La Rivincita delle Sfigate – Recensione, il teen-movie progressista di Olivia Wilde

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 5 minuti

LA RIVINCITA DELLE SFIGATE

Amy e Molly, amiche per la pelle, hanno trascorso i loro anni scolastici concentrandosi solo sullo studio. Alla vigilia del diploma, le due ragazze iniziano a pensare di aver sprecato la propria adolescenza e di non essersi mai divertite. Decidono così di recuperare trascorrendo una notte folle tra feste, disavventure, approcci sessuali e delicate situazioni sentimentali.

Titolo originale: Booksmart
Genere: commedia
Regia: Olivia Wilde
Cast: Kaitlyn Dever, Beanie Feldstein, Diana Silvers, Billie Lourd, Jason Sudeikis, Lisa Kudrow, Will Forte, Jessica Williams, Skyler Gisondo, Molly Gordon, Noah Galvin, Austin Crute, Eduardo Franco
Paese: USA
Durata: 102 min.
Casa di produzione: Annapurna Pictures, Gloria Sanchez Productions
Distribuzione Italia: Eagle Pictures
Data di uscita Italia: 21 agosto 2019
Data di uscita USA: 24 maggio 2019

Qualche anno fa, Olivia Wilde prese parte ad uno stage reading (uno spettacolo live in cui gli attori recitano semplicemente leggendo la sceneggiatura, senza costumi o scenografie) di American Pie a generi invertiti: le attrici interpretavano i personaggi maschili e viceversa. La Wilde ha raccontato: “E’ stato affascinante vedere il disagio degli uomini che non erano abituati a interpretare personaggi secondari. Quando ne abbiamo discusso dopo lo spettacolo, hanno detto ‘E’ noioso interpretare il ruolo di una ragazza.’ Proprio così, benvenuti nel nostro mondo.”

Non stupisce, dunque, che a rovesciare il fallocentrismo della teen-comedy R-rated abbia deciso di pensarci proprio lei, la progressista, l’attivista reazionaria, figlia di due hippy, reporter investigativi del New York Times – lo scorso anno, sua madre è stata candidata alla Camera dei Rappresentanti per i Democratici -, la femminista seguace di Gloria Steinem, pronta a mostrare il dito medio a Donald Trump quando i diritti delle donne vengono minacciati. Olivia Wilde porta sulla pelle le stigmate del sessismo hollywoodiano e il percorso di emancipazione se l’è fatto “step by step”, un passetto alla volta, come direbbe lei. Dalla figurina photoshoppata di “donna più sexy del mondo” sui magazine patinati che, alla lunga, ha finito per zavorrarle la carriera, e dai ruoli da supereroina, talvolta mortificanti, in fallimentari blockbuster all’esilio volontario nel cinema borderline indipendente dove ha ridefinito la sua carriera e la sua immagine e si è affrancata da quella che ha definito “una versione pin-up di me stessa”.

Strada facendo, s’è fatta i muscoli dietro la macchina da presa con qualche pregevole cortometraggio, imparando e rubando in silenzio dalla padronanza tecnica di Joseph Kosinski (Tron: Legacy), dalla visionarietà di Spike Jonze (Lei), dall’eleganza formale di Martin Scorsese (Vinyl) e dalle suggestioni fotografiche di Reed Morano (Meadowland), rielaborando tutto in un suo stile unico e riconoscibile.

La Rivincita delle Sfigate, triste adattamento italiano del più complesso Booksmart, è un titolo gender-swapping, ovvio e un tantinello fuorviante, del classico anni ’80 La Rivincita dei Nerds. Beanie Feldstein, una delle due protagoniste, è la sorella di Jonah Hill e l’inizio del film è una riproposizione in chiave femminile del prologo di Suxbad, classico del genere che lo vedeva tra gli interpreti principali. La regista ha permesso a tutto il cast di riscrivere i propri ruoli secondo i rispettivi punti di vista e ha lasciato molto spazio all’improvvisazione, tecnica di cui è esperta. Prende parte spesso a maratone d’improvvisazione per beneficenza e il mumblecore Drinking Buddies, film svolta della sua carriera che le ha permesso di scrollarsi di dosso la dannata glassa di “bomba sexy”, era privo di sceneggiatura e completamente recitato a braccio.

