Midway Recensione, raccontare “la” storia senza “una” storia

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 3 minuti

Il 7 dicembre 1941, la flotta aerea giapponese bombarda la base navale di Pearl Harbor spingendo gli USA ad abbandonare lo stato di neutralità ed entrare nella Seconda Guerra Mondiale. La battaglia aeronavale decisiva si svolge nel giugno 1942 presso le isole Midway, nel Pacifico. La flotta americana è guidata dall’ammiraglio Chester W. Nimitz, coadiuvato dall’ufficiale dell’intelligence Edwin T. Layton. Tra i piloti si distingue il coraggioso Richard “Dick” Best.

Titolo originale: Midway
Genere: guerra
Regia: Roland Emmerich
Cast: Ed Skrein, Patrick Wilson, Woody Harrelson, Luke Evans, Dennis Quaid, Aaron Eckhart, Nick Jonas, Mandy Moore
Paese: USA, Cina
Durata: 138 minuti
Casa di produzione: AGC Studios, Centropolis Entertainment, Entertainment One, RuYi Media, Starlight Culture Entertainment Group, Street Entertainment
Distribuzione Italia: Eagle Pictures
Data di uscita Italia: 27 novembre 2019
Data di uscita USA: 8 novembre 2019

Midway è la summa di alcuni dei generi e delle tematiche tanto cari a Roland Emmerich.

E’ un film catastrofico, anche se un conflitto aeronavale della Seconda Guerra Mondiale può risultare una bazzecola di fronte alle devastazioni planetarie che il regista tedesco ha messo in scena per mano di invasori extraterrestri, lucertoloni e cataclismi naturali, in attesa che ci faccia cadere nientemeno che la luna in testa nel suo prossimo lavoro.

Midway si apre col bignami del Pearl Harbor di Michael Bay, l’unico regista che, in quanto a catastrofismo su larga scala, se la gioca ad armi pari con Emmerich. I due film hanno in comune l’idea di mettere in scena un conflitto patinato, da vecchia Hollywood, che dev’essere anzitutto uno spettacolo cinematografico in cui le sequenze di battaglia risultano più ludiche che drammatiche. In un ibrido di effetti pratici e digitali, vengono ricalcate le inquadrature dei vecchi film di guerra in bianco e nero che servirono da modello anche allo Star Wars di George Lucas, a sua volta fonte di ispirazione di Emmerich in un cerchio che si chiude. Il regista scioglie finalmente la macchina da presa, esce dalla gabbia delle inquadrature fisse che lo contraddistinguono e non si limita a scegliere solo l’angolatura di ripresa anche se i movimenti di camera restano comunque molto limitati e poco coraggiosi.

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Midway è un film storico, ambientato in un’epoca che Emmerich non aveva ancora visitato. Con lui eravamo stati in una preistoria fantasy-avventurosa, nell’Inghilterra elisabettiana per una controversia sulle opere di Shakespeare, nella Guerra d’Indipendenza Americana, e nella New York anni ’60 durante i moti di Stonewall per i diritti degli omosessuali.

L’idea di raccontare fatti reali relativamente recenti, però, condiziona il regista che si sente troppo ammanettato e riverente alla verità storica, non si concede licenze e non romanza troppo la vicenda che diventa una docu-fiction rigida, ripetitiva e poco intimista. Una sfilza di interpreti enormi ha poco spazio di manovra per tratteggiare i rispettivi personaggi che si limitano a rispettare la loro funzione concettuale e la loro carica istituzionale restando monodimensionali ed è quasi impossibile empatizzare con loro. Raccontare la battaglia delle Midway significa inoltre avere per protagonisti un gruppo di uomini bianchi mentre l’unica figura femminile sta a casa ad aspettare il ritorno dell’eroe. Non esattamente in linea col girl empowerment in vigore.

Infine Midway è un film patriottico. Nonostante le sue origini, Emmerich è un autentico fan dell’American way of Life. Ha riunito paesi in conflitto sotto la guida degli USA nel Giorno dell’Indipendenza per sconfiggere gli alieni. Nella scena più “s”cult della sua filmografia, il colono Mel Gibson prende a bastonate i soldati inglesi con la bandiera a stelle e strisce. Ha messo insieme l’eroico Presidente USA Jamie Foxx e la guardia del corpo Channing Tatum per sbaragliare un commando terrorista.

E qui la questione si fa più complessa. Anche se Emmerich esalta le gesta degli eroi americani, si intuisce l’intenzione di fornire anche la prospettiva giapponese cercando di esaltarne i lati più nobili. Solo che si avverte sottotraccia il braccio di ferro tra il regista e i co-produttori cinesi. A tratti viene posto l’accento sul lato più crudele e spietato delle forze del Sol Levante. Nell’epilogo, il testo in sovraimpressione ricorda i cinesi massacrati dai giapponesi nei territori occupati e, un attimo dopo, il film viene dedicato sia ai soldati americani che a quelli giapponesi morti nel Pacifico in una contraddizione piuttosto imbarazzante.

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Midway

6.4

Regia

6.5/10

Sceneggiatura

4.5/10

Cast

6.5/10

Effetti visivi

8.0/10

Colonna sonora

6.5/10

Pros

  • Le scene di battaglia sono sontuose, patinate, vogliono essere prima spettacolo e poi dramma, anche se la regia di Emmerich è sempre troppo rigida.

Cons

  • Emmerich si attiene troppo ai fatti storici e non si prende licenze, non romanza, i personaggi restano troppo legati alla loro funzione istituzionale e non ci si affeziona a loro.

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