Recensione Annabelle 3, il Conjuring Universe si espande

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 4 minuti

I coniugi Ed e Lorraine Warren, investigatori del paranormale e demonologi, sono venuti in possesso della bambola posseduta Annabelle, la fanno esorcizzare da un sacerdote e la chiudono in una teca di vetro nella loro stanza dei manufatti. Tre anni dopo, costretti ad assentarsi per seguire un caso, i Warren lasciano loro figlia Judy alle cure della baby-sitter Mary Ellen a cui si unisce la sua amica Daniela. Annabelle verrà liberata dalla sua teca e risveglierà le forze del male in tutti i manufatti della stanza.

Titolo originale: Annabelle comes home
Genere: horror
Regia: Gary Dauberman
Cast: Vera Farmiga, Patrick Wilson, McKenna Grace, Madison Iseman, Katie Sarife, Michael Cimino
Paese: USA
Durata: 106 min.
Casa di produzione: Atomic Monster, New Line Cinema, RatPac-Dune Entertainment, The Safran Company
Distribuzione Italia: Warner Bros.
Data di uscita Italia: 3 luglio 2019
Data di uscita USA: 26 giugno 2019

Uno spin-off per generare altri spin-off. E’ questa la ragion d’essere principale di Annabelle 3, espandere il Conjuring Universe introducendo nuove proprietà intellettuali da esplorare nei prossimi film della saga. Il franchise horror creato da James Wan trae spunto dalle inchieste “documentate” dei coniugi Ed e Lorraine Warren (quest’ultima scomparsa lo scorso aprile mentre il marito è morto nel 2006) secondo le quali i due ricercatori del paranormale avrebbero esorcizzato demoni, assassini e cimiteri infestati oltre ad aver “certificato” la possessione della bambola Annabelle, qualunque cosa significhi. La pretesa di realizzare film tratti da fatti reali è un mezzuccio facile per suggestionare il pubblico con il rischio di dare troppo credito agli Adam Kadmon e ai maghi d’Arcella di questo mondo.

Le indagini dei Warren sono il pretesto perfetto per tirar fuori nuovi brand da sviluppare in saghe parallele e fruibili a se stanti. Annabelle è stato il primo spin-off, poi abbiamo avuto The Nun, la suora indemoniata, ed è in preparazione un film sull’Uomo Storto. Annabelle 3 è quasi interamente ambientato nella casa dei Warren ed è costruito a tavolino per introdurre nuove creature sovrannaturali, il Traghettatore, la Sposa, l’Armatura del Samurai, un Mastino Infernale e quant’altri. Anzi, la bambola Annabelle resta piuttosto in disparte e perde lo scontro a distanza con La Bambola Assassina e le inquietanti marionette di Toy Story 4, molto più centrali nei rispettivi film attualmente nelle sale.

In questo manifesto programmatico sfacciatamente product placement, James Wan e il regista e co-sceneggiatore Gary Dauberman, innestano un teen horror con gli stessi ingredienti del resto della saga, un minestrone di cliché del genere, una sfilza di effetti jumpscares e, per la prima volta, una certa dose di umorismo. Nessun sottotesto da sviscerare, nessuna metafora da interpretare, solo un tunnel dell’orrore coi mostri che fanno ‘Bù!’ al pubblico per suscitare spaventi che si stemperano ridendo, una paura che resta in sala e che non ti porti a casa con te.

Dauberman, già sceneggiatore di Annabelle 2, The Nun e IT, esordisce qui alla regia e se la cava piuttosto bene seguendo per filo e per segno le convenzioni del genere, sia nella struttura che nell’innesco dei meccanismi della paura. Per imbastire un buon horror è anzitutto necessario creare una buona interrelazione tra i protagonisti. I coniugi Warren hanno la bella idea di lasciare la figlia di dieci anni Judy e la sua baby-sitter Mary Ellen da sole in una casa piena di manufatti maledetti. Come se non bastasse, Judy pare avere poteri psichici come la madre mentre Danielle, amica di Mary Ellen, non ha superato un lutto famigliare ed è fin troppo attratta dal paranormale. Sulle spalle del giovane Bob finisce tutto l’alleggerimento comico della vicenda.

La tensione sale lentamente e Dauberman somministra gradatamente creature sovrannaturali e momenti terrificanti, senza alcuna fretta, stemperando sempre tutto con qualche risata, fino all’escalation conclusiva. La macchina da presa si muove con eleganza tra i corridoi della casa e, spesso, la soggettiva è quella delle giovani protagoniste per creare un maggior coinvolgimento sensoriale nel pubblico. Gli elementi horror vivono di espedienti pratici vecchia scuola e pochissimo digitale. Sedie a dondolo che si muovono da sole, crocifissi che si rovesciano, porte che sbattono, figure che transitano nello specchio, perfino il buon vecchio fumo illuminato. Trucchetti facili che rientrano nei 27 milioni di dollari di budget, garanzia di un facile successo al box-office.

Una volta terminato il giretto nella casa stregata, però, quel che resta tra le mani è ben poco. E’ un prodotto su misura per i teenagers, con un body count che resta fermo a zero, una moraletta facile facile e, quel che è peggio, un lieto fine edificante e consolatorio che lascia il pubblico più sollevato che turbato e ammazzerebbe qualunque horror. La vera eredità del film è il materiale per almeno altri dieci anni di spin-off.

Annabelle 3

7.2

Regia

8.0/10

Sceneggiatura

5.5/10

Cast

7.5/10

Effetti visivi

7.5/10

Colonna sonora

7.5/10

Pros

  • Film tutto sommato divertente, gli effetti jumpscares funzionano bene
  • I giovani protagonisti sono tutti molti bravi e promettenti
  • La regia dell'esordiente Dauberman è elegante e misurata
  • Efficaci gli effetti pratici vecchia scuola

Cons

  • La prima ragion d'essere del film è il product placement per i prossimi spin-off
  • Lieto fine, body count azzerato e moraletta scontata uccidono l'horror e consolano il pubblico

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