Nolan, la trilogia del Cavaliere Oscuro e il “lusso del tempo” (che non c’è più)

Cinema
Giorgio Paolo Campi
Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta". E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta". E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

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Dopo il suo esordio al lungometraggio con Following (1998), crime drama dalle tinte noir, Christopher Nolan con la sua attività successiva (Memento, la trilogia del Cavaliere Oscuro, Insomnia, The Prestige, Inception, Interstellar) si è ritagliato una nicchia nell’olimpo hollywoodiano e si è indubitabilmente affermato come uno degli sceneggiatori-registi più capaci ed apprezzati nel panorama cinematografico odierno, riconfermando questo primato la scorsa estate con la sua ultima fatica, Dunkirk, war-drama estremamente lucido e potente.

La sua trilogia dedicata alla figura del crociato incappucciato rimane una delle migliori e più importanti opere cinematografiche ispirate al mondo dei comics; essa venne concepita e sviluppata in un lungo periodo di tempo, che dal marzo 2004 – data d’inizio delle riprese di Batman Begins (ma Warner Bros. aveva assunto Nolan per girare un film dedicato a Batman già nel gennaio 2013) – giunse fino al 20 luglio 2012, giorno in cui The Dark Knight Rises, terzo ed ultimo capitolo, uscì nelle sale cinematografiche statunitensi. In tutto dunque poco più di otto anni, scanditi dall’uscita dei tre film rispettivamente nel 2005 (Batman Begins), nel 2008 (The Dark Knight) e nel 2012 (The Dark Knight Rises, per l’appunto).

Sin da quel (non troppo) lontano 2012 molto però sembra essere cambiato ad Hollywood, ed in particolare per quanto riguarda il frangente cinecomics. Numerosissimi film dedicati a personaggi dei fumetti hanno visto la luce in questi ultimi anni: il MCU è cresciuto a dismisura, mentre DCEU e 20th Century Fox tentano di tenere il passo, tra continui tentativi e buchi nell’acqua, tra apprezzamenti del pubblico e pesanti insuccessi economici. Le tempistiche delle produzioni hanno subito una significativa accelerazione, ed è raro che trascorrano più di due anni tra una pellicola e il suo sequel diretto; inoltre, bisogna considerare che nella dinamica degli universi narrativi (ora forse più sentita che mai, con la fremente attesa per Avengers: Infinity War), a diverse saghe corrispondono blocchi di narrazione che si integrano tra loro: accade così che alcuni personaggi possano comparire in due film o anche più in un arco di tempo ristretto ad uno o due anni.

Nella giornata di ieri, mentre era ospite del giornalista Edith Bowman durante il BAFTA: A Life in Pictures Event, Nolan si è trovato a discutere, tra molti argomenti, anche delle differenze che intercorrono tra le attuali produzioni cinematografiche di cinecomics e la sua trilogia; secondo le sue parole, due dei fattori che segnano il discrimine tra l’orizzonte odierno e la scorsa decade sono per l’appunto la questione del tempo e la problematica da esso derivante, che interessa la pressione esercitata sulle capacità creative e sfocia in una penalizzazione di queste ultime:

“[Il tempo, ndr] E’ un privilegio ed un lusso che i filmmaker non si possono più permettere. Credo che [la mia trilogia, ndr] sia stata l’ultima occasione in cui qualcuno potesse dire ad uno studio: “Potrei farne un altro, ma ci vorranno quattro anni”. C’è troppa pressione sui programmi di uscita perché le persone lo facciano ora, ma dal punto di vista della creatività è un enorme vantaggio. Noi abbiamo avuto il privilegio e il vantaggio di svilupparci come persone e come narratori e poi riunirci nuovamente insieme.”

 La fiducia e il tempo che Warner Bros. affidò a Nolan gli concessero l’occasione di girare ben altri due film negli interstizi tra in capitolo e l’altro della trilogia: The Prestige (2006) e Inception (2010); non solo: gli enormi capitali degli studios (il budget complessivo della trilogia supera i 580 milioni di dollari) vennero in quel caso messi a disposizione di una produzione che riuscì magistralmente a coniugare la volontà di definire un progetto autoriale di ricerca artistica e registica, caratterizzato da una complessiva e personale concezione della figura del Cavaliere Oscuro e dei personaggi che gli orbitano intorno, con le più prosaiche esigenze di mercato: cosa che, a quanto pare, appare sempre più difficilmente realizzabile ora.

 

Fonte: Deadline

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