Miss Peregrine e la casa delle idee, riciclate

Cinema
Marco Pasqualini
Nato nel 1982 Marco è un ragazzo di città che ama la campagna più del multiplayer, pratica la monogamia su console, ne ama una alla volta anche se spesso si concede qualche scappatella su PC.

Nato nel 1982 Marco è un ragazzo di città che ama la campagna più del multiplayer, pratica la monogamia su console, ne ama una alla volta anche se spesso si concede qualche scappatella su PC.

Tempo di lettura: 4 minuti

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali è l’ennesima riprova che Tim Burton sia alla frutta. Inutile girarci attorno, ma ultimamente il solo Dark Shadows è stato l’eccezione che conferma la regola; per il resto il suo cinema soffre di una fiacchezza e di una stanchezza profonde. Senza voler essere per forza dei critici cinematografici snob e addentrarci in citazioni ricercate, la chiave di lettura di queste righe è appunto quella nerdiana e delle considerazioni che potrebbero balenare nella testa di coloro che hanno visto il film.

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Protagonisti tutto d’un pezzo 

È corretto iniziare con un detto famoso, ossia “È nato prima l’uovo o la gallina“, che in questo caso si traduce in “È stato scritto prima Miss Peregrine o One Piece?”. Coloro che conoscono almeno un po’ il manga giapponese si accorgeranno che gran parte dei personaggi del film siano copiati o nelle sembianze o nelle abilità/poteri dai personaggi “fruttati” del fumetto/anime.

Visto e considerato che solitamente l’autore Eiichirō Oda non ha mai nascosto di prendere delle idee un po’ qua un po’ là nella creazione di personaggi e ambientazioni, provando a cercare su google il risultato è contrario rispetto alle previsioni: la serie di libri di Ramson Riggs (il film ne è un adattamento) sono più recenti (2011) rispetto all’opera in corso giapponese. L’autore sembra aver fatto una specie di copia e incolla di alcuni dei personaggi e di non essersi nemmeno sbattuto nel diversificarli.

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Rispettivamente: Ella Purmell/Emma Bloom (che sembra più Alice di Alice nel paese delle Meraviglie) ha lo stesso potere di Miss Valentine della Baroque Works, Lauren McCrostle/Olive Abraholos Elephanta ha una sorta di potere elementale alla Ace Pugno di fuoco, il ragazzo scontroso, Finlay McMillan/Enoch O’Conner, che è una sorta di Dr Hogback e l’immancabile e imbarazzante Samuel Jackson/Mr Barron che, pur non avendo lo stesso potere, trasforma le proprie mani come il buon vecchio MR 2 sapeva fare.

Merita menzione Eva Green/Miss Peregrine, una specie di Charles Xavier che si può trasformare in uccello (esattamente in falco come Pell di Alabasta) che, conciata come Helena Bonham Carter nella sua peggior sciattezza,  incredibilmente riesce ad azzerare il suo immenso sex appeal.

Doveroso segnalare anche il protagonista Asa Butterfield/Jacob ‘Jake’ Portman (grazie a Dio non ha ottenuto il ruolo di Spiderman) il quale rimane costantemente sfigato dall’inizio alla fine della pellicola. Gli eventi non portano un netto riscatto personale o una grossa crescita di abilità, al contrario sembra un concentrato dell’inutilità di un Peeta Mellark a caso che alla fine del film risulta essere solo un ragazzo con meno paranoie rispetto a prima. Inoltre il suo aspetto magrolino, la pettinatura e le leve lunghe e sottili non possono non ricordare un personaggio di One Piece a caso, anche se in questo caso l’accostamento è forzato ma verosimile.

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Per quanto riguarda i mostri antagonisti anche qui c’è un bel po’ di citazionismo: si chiamano Vacui e sono un vero e proprio mix tra i necromorfi di Dead Space, Slenderman, le marionette del primo Devil May Cry e una dentatura esterna alla Alien. Il risultato di tutto ciò sono degli esseri, dipinti come micidiali e temibili, che fanno la figura dei polli in più occasioni e che non rappresentano poi nulla di veramente minaccioso per i protagonisti.

I personaggi e l’ambientazione principale (praticamente la casa degli X-Men negli anni ’40) nonostante la poca originalità sono aspetti funzionanti in questo meccanismo noioso e schricchiolante.

La trama di per sè non sarebbe nemmeno semplice da spiegare: un ragazzo, dopo la morte misteriosa del nonno (un Terence Stamp ai limiti del rincretinito che evidentemente ha accettato il ruolo solo per mettere su un gruzzoletto per comprarsi la PS4 PRO+VR), cerca di capire quanto di vero ci possa essere nelle storie a lui raccontate da piccolo cercando il posto in cui aveva passato l’infanzia (anche se sembra, NON E’ LA SINOSSI DI BIG FISH) e si imbatte in una casa abitata da ragazzi con abilità speciali gestita da una signora uccello con il potere di creare loop temporali.

Come ogni film di Burton, visivamente è sempre molto ispirato ma il difetto principale è una piattezza di ritmo che incita noia e sonnolenza, il tutto in uno svolgimento della storia talmente poco incisivo da non rendere nemmeno marcato il tifo verso la controparte dei buoni. In pratica tutto l’intero film è paragonabile a quando compri il pacchetto Sport di Sky: alla domenica ti aspetti di vedere il Real Madrid e alla fine ti rifilano un Chievo-Atalanta (e con la nebbia).

Ultime postille: nonostante il film sia pieno zeppo di CGI al limite dell’abuso, anche dove non sarebbe servita, nella scena verso la fine del film in cui Eva Green versione falco si libra nell’aria, la renderizzazione è tale da essere paragonata al livello del noto capolavoro Birdemic: il volatile sembra fatto di plastica e tenuto con un filo

Infine doveroso segnalare il doppiaggio: nella prima parte del film sono stati sbagliati ben due congiuntivi in maniera clamorosa. Sono lontani i tempi dei classici film, ispirati, di Tim Burton che lentamente sembra sempre di più assomigliare al suo amato Ed Wood, ma con budget alle spalle.

Miss Peregrine e la casa delle idee

4.2

trama

4.0/10

regia

4.0/10

fotografia

6.0/10

originalità

3.0/10

divertimento

4.0/10

Pros

  • Adatto ad un pubblico di bambini
  • Simpatica l'idea del loop temporale
  • Non sembra prendersi troppo sul serio

Cons

  • Trama banale
  • Personaggi stereotipati
  • Regia poco originale
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