganci al resto del Marvel Universe per i fan che decidono di restare in sala fino alla fine. In questo caso, la prima scena post-credit è parte integrante dell’epilogo del film. E non è la prima volta che la Marvel commette questo errore. Si pensi, ad esempio, a Thor: The Dark World, quando il Dio del Tuono torna sulla Terra per stare con Jane, momento fondamentale nell’arco narrativo dei due personaggi schiaffato alla fine dei titoli di coda. Ad ogni modo, si tratta di due sequenze che apriranno a nuove congetture sull’espansione dell’universo Marvel. Anzi, degli universi Marvel.

Spider-Man: Far from home

7.8

Regia

8.5/10

Sceneggiatura

7.0/10

Cast

8.0/10

Effetti visivi

8.5/10

Colonna sonora

7.0/10

Pros

  • Jon Watts alza il livello sul piano spettacolare con alcune sequenze catastrofiche memorabili
  • Tom Holland e Jake Gyllenhaal illuminano il film

Cons

  • La sovrabbondanza di personaggi rende la componente soap dispersiva e i personaggi non hanno il giusto approfondimento.
  • Manca una scena epica di peso che rappresenti il vero apice emotivo della narrazione

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