Joker Recensione, ridi e il mondo riderà di te

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 5 minuti

JOKER

Gotham City, 1981. Arthur Fleck è un uomo affetto da disturbi mentali e privo di talento comico che si ostina a voler far ridere il prossimo lavorando come clown di giorno e stand-up comedian di notte. Vittima di crudeltà quotidiane e gravato da ristrettezze economiche, Arthur si prende cura di sua madre, anziana e ossessionata dal candidato sindaco Thomas Wayne, ed è infatuato della loro vicina di casa Sophie. La sua esistenza apatica cambierà in seguito ad una decisione sbagliata che lo trascinerà in una spirale di follia e violenza.

Titolo originale: Joker
Genere: drammatico, thriller, crime
Regia: Todd Phillips
Cast: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Marc Maron, Frances Conroy, Shea Whigham
Paese: USA, Canada
Durata: 121 min.
Casa di produzione: Warner Bros., DC Entertainment, Village Roadshow Pictures, Joint Effort, BRON Studios, Creative Wealth Media Finance
Distribuzione Italia: Warner Bros. Italia
Data di uscita Italia: 3 ottobre 2019
Data di uscita USA: 4 ottobre 2019

All’indomani della vittoria di Joker al Festival di Venezia, buona parte del popolo degli appassionati di fumetti si è aggrappato al successo del film nella speranza che possa contribuire a dare “rilevanza culturale ai cinecomics”. A guardar bene, si tratta solo di un atteggiamento vittimista, venato di un certo complesso di inferiorità, da parte del circolino nerd che sente il bisogno di veder legittimate le proprie passioni, che la cosiddetta cultura alta si convinca che tra un albo di Topolino e Paperino e un’opera di Shakespeare non ci sia poi tutta questa differenza. Ma “cinecomic” è una parola equivoca, dovrebbe semplicemente indicare un film tratto da un fumetto, non è un genere e neanche una sottocategoria. Passa per essere un calderone in cui vengono gettati titoli che non c’entrano nulla gli uni con gli altri solo perché hanno il fumetto come matrice comune, si veda ad esempio film blasonati e osannati dalla critica come Era mio padre, History of a violence, Spider-Man: Un nuovo universo o La vita di Adele.

All’Academy, alle giurie di Venezia, Cannes e quant’altri non importa nulla se un film è tratto da un fumetto, da un romanzo o da un videogioco. Non gli interessa nemmeno del grado di fedeltà all’opera originale. E’ gente che si occupa di cinema, guarda i film e li giudica in quanto tali. I veri snob sono quegli stessi nerd che hanno deciso di operare una distinzione, di tracciare una linea netta, di alzare un muro tra i cinecomics e tutti gli altri film, di chiudersi nel loro fortino e lanciare la sfida contro il resto del mondo. Vogliono apparire tanto orgogliosi delle proprie radici culturali in quanto lettori di fumetti ma poi hanno bisogno che un medium più mainstream venga a legittimarli, che sia il loro cavallo di Troia.

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Di contro, c’è stata un’altra fazione tra gli appassionati che ha preso le distanze da Joker accusandolo (senza ancora averlo visto) di avere poco o nulla a che vedere con l’opera originale. In effetti, in fase promozionale, il regista Todd Phillips e la produzione più in generale sono stati piuttosto espliciti nel rimarcare il distacco tra film e fumetto. Al momento di ritirare il Leone d’Oro non sono stati citati o ringraziati né la DC Comics né i creatori del Joker, i compianti Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson. E, sulle pagine social DC, il trionfo del film a Venezia non è stato celebrato in alcun modo. La sensazione era che dell’antagonista di Batman questo film portasse solo il nome, che fosse un pretesto per aggrapparsi ad un brand di successo col quale pompare il budget.

Solo che non è affatto così. Joker è un cinecomic a tutti gli effetti.

Chi sostiene il contrario, evidentemente, pensa che un film tratto da un fumetto debba avere per forza il logo della casa editrice che esplode in apertura, un’ammucchiata di supereroi che si esibiscono in gag family friendly, una continuity serrata con gli altri film ambientati nello stesso universo e un paio di scene durante i titoli di coda. Joker non è tratto da alcun fumetto specifico, nemmeno da The Killing Joke. Non è sufficiente mettere in scena uno stand-up comedian fallito per dire di aver trasposto l’opera di Alan Moore e Brian Bolland. Ma il film è ambientato in tutto e per tutto nell’universo di Batman e rilegge le origini del Cavaliere Oscuro attraverso l’ottica del villain.