Kaitlyn Dever, deliziosa ed espressiva, e la Feldstein dimostrano una chimica palpabile, sfaccettano i personaggi ben oltre i divertenti dialoghi in stile Una mamma per amica e le dinamiche bromance al femminile costituiscono il motore emotivo della narrazione. La Wilde non ha però la supponenza di pensare che solo una donna possa raccontare le donne e solo gli uomini possano raccontare gli uomini e mette intorno alle protagoniste un cast superinclusivo di volti che restano impressi fin da subito nella mente del pubblico. Ne sente fin troppo l’urgenza, tanto da piazzare una scena corale nei primi cinque minuti a mostrare subito tutti i compagni di classe, dalle etnie e inclinazioni sessuali più svariate, delle due protagoniste. Tra gli altri spicca Billie Lourd, figlia di Carrie Fisher di cui la regista era grande ammiratrice e dalla quale ha imparato la sfacciataggine e l’umorismo sardonico di cui il film è intriso.

Anche se la Wilde trae ispirazione dal cinema adolescenziale di John Hughes con il quale è cresciuta, ha il merito di non scadere mai nell’abusata scorciatoia della nostalgia anni ’80, anzi, resta fortemente radicata al presente sintonizzandosi con rara empatia con il sentire della Generazione Y. Il ritmo è forsennato. Il montaggio non dà tempo di respirare e si procede tra battibecchi e gag surreali senza mai tirare il freno, tanto che dopo un’ora, quando le due protagoniste arrivano finalmente alla festa dai loro compagni di scuola, ci si sente quasi esausti. Eppure è da quel momento che le dinamiche emotive cominciano a decollare e la storia entra davvero nel vivo. Ogni sequenza ha una sua concezione estetica forte e la Wilde non ha paura di spaziare tra i generi, da un numero di musical ad una sorprendente scena in stop-motion con le due protagoniste ridotte a simil-Barbie in un trip allucinato patriarcale, incubo di ogni femminista. I raffinatissimi gusti musicali della regista (che ha diretto, tra l’altro, un video dei Red Hot Chili Peppers) sono perfettamente intessuti nel film attraverso una serie di brani ricercatissimi.

E’ finita l’era in cui i ragazzi erano dei “pazzi porcelloni” e le ragazze stavano lì solo a mostrare le tette un tanto al chilo o a fare le sante verginelle di cui innamorarsi. Qui le ragazze parlano esplicitamente di sesso e masturbazione, non hanno paura di esprimere a voce alta gli stessi desideri dei maschi. Eppure, nonostante il linguaggio esplicito, nonostante il divieto ai minori che le consentirebbe di spaziare dove vuole, la Wilde ha il buon gusto di sapere dove fermarsi, sa qual è la linea di confine. Non si scade mai nel turpiloquio, non c’è sexploitation d’alcun tipo e nessuno fa sesso con una torta di mele (con un peluche di panda sì, ma non viene mostrato esplicitamente).

E’ stata definita la miglior commedia dell’anno, addirittura un evento generazionale, e il miglior esordio ad un lungometraggio di una regista donna dai tempi de Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola. E’ tutto questo. Peccato che da noi debba sgomitare in piccole sale contro blockbuster ben più quotati e l’uscita ormai da qualche mese su Netflix in Francia lo ha già sdoganato online. Non è il film portabandiera della rivoluzione femminista ad Hollywood ma è l’ennesimo sasso a formarne la valanga. “Step by step”, come direbbe Olivia Wilde. Un passo alla volta.

La rivincita delle sfigate

8.6

Regia

9.5/10

Sceneggiatura

8.0/10

Cast

8.5/10

Effetti visivi

8.0/10

Colonna sonora

9.0/10

Pros

  • Esordio alla regia sontuoso con idee visive deliziose
  • Cast perfetto, alchimia tra le due protagoniste raffinatissima
  • La sequenza in stop-motion è sorprendente
  • Colonna sonora ricercatissima

Cons

  • Forse mette troppo ritmo e troppe gag nella prima parte, non annoia ma rischia di stancare
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