Men in Black – Will Smith non avrebbe dovuto recitare nel film

Cinema
Giorgio Paolo Campi
Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta". E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

Innamorato del cinema da quando a sei anni vide "I predatori dell'Arca perduta". E' in procinto di fondare una religione che proclami Macaulay Culkin il nuovo messia.

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E’ passato da poco il ventesimo compleanno di un indiscusso cult della fantascienza. Il 2 luglio 1997, infatti, usciva nelle sale Men in Black, blockbuster estivo prodotto da Amblin Entertainment e Columbia Pictures che si rivelò un enorme successo, raccogliendo 589 milioni di dollari in tutto il mondo. Furono prodotti successivamente due sequel (2002; 2012). Come regista della pellicola era stato scelto Barry Sonnenfeld. Per lui, nato come direttore della fotografia, Men in Black costituì uno dei primi esperimenti alla regia con una produzione imponente alle spalle.

La trama, perfettamente bilanciata tra elementi fantascientifici e comici, riguarda le dis-avventure di due membri di un’organizzazione segreta (i Men in Black) che regola le norme della convivenza di specie aliene sulla terra e dà la caccia a criminali intergalattici. I due protagonisti, per nascondere il proprio nome, secondo le regole dei MIB, si fanno chiamare Agente K (Tommy Lee Jones) e Agente J (Will Smith), nuovo arrivo nell’organizzazione.

Men in Black, oltre a costituire ormai un cult, insieme a Bad Boys (1995) e Independence Day (1996) contribuì a lanciare la carriera da attore di Will Smith nell’ambito delle grandi produzioni hollywoodiane, e gli permise di uscire da una notorietà dovutagli solamente al ruolo di Willy, principe di Bel-Air (1990-1996).

Lo stesso Sonnenfeld però, in una recente intervista rilasciata per l’Huffington Post, ha dichiarato che le prime scelte per gli attori protagonisti della produzione (e tra tutti i membri, Steven Spielberg certo aveva un ruolo di grande influenza) erano ben altre, e discordanti dalle sue personali. Per interpretare i due agenti, le preferenze erano indirizzate rispettivamente su Clint Eastwood per K e su Chris O’Donnell (ancora fresco di un altro successo al botteghino, Batman Forever, in cui aveva vestito i panni di Robin) per J. Sonnenfeld invece avrebbe voluto nei ruoli proprio Tommy Lee Jones e Will Smith. Se per Jones si riuscì facilmente a trovare un accordo, per scritturare Smith al posto di O’Donnell le cose furono più complesse.

Sonnenfeld giunse così ad una decisione drastica: mentire a O’Donnell per fare in modo che volontariamente rifiutasse il ruolo. Ecco cosa ha dichiarato:

[Spielberg] mi ha detto che dovevo andare a cena con Chris e convincerlo ad accettare la parte. Io però ero sicuro della mia scelta di Will Smith, così ho raccontato a Chris di non essere un buon regista e che non pensavo che lo sript andasse molto bene, e che se avesse avuto qualsiasi altra opzione, non avrebbe dovuto fare Men in Black. Fece sapere il giorno dopo che non era interessato”.

Sorge a questo punto il dubbio su come O’Donnell abbia vissuto l’inganno perpetrato a sue spese. Soprattutto però, verrebbe da chiedersi che aspetto avrebbe avuto il film, tanto amato e tanto ricordato ora, con attori differenti come protagonisti. Già soltanto questo pensiero è straniante.

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