Mary e il fiore della strega, recensione del film dello Studio Ponoc

Cinema
Gianluca Grasso
Appassionato di videogame, fumetti e di cinema trash sin dall' infanzia. Ama vivere la sua vita facendo battute squallide seguite da imbarazzanti silenzi...

Appassionato di videogame, fumetti e di cinema trash sin dall' infanzia. Ama vivere la sua vita facendo battute squallide seguite da imbarazzanti silenzi...

Tempo di lettura: 5 minuti

Dopo aver lasciato lo Studio Ghibli insieme a moltri altri animatori, Hiromasa Yonebayashi e Yoshiaki Nishimura, decidono di aprire uno studio d’animazione tutto loro, co-fondando lo Studio Ponoc, di cui sono rispettivamente regista e produttore. Il loro primo lavoro è Mary e il fiore della strega (o Mary to Majo no Hana, in originale), film che prende piena ispirazione della precedente esperienza dei due nello studio fondato da Hayao Miyazaki e Isao Takahata, cercando di omaggiarlo, riproponendo, a modo loro, il tratto che tanto ha contraddistinto in questi anni lo Studio Ghibli.

Mary e il fiore della strega, vede alla regia lo stesso Yonebayashi, che dopo Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento e Quando c’era Marnie, cerca di trasporre cinematograficamente il libro di Mary Stewart, La piccola scopa. Il regista dirige di nuovo un film dalle grandi pretese, cercando di far presa sul pubblico investendo sull’animazione per far risaltare la spettacolarità delle scene, sfortunatamente, non riuscendo nel suo intento. Nel film c’è tutto ma allo stesso tempo non c’è niente: è un film che risulta povero nonostante abbia un grandissimo potenziale.

DI COSA PARLA IL FILM

La scena d’azione iniziale è spettacolare, vede una strega intenta a rubare un fiore azzurro ad un gruppo di esseri inumani, comandati da una persona di cui non conosciamo, almeno inizialmente, il volto; dopo la precedente scena di fuga veniamo catapultati a conoscere la protagonista, Mary Smith (bambina un pò goffa dai capelli rossi) che, durante una noiosa giornata di vacanze nella casa di campagna della prozia, viene risucchiata in una serie di eventi incredibili dopo che lei e Tip (uno dei due gattini con cui la ragazza farà amicizia) trovano nel bosco del paese il sopracitato fiore, che sarà la causa delle sue avventure.

Si scopre che il fiore conferisce poteri magici temporanei a chiunque ne venga a contatto, e Mary, ovviamente, li utilizza inconsciamente attivando una scopa incantata che era stata abbandonata a poca distanza dal luogo in cui aveva ritrovato il fiore; finendo per essere trascinata in un passaggio segreto attraverso una tempesta, fino ad arrivare nell’Endors College, una tra le scuole di magia più importanti al mondo. Qui incontrerà la rettrice dell’istituto e il professore di magia metamorfica, che non sono altro che i precedenti possessori del fiore, ma dopo aver scoperto che la ragazzina ne è in possesso, cercheranno in tutti i modi di riottenerlo per conlcudere gli esperimenti di magia metamorfica che stavano testando precedentemente, arrivando persino a coinvolgere Peter, ragazzo che Mary ha conosciuto nel paese della prozia e che, involontariamente a causa sua viene coinvolto nei suoi problemi.

PRO E CONTRO DEL FILM DI YONEBAYASHI

Mary e il fiore della strega, riprende tematiche comuni ai film ghibli, come: la purezza e la semplicità dei bambini contro i comportamenti aggressivi e distruttivi degli adulti e la centralità della relazione con l’ambiente, e qui Yonebayashi cerca di riproporlo a modo suo, non riuscendo completamente nel suo obiettivo.

Sebbene la sceneggiatura non sia il vero tallone d’achille del film, Yonebayashi e Sakaguchi non riescono a far risplendere la narrazione, realizzando una caratterizzazione approssimativa della nostra protagonista, e dei legami che crea durante il suo viaggio; lo sviluppo del film non riesce ad essere consistente, e non esplode quando dovrebbe, rendendo piatti alcuni momenti che sarebbero potuti essere sfruttati meglio grazie ad un climax (o gradazione ascendente), che poteva portare il ritmo della narrazione ad un livello più alto: la scoperta del libro dall’incommensurabile potere arcano custodito dalla direttrice, o anche il legame che Mary ha con la sua scopa (più volte accennato nel film), ed il ruolo del fiore che dà il nome al lungometraggio, vengono evidenziati poco, o peggio tralasciati.

Come già accennato, lo Studio Ponoc ha, a detta loro, investito molto sul comparto tecnico; le animazione sono effettivamente ottime, contraddistinte da un alta qualità durante alcune scene di magia, ad esempio: la trasformazione finale che ricorda molto quella di Howl, ma che sfortunatamente non trova spazio nel racconto della storia; fantastiche sono anche le animazioni facciali dei personaggi, che in pieno stile Ghibli muovono occhi, sopraciglia e bocca in modo tanto tenero quanto curato. D’altro canto nonostante lo sforzo a riprendere lo stile relizzato a mano, e non solo, tipico dello Studio di Hayao Miyazaki e Isao Takahata,

Il film mosta una parte dell’animazione meno lavorata e certosina, che vede realizzati degli sfondi spettacolari ma privi di animazioni degne, che finiscono per renderli piatti e poco incisivi; è infatti la presenza di un mondo magico l’elemento che viene a mancare, la scuola che doveva farci saltare il cuore in gola, non riesce a trasmettere nulla perché ne vediamo soltanto un guscio vuoto; la scuola è infatti priva di studenti, che non vengono mai mostrati, eccetto in rarissime occasioni: esatamente due in tutto il film, una delle quali i ragazzi si esibiscono in una serie di animazioni pessime e fuori contesto. Tutto ciò è risaltato dalla mancanza di una vera e propria regia che, eccetto in alcune occasioni, non riesce a dare il giusto smalto alle scene più concitate, a causa di pessimi movimenti di macchina e inquadrature che poco si sposavano con la scena in questione.

 

Intendiamoci, il film non è brutto, ma semplicemente mediocre nel complesso; ciò che fa è portare il minimo sindacale a compimento, cedendo il passo a quei difetti che potevano passare in secondo piano con un lavoro più accurato da parte della regia di Yobayashi. Lo Studio Ponoc cerca quindi di creare una propria dimensione, provando a competere sin da subito con i grandi dell’animazione giapponese, cercando di rielaborare, facendola propria, la magia che tanto ha contraddistinto lo Studio Ghibli anche qui in occidente. Le premesse per un futuro prosperoso ci sono tutte, e Yobayashi insieme al suo team ci mostrano qualcosa con il loro primo lavoro, un potenziale che non possiamo tralasciare. Non resta che credere in Ponoc e nel loro secondo lavoro che, dopo il grande successo ricevuto ai botteghini da Mary e il fiore della strega, riusciranno sicuramente a portarci un lavoro più profondo e scrupoloso trovando la loro forma definitiva.

 

Mary e il fiore della strega

7.5

Trama

8.0/10

Disegni

7.4/10

Personaggi

7.8/10

Doppiaggio

7.2/10

Originalità

7.0/10

Pros

  • Alcune scene sono di grande impatto
  • Lo stile riprende quello dello Studio Ghibli

Cons

  • La regia. La sceneggiatura.
  • Può risultare noioso a chi è più grande
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