“More of IT” 3/11 – La sofferenza corale dei Denbrough

Cinema
Giorgio Paolo Campi
Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta". E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta". E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

Tempo di lettura: 4 minuti

Bentornati ad un nuovo appuntamento con “More of IT”! La scena di cui ci occuperemo oggi, intitolata Denbrough family dinner, sembra fare pendant con quella dello scorso appuntamento, dedicata a Stanley Uris, nel suo ruolo descrittivo e di caratterizzazione dei personaggi. In particolare, in questo caso, è il rapporto del giovane Bill Denbrough con i suoi genitori ad essere rappresentato, e la sequenza – reputata poi sacrificabile nell’economia del film e interamente tagliata – è utile a delineare un significativo insight nelle psicologie dei personaggi presenti e a conferire un maggiore e più realistico dinamismo ai rapporti famigliari dei Denbrough.

Nel theatrical cut del film, dopo l’immane tragedia della morte di Georgie, la narrazione si apre a ventaglio, presentando gli altri protagonisti singolarmente e insieme approfondendo le loro reciproche interrelazioni, lasciando visibile solamente in filigrana, per la prima parte del film, il terribile evento. Ciò che ci riporta allo snodo iniziale della vicenda sono soltanto la rabbia e il desiderio di Georgie di trovare suo fratello, che scandiscono come cupi rintocchi l’estate dei Perdenti. Due sono i punti fondamentali su cui è utile focalizzare l’attenzione; in primo luogo, una delle differenze più significative che Muschietti ha voluto mantenere rispetto al romanzo risiede proprio nelle modalità dell’omicidio di Georgie: in quest’ultimo il corpo del bambino non venne interamente trascinato nelle fognature e inghiottito da It, ma – privo del braccio sinistro – fu raccolto da un passante di nome Dave Gardener; l’effettiva causa del decesso, dunque, fu il dissanguamento.

Muschietti, privando Bill Denbrough e i suoi genitori della possibilità di vedere il corpo di Georgie, sembra sottrarre ad essi la certezza stessa della sua morte, che viene a mancare di prove certe ed inequivocabili. In un contesto di estrema crisi, quale quello di un lutto per la perdita di un famigliare, l’assenza di una certezza definitiva può giungere ad assumere le più svariate forme, a seconda delle differenti strategie di elaborazione del lutto: se Zack (Geoffrey Pounsett) e Sharon Denbrough (Pip Dwyer) si chiudono in un silenzio disperato e nella rassegnazione verso ogni confronto con il problema, nel caso di Bill (Jaeden Lieberher) la volontà di trovare il fratello e il desiderio (anche se molto poco realistico) di salvarlo divengono un inesauribile carburante per le sue azioni, ed in definitiva è grazie a questi e all’intraprendenza che ne deriva che egli riesce ad affermarsi come leader del gruppo dei Perdenti.

Per come viene rappresentata nel theatrical cut, la morte di Georgie sembra essere una tragedia dal respiro quasi personale, individuale, che riguarda e tocca solamente Bill, mentre l’impatto che potrebbe aver avuto sugli altri membri della famiglia viene lasciato in secondo piano; l’unica scena in cui ci si trova a confronto con questa realtà è quella dello scontro tra padre e figlio, ovvero tra la rassegnazione di Zach davanti alla morte di Georgie (“[…] he’s dead. There’s nothing we can do, nothing!”) e l’entusiastico tentativo di Bill di trovare perlomeno una spiegazione ad una altrimenti incomprensibile scomparsa, utilizzando i tubi di plastica appartenenti al suo criceto per riprodurre le gallerie della rete fognaria di Derry e ripercorrere l’ipotetica discesa del fratello.

La nostra sequenza, “Denbrough family dinner”, ha invece lo scopo di espandere la dimensione di questa tragedia allargando l’interesse rispetto al solo Bill e mostrando i suoi effetti sui parenti più stretti di Georgie, attraverso un copione – supportato da ottime prestazioni attoriali – denso di drammaticità che porta alla luce la perenne e struggente attualità del dolore legato alla perdita di un figlio. Sin dal titolo, chiaramente e amaramente ironico, si intuisce che ad essere seriamente minata è la normale vita quotidiana di una famiglia che valica il confine dell’ordinarietà solo grazie all’infausta presenza di It: le normali “cene di famiglia” si tramutano così in interminabili silenzi pregni di imbarazzo e di tensione. Ancora una volta, sulle spalle dei protagonisti preadolescenti pesa la gravità di scelte e atteggiamenti genitoriali egoistici, che non paiono nemmeno tentare di avvicinarsi alle esigenze dei figli: Zack e Sharon, raccolti e concentrati sulla morte del loro secondogenito, trascurano aspettative e desideri di Bill.

L’onnipresenza e la ricorrenza del triste pensiero della morte di Georgie, nelle menti dei Denbrough, sono suggerite dalla regia: la sequenza si apre sottolineando che è un giorno di pioggia e inquadrando un tombino, riconducendo subito lo spettatore alla scena d’apertura del film; quando ci si sposta all’interno di casa Denbrough, i riferimenti non cessano: il pianoforte su cui Sharon suonava è ora chiuso e ricoperto da uno spesso strato di polvere, mentre Georgie – dall’interno di una fotografia – guarda in camera, come a voler coinvolgere persino lo spettatore nella sofferenza.

L’idea che complessivamente sembra emergere è quella di un’estrema staticità: ciò che sopravvive di Georgie sono solo istantanee, immobili fotografie di un momento, quello dell’infanzia, in cui il bambino rimane confinato, dal momento che non ha potuto attraversarlo, viverlo, superarlo serenamente. Similmente, l’inazione sembra essere il primo e principale effetto del lutto su Sharon, che ha smesso di dedicarsi al pianoforte, o sulla famiglia in generale, che rifiuta di spostarsi nel viaggio per le vacanze, poiché quel momento era atteso con trepidazione dal piccolo Georgie: questo è l’argomento di discussione del breve dialogo tra Bill e i genitori che viene presentato nei secondi successivi.

E’ significativo che proprio questo dettaglio venga ripreso in un’altra scena eliminata, che sarebbe dovuta essere posizionata alla fine della pellicola (e di cui ci occuperemo più avanti): dopo i saluti finali tra Bill e Beverly, il ragazzo fa le valigie e parte con i suoi genitori proprio per quel viaggio a proposito di cui si discute in “Denbrough family dinner”. In questo modo prende vita una colorita sottotrama, che riesce elegantemente ad introdurre nella vicenda dei personaggi per così dire “laterali”, ma il cui dramma trova in queste sequenze una degna rappresentazione.

“Denbrough family dinner”

One can truly feel the pain and the scar that is a constant reminder for the Denbrough family.Great acting in this! 🌹 Georgie ❤️😥🤡🎈🐢🎪🌌⛵️🚲🃏IT YouTube Channel ➡ bit.do/IT-YouTubeChannelIT on Instagram ➡ Instagram.com/ITthemoviesFacebook ➡ facebook.com/StephenKingIT

Pubblicato da IT su Sabato 23 dicembre 2017

Cosa ne pensate? Avreste voluto vedere queste scene all’interno del film al cinema, o siete soddisfatti dei tagli di Muschietti? Fatecelo sapere con un commento! Arrivederci a presto per il quarto appuntamento con “More of IT”!

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