Recensione La Bambola Assassina, Chucky sfida Toy Story e Annabelle

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 4 minuti

Prima di suicidarsi, l’impiegato di una fabbrica cinese riprogramma un bambolotto Buddi per assumere una personalità violenta e priva di scrupoli. Karen, una madre single che lavora in un centro commerciale, viene in possesso del giocattolo e lo regala a suo figlio Andy. L’intelligenza artificiale di Chucky, come viene ribattezzato il bambolotto, lo trasformerà lentamente in una macchina assassina.

Titolo originale: Child’s Play
Genere: horror
Regia: Lars Klevberg
Cast: Aubrey Plaza, Mark Hamill, Gabriel Bateman, Brian Tyree Henry, Tim Matheson, Trent Redekop
Paese: USA, Canada, Francia
Durata: 90 min.
Casa di produzione: Orion Pictures, BRON Studios
Distribuzione Italia: Midnight Factory
Data di uscita Italia: 19 giugno 2019
Data di uscita USA: 21 giugno 2019

Non chiamatelo reboot. La saga originale de La Bambola Assassina, creata da Don Mancini e iniziata 31 anni fa, è attualmente in corso. Giunta al settimo capitolo, l’epopea del sanguinario bambolotto Chucky è passata progressivamente dal grande schermo al canale più ristretto del direct-to-video e proseguirà in una serie tv per Syfy channel, la più degradata delle banlieue per nerd. Troppo poco, troppo di serie B per un franchise horror così iconico, devono aver pensato i produttori. Con il Conjuring Universe, Jason Blum e James Wan hanno tracciato la strada per elevare l’emarginato genere horror a blockbuster multimilionario. E allora, mentre Don Mancini accontenta la fan-base più radicale proseguendo la sua storia nei bassifondi del mainstream, Chucky viene rilanciato al cinema con una rilettura per le nuove generazioni.

La sfacciataggine mostrata dalla campagna promozionale ha fatto breccia. In ottica box-office, si profila una carneficina tra giocattoli. Chucky dovrà vedersela con Toy Story 4 e Annabelle 3, in uscita nelle stesse settimane. Non c’è storia. La Bambola Assassina non ha né possibilità né pretese di vittoria contro il colosso Disney-Pixar e lo spin-off del Conjuring Universe. Proprio per questo motivo fanno particolarmente simpatia i poster nei quali Chucky uccide Woody, spara a Buzz Lightyear e decapita Annabelle. E’ Davide che sputa in faccia a Golia con un pizzico di sana incoscienza e la consapevolezza di non aver nulla da perdere.

Il film originale era una metafora sul consumismo galoppante inizio anni ’80. Chucky era un’estensione del lato oscuro del piccolo Andy, materialista e privo delle giuste coordinate morali, tanto che gli omicidi risultavano sempre ambigui e il bambino poteva sembrare il vero colpevole. La metafora si è evoluta negli episodi successivi ma c’è sempre stato un distacco rassicurante tra l’individualità di Andy e quella di Chucky in cui si nasconde lo spirito del serial killer Charles Lee Ray (Brad Dourif). Si tratta quindi di due personalità fondamentalmente diverse e il rapporto tra bambino e giocattolo non è poi così simbiotico. In tal senso, il remake è più coerente. Il nuovo Chucky (con la voce di Mark Hamill, il Luke Skywalker della saga di Star Wars) è un Amazon Echo con le braccia e le gambe. Per quale motivo venga programmato per poter diventare violento e sboccato chiedetelo alla vostra sospensione dell’incredulità.

Non c’è niente di sovrannaturale nel nuovo Chucky. Si tratta di un’intelligenza artificiale che assorbe le informazioni del suo proprietario e le rielabora in maniera contorta. Il tema quindi non è più il consumismo bensì il nostro rapporto ossessivo con una tecnologia sempre più invasiva e il trattamento dei dati personali. Per farla breve, il remake de La Bambola Assassina sembra un episodio di Black Mirror. Siamo quindi di fronte all’ennesimo film su un’IA che esce di testa e diventa una minaccia? Sì. E, a conti fatti, nonostante la banalità del concept, funziona benissimo.

Il regista norvegese Lars Klevberg si muove con disinvoltura tra horror e humour anche se la cifra comica non ha nulla a che vedere col politicamente scorretto e il turpiloquio della saga originale. Qui il pubblico ride grazie alle gag splatter surreali e ad una vicenda che vira alla black comedy adolescenziale. Emblematico il momento di metacinema in cui Andy e i suoi amici stanno guardando esaltatissimi Non aprite quella porta e Chucky decide di imitare Leatherface, pioniere del sottogenere slasher.

Don Mancini si è dissociato dalla resa finale del remake per alcuni risvolti narrativi. In effetti, se la sua saga sevizia in modo sadico il concetto di famiglia e si accanisce senza pietà sui protagonisti, la nuova versione presenta un epilogo salvifico e consolatorio. Andy è un personaggio più positivo rispetto alla sua controparte originale, nonostante una situazione famigliare molto simile, ed ha quello che gli mancava nel film dell’88: gli amici. Lo showdown finale gioca sul sicuro seguendo il modello Stranger Things e manda a casa un pubblico sollevato e divertito anziché inquietarlo fino in fondo.

La Bambola Assassina

7.1

Regia

7.0/10

Sceneggiatura

6.5/10

Cast

7.5/10

Effetti visivi

7.5/10

Colonna sonora

7.0/10

Pros

  • Il nuovo concept tecnologico e anche più coerente rispetto a quello sovrannaturale del film originale
  • Buon equilibrio tra dinamiche horror-splatter e umorismo
  • La scena metacinematografica su Non aprite quella porta è memorabile

Cons

  • Il finale è troppo consolatorio e denota poca cattiveria

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