Il Multiverso del Doctor Strange potrebbe essere molto plausibile da una prospettiva scientifica

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Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino, Matera e Padova. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

Classe 1988, da sempre appassionata di cinema e fumetti, vive a Padova dove è ritornata dopo un lungo periodo trascorso tra Roma, Dublino, Matera e Padova. Assidua frequentatrice di mercatini dell'usato e fiere del fumetto, il collezionismo è il suo hobby preferito, insieme all'amore per la scrittura. Insegna italiano e storia e geografia alle superiori e alle medie, e spesso in classe parla volentieri di Dylan Dog, piuttosto che di Gabriele D'annunzio. Un suo maestro, un tempo, la rimproverò dicendole "Fare, o non fare! Non c'è provare!", e questo è diventato, ormai, il suo motto.

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Dal momento che il Marvel Cinematic Universe non era poi così vasto, viaggiando dalla terra allo spazio, si è voluta aggiungere altra carne sul fuoco, ed ecco che fa il suo ingresso nell’universo Marvel il Multiverso di Doctor Strange. Introducendo dimensioni parallele e l’uso della magia, il film diretto da Scott Derrickson ci ha dato moltissime idee che possono essere integrate nel MCU. Ma, per rendere queste nuove idee delle vere e proprie teorie possibilistiche, dobbiamo rifarci ad alcune opinioni “scientifiche”.

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Yahoo ha recentemente fatto una chiacchierata con il Professor Alan Frank dell’università di Rochester. Frank è colui che la Marvel chiama in causa per avere opinioni scientifiche in merito al proprio Universo, opinioni che vanno dalla fisica all’astronomia. Da questo ultimo intervento, il Professor Frank ha dichiarato che l’idea di base del multiverso in cui Doctor Strange viaggia, non è completamente oscuro alle scienze moderne: “Ciò che la Marvel ha attuato è davvero una grande idea. Immaginate di avere un universo composto da infinite dimensioni spaziali, e che ognuna di esse sia un universo separato dagli altri. Noi viviamo in una realtà a tre dimensioni, e se questa nostra realtà fosse inserita in uno spazio di 500 dimensioni, allora la nostra realtà tridimensionale e altre realtà tridimensionali coesisterebbero in questa altra realtà a 500 dimensioni, e noi non verremmo mai a conoscenza delle altre. Questa è davvero un’idea meravigliosa e usare questa idea per creare la dimensione narrativa in cui sviluppare il personaggio di un supereroe è ancora più spettacolare“.

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Possiamo quindi dire, stando alle parole del Professor Frank, che la realtà creata dal film Doctor Strange è forse quella più interessante di tutto l’universo Marvel. Fondamentalmente, in un teorico multiverso composto da 500 dimensioni, ognuna delle reali alternative potrebbe coesistere molto bene con le altre e che quindi, molte realtà tridimensionali potrebbero svilupparsi contemporaneamente.

Inoltre, il Professor Alan Frank riconosce un altro merito al film di Scott Derrickson: “Uno degli aspetti positivi del film Doctor Strange è che è riuscito a tirare le fila di una teoria a cui gli scienziati pensano da molto tempo, lo spazio e le dimensioni. Dopo di che, si è costruita una linea narrativa seguendo questo filone. Si tratta pur sempre di fiction, quindi non c’era il bisogno concreto di essere accurati, ma si può dire che il film ha disegnato alla perfezione ciò che gli scienziati pensano riguardo questa problematica”.

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Probabilmente se più film seguissero questa linea “scientifica” che auspica Frank, avremo, in futuro, film più accurati e sicuramente più aperti a un dibattito di più ampio respiro, non solo cinematografico o fumettistico. Ma, d’altro canto, se ci fermassimo solo alla plausibilità scientifica non avremmo potuto vedere film come Pacific Rim o altri.

Non dimentichiamo, però, che si tratta pur sempre di fiction, e non di teorie fisiche, e quindi è giusto anche sognare un po’.

 

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