Men in Black International Recensione, Alieno buono, alieno cattivo

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 4 minuti

Ossessionata fin da piccola dall’idea di scovare i Men in Black, Molly Wright riesce finalmente ad arruolarsi nell’agenzia e viene assegnata alla filiale londinese. Dovrà fare squadra con l’Agente H, esperto ma inaffidabile e narcisista. Insieme dovranno affrontare due misteriosi gemelli d’energia che si palesano in varie zone del globo. Intanto, l’Agente High T, capo della sezione londinese, è convinto che ci sia una talpa tra i Men in Black.

Titolo originale: Men in Black: International
Genere: fantascienza, azione, commedia, avventura
Regia: F. Gary Gray
Cast: Tessa Thompson, Chris Hemsworth, Liam Neeson, Rebecca Ferguson, Emma Thompson, Rafe Spall, Kumail Nanjiani
Paese: USA
Durata: 114 min.
Casa di produzione: Columbia Pictures, Sony Pictures, Amblin Entertainment, Original Film, Tencent Pictures, Parkes+MacDonald Image Nation, The Hideway Entertainment
Distribuzione Italia: Sony Pictures Italia/Warner Bros.
Data di uscita Italia: 25 luglio 2019
Data di uscita USA: 14 giugno 2019

I Men in Black sono un’organizzazione segreta che, all’insaputa perfino del Governo USA, regola l’immigrazione degli extraterrestri sul nostro pianeta. Tanto basta per capire quanto il concept creato da Lowell Cunningham per il fumetto originale sia una metafora ancora fortemente intessuta nell’attuale contesto sociopolitico e quanto questo reboot della saga sia un’occasione sprecata. La differenza tra profugo e terrorista, tra il benevolo E.T. che viene a chiederci di fare una telefonata e uno xenomorfo biomeccanico che vuole impiantare la sua progenie nelle nostre budella, è l’asse portante dell’intera saga. Tematica trattata sempre all’acqua di rose, senza troppe pretese. Si tratta di un franchise studiato a tavolino per i ragazzini e i film hanno sempre avuto l’intreccio e la gravitas drammatica di un episodio di Scooby-Doo.

Però, Barry Sonnenfeld, che già veniva dalle suggestioni fumettistiche de La Famiglia Addams, quel mondo ibrido tra cartoon e live-action se l’è creato su misura per farci volare dentro la macchina da presa e mandare il pubblico sulle montagne russe, metterci tutte le gag slapstick più folli che potevano venirgli in mente e chi se ne importa se, stringi stringi, la carne al fuoco era poca e il cattivo era solo una burletta che si spazzava via con un semplice colpo di raggio laser. Il pubblico usciva contento dalla sala ballando sulle note del brano di Will Smith, co-protagonista accanto al burbero Tommy Lee Jones. La trilogia originale sarà stata pure una parabola discendente sul piano narrativo ma Sonnenfeld ha tenuto in piedi la baracca a suon di incassi, superando i 624 milioni di dollari col terzo episodio.

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Presta gli stessi giocattoli a un bambino con meno fantasia e si limiterà a scimmiottare l’amico finché non subentra la noia e preferirà andare a giocare a pallone. Per il reboot, la produzione non si prende nemmeno il disturbo di amalgamare da zero una nuova coppia di protagonisti ma la trapianta già fatta e finita dal Marvel Universe. Tessa Thompson e Chris Hemsworth (Valkyrie e Thor nel MCU) riescono pure a tenere in piedi due back-story monodimensionali ma decenti appellandosi ad un’alchimia collaudata. Gli sceneggiatori Art Marcum e Matt Holloway si sono fatti il nome con Iron Man prima di fare danni col Punitore, i Transformers e il loro script per le Tartarughe Ninja non è nemmeno stato utilizzato. Qui, tutto sommato, imbastiscono il minimo d’intreccio che ci si aspetta, un intrigo internazionale con una spia facile da smascherare e alieni moralmente ambigui.

Non che la trilogia di Sonnenfeld ci avesse abituato a chissà quale livello di scrittura, intendiamoci, ma quando bisogna tradurre la sceneggiatura in uno spettacolo visivo sono dolori. Con Fast & Furious 8, F. Gary Gray aveva dimostrato di saper dirigere bene le scene d’azione ma solo se davanti alla macchina da presa succede qualcosa di interessante. Ecco, qui siamo di fronte ad uno di quei casi in cui sembra che il regista aspetti che gli sceneggiatori inventino qualcosa di divertente da fargli girare e gli sceneggiatori scrivono col freno a mano tirato perché sono convinti che ci penserà il regista a inventarsi qualcosa sul set.

E state pur sicuri che nessuno s’inventa nulla. Nella parte iniziale, durante il reclutamento di Molly, il regista si lega le mani da solo ripetendo per filo e per segno le inquadrature di Sonnenfeld in una sorta di remake surrogato dell’originale, proponendo anche alcune delle stesse rassicuranti gag, mentre Danny Elfman rispolvera l’iconico tema della saga per reimmergere il pubblico in quel mondo. Una volta lasciata la comfort zone dell’eredità di Sonnenfeld, il film non riesce a camminare da solo. L’umorismo è ormai troppo puerile per i ragazzini smaliziati dai prodotti Marvel. L’action, gravata dai soliti effettacci digitali Sony, è così svogliata e povera di idee che sembra di trovarsi di fronte a un film al rallentatore di vent’anni fa, altro che Fast & Furious. E dei gadget luminosi per vendere giocattoli non importa più niente a nessuno.

E’ un peccato perché, al momento, una metafora che aiuti le famiglie a distinguere un profugo innocuo da un terrorista potrebbe tornare davvero utile. In tal senso, lo scontro Kree-Skrull in Captain Marvel aveva funzionato un tantinello meglio. Di questo nuovo Men in Black, invece, non resta nulla e tanto vale sparaflasharselo via dalla mente.

NerdPlanet consiglia...
Se volete recuperare la trilogia originale: Men in Black

Men in Black: International

4.7

Regia

5.0/10

Sceneggiatura

4.5/10

Cast

5.0/10

Effetti visivi

4.0/10

Colonna sonora

5.0/10

Pros

  • Chris Hemsworth e Tessa Thompson ce la mettono tutta per tenere il film in piedi

Cons

  • La componente action è totalmente priva di idee
  • L'umorismo è insipido e puerile
  • La metafora attualissima non ha la potenza che si sperava
  • L'identità della spia è facilmente prevedibile

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