Recensione L’Angelo del Male – Brightburn, il Superman demoniaco di James Gunn

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 3 minuti

Vicino alla fattoria dei coniugi Breyer si schianta un asteroide contenente un neonato. La coppia decide di adottarlo e lo chiama Brandon. Qualche anno dopo, il bambino inizia a sviluppare dei superpoteri. Anziché utilizzarli per il bene dell’umanità, però, diventerà un pericolo per la sua famiglia e per il mondo intero.

Titolo originale: Brightburn
Genere: horror, fantascienza
Regia:  David Yarovesky
Cast: Elizabeth Banks, Jackson A. Dunn, David Denman, Jennifer Holland, Meredith Hagner, Emmie Hunter, Gregory Alan Williams
Paese: USA
Durata: 91 min.
Casa di produzione: The H Collective
Distribuzione Italia: Sony Pictures
Data di uscita Italia: 23 maggio 2019
Data di uscita USA: 24 maggio 2019

James Gunn, regista di Guardiani della Galassia per i Marvel Studios e ormai immerso nei cinecomics fino al collo, ha capito che per produrre un elseworld horror di Superman non ha bisogno di chiedere il permesso alla DC Comics, nonostante stia preparando The Suicide Squad proprio per la DC Films. Superman esordisce nel 1938 su Action Comics, creato da Jerry Siegel e Joe Shuster, figli di immigrati ebrei in America. La storia delle origini dell’Uomo d’Acciaio è modellata su quella di Mosè, eroe ebraico per antonomasia. Salvati in fasce da un eccidio, entrambi vengono adottati e, raggiunta l’età adulta, ricevono la loro missione in un eremo, il monte Horeb per Mosé, la Fortezza della Solitudine al polo nord per Superman. Pur affondando le proprie origini nel mediterraneo, tuttavia, la sua condizione d’immigrato fa dell’Uomo d’Acciaio l’esaltazione della più genuina cultura statunitense.

Si fa fatica, però, a pensare che l’attuale situazione sociopolitica americana rispecchi i valori rappresentati da Superman. Il Presidente è un aperto suprematista bianco. Nel 2017, a Charlottesville, il ku klux klan causa la morte di una manifestante per i diritti dei neri. L’anno successivo circa duemila bambini vengono strappati ai genitori sul confine tra Messico e Stati Uniti per la politica di tolleranza zero di Trump nei confronti degli immigrati clandestini.

No, questa non è l’America di Superman. Non è il paese che accoglie gli immigrati permettendogli di mettere a frutto tutto il loro potenziale. Qual è dunque l’idea alla base di Brightburn? Quella di mettere in scena l’alieno perseguitato dagli intolleranti? No, già fatto, più e più volte. Qui la provocazione è un’altra ed è molto più sottile di quanto non sembri. Stavolta è Superman ad essere malvagio. Questo è l’immigrato attraverso lo sguardo xenofobo, questo è ciò che il razzismo sta facendo a Superman, lo sta trasformando in un mostro da temere.

7 milioni di dollari di budget non basterebbero a coprire neanche il catering di un blockbuster hollywoodiano e il regista David Yarovesky deve arrangiarsi con quello che ha. Camera a mano che respira insieme ai personaggi per rendere più coinvolgente e realistica la storia. Scorci da indie movie nella fattoria dove precipita il neonato extraterrestre e qualche malinconica nota di pianoforte a rimandare al trailer de L’Uomo d’Acciaio, promessa non mantenuta per il reboot di Superman uscito sei anni fa.


Viene buttata qua e là qualche tematica non troppo approfondita. Pulsioni sessuali adolescenziali gestite male, il giovane protagonista esposto alle armi da fuoco. Tutto procede verso l’inesorabile destrutturazione della famiglia. L’horror è diventato l’unica via di scampo all’esaltazione del nucleo famigliare ormai abusata sul grande schermo.

Quando si tratta di tirare le somme e mettere in scena qualcosa d’interessante, il film cala le braghe e mostra tutta la sua modestia, si riduce ad un Venerdì 13 qualunque con un piccolo Jason Voorhees che si esibisce in appena un paio di sequenze gore. Yaroveski deve lasciare fuori campo ciò che il budget non gli permette di mostrare, deve limitare al minimo gli effetti digitali e ricorre a quelli pratici per quel pizzico d’exploitation che si concede. Troppo poco per giustificare il prezzo del biglietto o per dire qualcosa di davvero diverso sul tema supereroi. Il finale lascia uno spiraglio per un sequel, magari l’idea è quella di un assemble di superesseri in versione horror. Pur apprezzando la provocazione, però, più che di un piccolo profugo che viene a farci del male, in questo momento avremmo più bisogno di Superman, l’originale, l’unico e il solo. Se non ora, quando?

L'angelo del male - Brightburn

5.3

Regia

6.0/10

Sceneggiatura

4.0/10

Cast

5.5/10

Effetti visivi

6.0/10

Colonna sonora

5.0/10

Pros

  • Gli effetti pratici funzionano bene, quelli digitali ridotti al minimo

Cons

  • Lo spettacolo visivo è troppo misero
  • Si riduce ad essere uno slasher qualunque con un appena un paio di sequenze davvero horror
  • Gli spunti tematici non sono sviluppati bene
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