Rambo: Last Blood Recensione, tornare a casa in un mondo di morte

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 4 minuti

Anche se è ancora traumatizzato per le terribili esperienze vissute in guerra, John Rambo sembra aver finalmente trovato una parvenza di pace nel ranch in cui vive insieme alla sua famiglia adottiva di origine messicana, la signora Maria e sua nipote Gabrielle. Nonostante John glielo sconsigli, la ragazza decide di recarsi in Messico alla ricerca di suo padre ma viene catturata da un cartello criminale e finisce in un giro di prostituzione. Rambo deve quindi trasformarsi di nuovo in una micidiale macchina da combattimento per tentare di salvarla.

Titolo originale: Rambo: Last Blood
Genere: azione, avventura, thriller
Regia: Adrian Grunberg
Cast: Sylvester Stallone, Paz Vega, Yvette Monreal, Sergio Peris-Mencheta, Louis Mandylor, Oscar Jaenada, Adriana Barraza
Paese: USA
Durata: 101 min.
Casa di produzione: Lionsgate, Millennium Films, Balboa Productions, Campbell Grobman Films, Dadi Film Group, NYLA Media Group, Templeton Media
Distribuzione Italia: Notorious Pictures
Data di uscita Italia: 26 settembre 2019
Data di uscita USA: 20 settembre 2019

Sylvester Stallone è un padre dalla scorza dura ma dal cuore tenero per i suoi figli prediletti, Rocky Balboa e John Rambo. Li mette sempre a dura prova per rafforzarli, indurirli, prepararli alle sfide durissime che li aspettano alzando l’asticella di volta in volta, ma poi gli riserva sempre il lieto fine e si scopre tanto malato d’amore per loro che non riesce proprio a lasciarli andare. Aveva detto di aver chiuso con Rocky dopo il quinto episodio, poi dopo il sesto, poi dopo Creed 2, e adesso sta già pensando ad un nuovo spin-off. E anche questo Last Blood, che fin dal titolo vuol chiudere il cerchio con First Blood, il capostipite del 1982, potrebbe non essere davvero “l’ultimo sangue” per Rambo. Sly ha infatti dichiarato che, in caso di successo al box-office, potrebbe realizzarne un altro. O, forse, si è reso conto di non aver tirato fuori un finale degno della saga e vuol riprovarci.

Fin dalle prime battute, in cui vediamo il protagonista fare il cow-boy nel suo ranch, ci si rende conto che, a differenza degli episodi precedenti, non siamo di fronte ad un film di guerra ma ad un western tutto proteso alla resa dei conti finale. Con una tale struttura, il problema è dare carne e sangue al resto della storia e alzare la tensione fino allo showdown conclusivo. La prima mezz’ora se la prende la giovane Gabrielle (Yvette Monreal), è lei il motore emotivo, è alla sua vicenda che dobbiamo affezionarci per poterci indignare ed empatizzare con la rabbia di Rambo verso i cattivi. E sono cattivi stupidi che si comportano in maniera insensata. Lasciano in vita Rambo quando potrebbero ucciderlo, scelta illogica e poco realistica considerata la ferocia dei cartelli messicani (e centro-sudamericani più in generale). E, alla fine, vanno a cacciarsi di propria volontà nel trappolone telefonatissimo dell’avversario.

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Quando Rambo entra in azione non è più la macchina da guerra tutto istinto che eravamo abituati a veder muoversi nella giungla o nel deserto. E’ più un antieroe hard-boiled sul genere del Punitore della Marvel che interroga i cattivi a grugno duro e poi li uccide con iperviolenza a tratti rapida e a tratti sadica. Tutto questo, però, viene messo in scena senza grosse idee, in maniera molto convenzionale, quasi stessimo guardando un Taken qualunque. Adrian Grunberg aveva precedentemente diretto il più convincente Viaggio in paradiso, con Mel Gibson, altro western contemporaneo ambientato in Messico, ma qui non riesce a dare una vera anima al film, intrappolato in una serie di dinamiche troppo generiche e risapute.

Alcune recensioni stanno accusando il film di razzismo, di mostrare solo la parte oscura del Messico e di mettere in scena in maniera allusiva un americano che difende il suo ranch dall’invasione dei messicani. La situazione sociopolitica negli USA è nota e il film può certamente prestare il fianco ad interpretazioni di questo tipo ma, a ben guardare, non c’è alcuna malafede. Rambo vive con due donne messicane. Ci si muove solo tra la criminalità messicana perché c’è bisogno di quella per raccontare la storia, la polizia locale è corrotta perché altrimenti non ci sarebbe bisogno dell’eroe e la giornalista interpretata da Paz Vega non serve assolutamente a nulla se non a mostrare il volto onesto e, naturalmente, girl empowering delle istituzioni messicane.

L’home invasion finale ricorderà Cane di paglia di Sam Peckinpah ai più vecchi e Mamma, ho perso l’aereo ai più giovani. Tematicamente si avvicina molto a Skyfall. Qui si sfocia in uno splatter esageratissimo e compiaciuto come neanche negli horror più estremi. Ma tutto dura neanche dieci minuti. A mettere insieme tutta l’action del film non si hanno nemmeno venti minuti di girato.

Il soldato è tornato a casa. Quantomeno ad una casa, ha trovato una famiglia e lotta per difenderla. Questo era il tema centrale ed è stato sviluppato in maniera troppo superficiale puntando più sulle dinamiche di una scialba storiella di vendetta che sul percorso del protagonista la cui introspezione è fatta solo di rapidissimi flashback post-traumatici. Può essere accettabile come mediocre episodio di mezzo della saga, un Rambo 3 qualunque, ma se doveva essere l’epica, malinconica fine di un viaggio tormentato si dimostra del tutto insoddisfacente.

NerdPlanet consiglia...
Se volete recuperare i precedenti film della saga, li trovate qui.

Rambo: Last Blood

5.3

Regia

5.0/10

Sceneggiatura

5.0/10

Cast

5.0/10

Effetti visivi

6.5/10

Colonna sonora

5.0/10

Pros

  • L'iperviolenza è un gustoso guilty pleasure

Cons

  • La sceneggiatura è generica e convenzionale
  • Poca action e l'home invasion finale è piuttosto rapida
  • Il tema del soldato che finalmente torna a casa andava sviluppato meglio
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