Quentin Tarantino parla di arte, musica, scrittura e del suo ritiro dalle scene

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Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino, Matera e Padova. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino, Matera e Padova. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

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Questa settimana alla conferenza Adobe Max tenutasi a San Diego, il regista Quentin Tarantino ha annunciato il suo ritiro dalle scene dopo la realizzazione del suo decimo film. Ma durante la conferenza, il regista non ha parlato solo di questo, ha anche spiegato come lui consideri la scrittura, la musica e insomma, l’intero processo creativo che porta alla realizzazione di un film inteso come opera d’arte.

Da Pulp Fiction a Kill Bill e Le Iene, Tarantino ha scritto e diretto alcuni dei più iconici film nel periodo di tempo a cavallo tra due millenni. Parlando alla conferenza Adobe MAX, egli ha spiegato quanto sia importante per lui tutto ciò che costituisce il processo creativo, dalla scrittura alla musica, dalla fotografia  alle arti visive in generale.

Sappiamo che Tarantino non ha mai frequentato una scuola di cinema, e quando nel 1987 ha realizzato “My Best Friend’s Birthday” ha iniziato a sperimentare la sua arte con una videocamera a 16 mm. “Ho preso in prestito una videocamera da un ragazzo che conoscevo solo di vista, e così ho iniziato a realizzare il cortometraggio. Ci stavo lavorando da un paio di settimane quando ho visto che un film indipendente, Stranger than Paradise di Jim Jarmush, e così ho pensato di poterlo rielaborare. Perciò ha lavorato per tre anni riprendendo filmanti in 16mm”, ha detto alla platea della conferenza. “Così terminai il lavoro e penso di aver imparato così a realizzare un film, in quei tre anni, spendendo 3000 dollari, molto più economico di una scuola di cinema, e sicuramente molto più formativa come esperienza”.

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Per quanto riguarda la scrittura, Tarantino ha affermato che ogni suo film inizia con lui seduto con una penna e un foglio bianco. “L’unico film che ho adattato da qualcosa che qualcun altro aveva scritto è stato Jackie Brown. Amo Jackie Brown e sono molto contento del successo che ha avuto, ma sono poco soddisfatto al pensiero che non l’ho scritto io”, afferma il regista. “Sapendo ciò, tutti i miei lavori successivi sono nati da me con quella penna e quel foglio bianco di carta e con tutto quello che avevo in testa, questo è davvero gratificante”.

Altra caratteristica fondamentale delle opere di Tarantino sono, sicuramente, le colonne sonore, e la cura minuziosa che egli impiega nella scelta di queste. Inoltre, egli stesso afferma di accompagnare il suo personale processo creativo con una specifica selezione musicale: “Quando inizio un nuovo lavoro vado nella mia stanza musicale dove ho una grande collezione di vinili. Qui cerco il ritmo e il beat del film, quello che possa ispirarmi”.

Intervistato durante la conferenza da Ann Lewnes, Tarantino ha confermato, poi, la sua volontà di ritirarsi dopo la realizzazione del suo decimo film (fino ad ora ne ha diretti otto). Ha inoltre confermato di star lavorando a un progetto attorno alla fascinazione che egli subisce dagli anni ’70, ma non sa ancora quale sarà la forma che il progetto assumerà.

Chiedendo di definire il successo, il regista ha affermato di voler essere considerato non solo un regista, ma un artista e “uno dei migliori filmmaker che siano mai esistiti sulla faccia della terra“. Inoltre ha asserito di voler vedere la gente godere dei suoi film decine e decine di anni dopo che questi siano stati realizzati. “Recentemente ho pensato a una cosa. Ero in Francia ad un festival ed ero seduto in questo teatro stracolmo di gente, guardando The General di Buster Keaton, e tutti lo amavano. Il film è meraviglioso, tutti ridevamo e ci divertivamo, e c’era anche un bambino che rideva con il pubblico adulto in sala. Allora ho pensato ‘Wow se sessant’anni dopo la mia morte, ottant’anni dopo la realizzazione di un mio film, se ancora questi saranno trasmessi e le persone avranno voglia di vederlo come io ho desiderato vedere The General, questo sarebbe davvero, davvero eccezionale’ “. 

 

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