Gemini Man Recensione, Will Smith contro Will Smith (e uno spreco di tecnologia)

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 4 minuti

GEMINI MAN

Henry Brogan è un assassino d’elite al soldo del governo USA che decide di ritirarsi dall’attività. Clay Varris, suo ex-capo, decide di eliminarlo sguinzagliandogli dietro Junior, un clone più giovane di Henry in grado di prevedere ogni sua mossa. Henry deve affrontare un sistema corrotto cercando di impedire a Junior di seguire le sue orme verso un destino oscuro.

Titolo originale: Gemini Man
Genere: azione, fantascienza, thriller
Regia: Ang Lee
Cast: Will Smith, Mary Elizabeth Winstead, Clive Owen, Benedict Wong
Paese: USA, Cina
Durata: 117 min.
Casa di produzione: Skydance Media, Jerry Bruckheimer Films, Fosun Group Forever Pictures, Alibaba Pictures
Distribuzione Italia: 20th Century Fox Italia
Data di uscita Italia: 10 ottobre 2019
Data di uscita USA: 11 ottobre 2019

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Di Gemini Man sentirete parlare soprattutto per le sue innovazioni tecnologiche, girato in 120fps 4K 3D, praticamente lo stato dell’arte dell’esperienza visiva cinematografica. Peccato che le sale attrezzate per poterlo proiettare nel formato adeguato siano pochissime in tutto il mondo e il pubblico ha già dimostrato una certa insofferenza verso l’high frame rate in occasione de Lo Hobbit (dove i frame al secondo erano “solo” 48). Il primo impatto è straniante, più reale del reale, come quello di una telenovela, di un episodio di Fantaghirò, di un grande evento sportivo o di un documentario, e, senza i dovuti accorgimenti, tende a smascherare effetti pratici e artigianali. Bisognerebbe avere la pazienza di abituarsi, come quando si indossa un paio di occhiali nuovi, ma il pubblico tende ad essere conservatore, fa fatica a staccarsi dalla barbarie ammuffita del doppiaggio, figuriamoci adattarsi ad un nuovo formato visivo.

Non sentirete parlare, invece, della trama e dei personaggi di Gemini Man che hanno ben poco di memorabile o avvincente. Il concept non è il massimo dell’originalità ma offre spunti d’interesse. Il vecchio sicario infallibile Will Smith contro il suo clone più giovane, Deadshot contro Willy il Principe di Bel-Air. Finora, ringiovanire gli attori in motion capture era stata una pratica che non aveva convinto fino in fondo. La sospensione dell’incredulità non è mai riuscita a reggere la pretesa di realismo della riproduzione e dell’animazione dei volti in digitale. Stavolta il risultato è ineccepibile. Guardando il giovane Will Smith è impossibile capire dove finisca il reale e inizi la cgi. Era la sfida più ardua del film e pare che il regista Ang Lee abbia deciso di sedersi su questa vittoria trascurando un po’ tutto il resto.

Tematiche da sviluppare ce n’erano eccome. Il giovane che vuole divorare il vecchio, sfuggire alla predestinazione con il libero arbitrio, la redenzione attraverso il conflitto con il proprio passato. Ma la sceneggiatura è una robetta convenzionale da b-movie, un episodio qualunque di Universal Soldier, che verte, tanto per cambiare, sul temino famiglia. Mary Elizabeth Winstead e Benedict Wong sono comprimari inutili buttati dentro per la necessità di un personaggio femminile e di una variante etnica. Clive Owen è un villain monodimensionale, figura paterna disfunzionale di Junior.

La scelta di una trama basic per esaltare la componente estetica andrebbe anche bene. James Cameron ha fatto lo stesso con Avatar. Una storia classica, tra Balla coi Lupi e Pocahontas, sulla quale il pubblico non doveva arrovellarsi troppo per potersi godere lo spettacolo in 3D. Ma la potenza visiva a disposizione di Cameron veniva dispiegata dall’inizio alla fine, un’esperienza immersiva totale che lasciava il pubblico con gli occhi spalancati per due ore e quaranta.

Gemini Man è ammorbato da dialoghi, spiegoni, primi piani campo e controcampo. Solo tre le scene action. La più memorabile sarebbe l’inseguimento in moto, dettato da qualche piano sequenza notevole, se non avessimo visto Christopher McQuarrie e Tom Cruise fare di meglio, e senza digitale, nell’ultimo Mission: Impossible. La scazzottata tra i due Will Smith è coreografata e girata benino. I combattimenti con le figure intere in campo lungo di John Wick e Atomica Bionda stanno prendendo sempre più piede ad Hollywood soppiantando le caotiche riprese ravvicinate. La battaglia finale è un Terminator in chiave minore, non solo per le pretese della sequenza action in sé, piuttosto striminzita, ma anche per la presenza di un tizio misterioso e invincibile la cui identità è facilmente intuibile.

Ang Lee pare avere tra le mani il potenziale di una bomba atomica e ne ricava solo lo scoppiettio di un petardo. Prosegue con la sua idea di cinema di genere in salsa autoriale e rivoluzione tecnologica ma gli ingredienti non vengono bilanciati bene. Arriva in ritardo sulla concezione dell’azione, continua a lasciarsi prendere troppo la mano dai dialoghi ma non ci sono personaggi o idee abbastanza interessanti da sostenerli e tutto appare fin troppo derivativo.

Gemini Man

6.2

Regia

7.0/10

Sceneggiatura

4.0/10

Cast

6.0/10

Effetti visivi

9.0/10

Colonna sonora

5.0/10

Pros

  • Sul piano visivo è lo stato dell'arte, Will Smith ringiovanito in motion capture è iperrealistico.

Cons

  • Film ammorbato dai dialoghi a scapito dell'azione.
  • Tre sole scene action, derivative seppur dirette bene.
  • Comprimari e villain monodimensionali.

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