Certo, la struttura di base ha tutt’altra radice. E’ evidente. In prima battuta, Martin Scorsese era stato annunciato in veste di co-produttore. Poi il suo nome è sparito dai credits ma la sua impronta, gli echi del suo cinema sono del tutto riconoscibili. Siamo quasi di fronte al remake di Re per una notte, con Joaquin Phoenix che eredita il ruolo di Robert De Niro e De Niro che torna a prendersi la parte che fu di Jerry Lewis. E, naturalmente, c’è dentro molto di Taxi Driver.

A proposito di comici di cabaret, una volta David Letterman disse che quando Joaquin Phoenix entra in un personaggio ci resta per quattro mesi. Ridotto pelle e ossa, dinoccolato, mimica facciale e linguaggio del corpo perfezionati in maniera maniacale, si carica sulle spalle tutto il film e non ci allontaniamo mai dalla sua soggettiva. Non riuscirete a togliervi dalla testa la sua risata stridente, folle, dolorosa, nervosa, triste, disturbante, mai gioiosa. Mai. Racchiude il tono di tutta la vicenda. Ogni singola scena è studiata per mettere a disagio il pubblico. Un disagio empatico che diventa via via più distaccato mentre l’antieroe muta in villain e l’Arthur che suscita compassione si trasforma in un Joker terrificante. Il limbo esistenziale diventa illusione allucinata, poi depressione, frustrazione, rabbia, eversione violenta. La macchina da presa respira con Arthur, si agita con lui, lo segue in piani sequenza carichi di tensione, ci racconta il suo rapporto con Sophie (Zazie Beetz) fatto di pochissime righe di dialogo, e, alla fine, danza con lui, un ballo catartico sugli archi della strepitosa violoncellista Hildur Guðnadóttir (già angosciante nella serie tv Chernobyl).

L’arco narrativo del protagonista e l’interpretazione di Phoenix sarebbero sufficienti a tenere tutto in piedi ma, sull’impronta del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, questo è un cinecomic che vuole riflettere sulla realtà, alzare il tiro sul piano tematico e mette altra carne al fuoco: la regolamentazione sul possesso delle armi, lo stalking, il potere dei media e, su tutto, la crisi economica in cui il ricco Thomas Wayne fa la parte del cattivo. La rivoluzione armata contro i capitalisti è la vera patata bollente che ha causato polemiche e accuse di incitamento alla violenza. La premiere a Los Angeles è stata blindata, non si capisce dove finisca il vero rischio e inizi un’astuta, cinica operazione di marketing. Realtà e fiction che arrivano a sfiorarsi. Non sarà certo sorprendente, nei prossimi tempi, vedere manifestanti mascherati da clown bersagliare la Trump Tower, come accaduto con la strumentalizzazione della maschera di Guy Fawkes dopo il successo di V for Vendetta. Certo, se dimentichiamo di stare assistendo alla vicenda dalla soggettiva di un assassino psicopatico, non di un eroe e nemmeno di un antieroe, il messaggio può essere equivocato.

Tutto questo sarà sufficiente a saziare l’appetito dei Bat-fan? Assolutamente no. Loro vorranno sicuramente qualcosa di concreto sulla mitologia del Cavaliere Oscuro. E saranno accontentati. Non vi riveleremo i risvolti nel rapporto tra Joker e Thomas Wayne. I puristi avranno da obiettare ma gli sceneggiatori hanno avuto il buon senso di lasciare tutto nell’ambiguità. Potrebbe essere andata in un modo piuttosto che in un altro. E, comunque, abbiamo letto Elseworlds ben più estremi. Il punto fondamentale è che le origini del Joker e quelle di Batman sono legate a doppio filo, un po’ come aveva fatto Tim Burton nella sua rilettura, e c’è un momento finale che farà venire i brividi al vero appassionato di Batman più di qualunque strizzatina d’occhio fan service a cui siamo ormai assuefatti.

Joker

8.4

Regia

9.0/10

Sceneggiatura

7.5/10

Cast

9.5/10

Effetti visivi

7.5/10

Colonna sonora

8.5/10

Pros

  • Joaquin Phoenix è mastodontico e prenota l'Oscar.
  • La cifra stilistica è elegante e coinvolgente.
  • La colonna sonora fa da ottimo vettore emotivo.

Cons

  • Forse fa il passo più lungo della gamba sul piano tematico e rischia di essere frainteso se non si tiene sempre in mente che stiamo assistendo alle origini di un villain dalla sua soggettiva.
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