Doctor Sleep Recensione, cercare il confronto con Kubrick e perdere male

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 4 minuti

Sono trascorsi 39 anni dai terribili fatti dell’Overlook Hotel. Ancora segnato dal trauma, Danny Torrace si è trasferito nel New Hapshire per sfuggire alla sua vita di alcolizzato e tossicodipendente, e lavora in una casa di riposo dove usa la Luccicanza, il suo potere extrasensoriale, per dare la pace agli ospiti in fin di vita. Si guadagna così il soprannome di Doctor Sleep. Abra, una bambina coi suoi stessi poteri, gli chiede aiuto per affrontare il Nodo, un gruppo guidato dalla spietata Rose Cilindro, che si nutre della Luccicanza delle sue vittime per inseguire l’immortalità.

Titolo originale: Doctor Sleep
Genere: horror, thriller
Regia: Mike Flanagan
Cast: Ewan McGregor, Rebecca Ferguson, Kyliegh Curran, Cliff Curtis
Paese: USA
Durata: 151 min.
Casa di produzione: Warner Bros., Intrepid Pictures, Vertigo Entertainment
Distribuzione Italia: Warner Bros. Italia
Data di uscita Italia: 31 ottobre 2019
Data di uscita USA: 8 novembre 2019

Confrontare Doctor Sleep con Shining è un errore. Si tratta di due film diversi, che escono a 39 anni di distanza l’uno dall’altro, il primo diretto da quello che è ritenuto il più grande regista nella storia del cinema, l’altro da un bravo autore che si sta consolidando nel genere horror. Due storie diverse, con dei punti in comune e una continuità filologica sul piano tematico. C’è un luogo comune che riguarda Shining, ritenuto un capolavoro tratto da un brutto romanzo, il terzo nella sterminata bibliografia di Stephen King. L’opera originale, in realtà, era uno dei tanti racconti commestibili del Re di Bangor nobilitati dalla sua prosa a fronte di un intreccio non esaltante. King non ha mai apprezzato l’adattamento di Kubrick. Riscritto a braccio durante le riprese, tradiva in parte i contenuti del romanzo.

Doctor Sleep viene pubblicato nel 2013, scritto da un autore nel pieno della sua maturità, con la consapevolezza di andare a toccare storia e personaggi resi immortali più dal film che dal suo romanzo. Non viene fuori un lavoro molto migliore di Shining ma, com’era prevedibile, la Hollywood dei sequel, dei reboot e dei remake lo azzanna come un piranha famelico. E, stavolta, King ha apprezzato il risultato che, a sentir lui, avrebbe dato una sistemata a tutto ciò che non funzionava nel predecessore. Il regista Mike Flanagan naviga solo nel genere horror, è salito alla ribalta con il prequel di Ouija della Hasbro. Per Netflix, ha diretto un episodio della raffinata Hill House ed ha collaborato con King per il difficile adattamento de Il Gioco di Gerald con risultati tutto sommato apprezzabili.

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A ben guardare, non fosse stato per l’immane dimensione cinematografica di Shining, anche Doctor Sleep poteva essere realizzato per la tv, una vicenda poco interessante di scaramucce tra gente dotata di poteri psichici che punta più sull’intimismo e il thrilling che sullo spettacolo visivo. Il passato di alcolista e tossicodipendente di King, che si rifletteva nel personaggio di Jack Torrance, viene qui ereditato da Danny (Ewan McGregor). Si aggiunge il tema dell’eutanasia. Tanta carne al fuoco che, però, resta lì, sullo sfondo. La narrazione si concentra di più sulla caccia ai membri del Nodo.

Flanagan cerca di dare afflato ad una storia minimalista, riesce a tenere in piedi le prime due ore di film con un’eleganza formale che non raggiunge i rigori di Kubrick, una fotografia surreale da incubo a occhi aperti, effetti digitali che calano le brache in più di un’occasione e un cast in buona salute. Sentirete cantare le lodi di Rebecca Ferguson nel ruolo della malvagia Rose Cilindro. Non esageriamo. Si tratta di una buona interpretazione di una brava attrice che riesce a dare un briciolo di profondità ad una cattiva altrimenti monodimensionale. Per inciso, viene anche risolta in modo intelligente una prevedibile incongruenza circa Dick Hallorann, che moriva nel primo episodio ma sopravviveva nel romanzo.

Tutto questo serve solo a preparare il terreno per la vera ragion d’essere del film, il motivo per cui il pubblico ha pagato il biglietto, il ritorno all’Overlook Hotel nell’ultima mezz’ora. E qui si fanno largo due sentimenti opposti. Da una parte c’è la volontà di lasciarsi blandire dal fan service nostalgico. Ma sì, dai, in fin dei conti si tratta di un sequel, non c’è niente di male a ritornare a luoghi, personaggi e situazioni del primo episodio per mandare avanti la storia.

Di contro, si fa largo una certa irritazione. Se è un errore paragonare Doctor Sleep a Shining, Flanagan cerca il confronto con Kubrick a testa bassa e va a sbatterci la faccia. Rinuncia al suo stile e si limita a rimettere sullo schermo le scene più iconiche del primo film, con le stesse inquadrature, la stessa musica e attori che si limitano ad una pallida imitazione di Jack Nicholson e Shelley Duvall con risultati posticci e imbarazzanti. Quello che poteva essere un horror di buon mestiere, si piega alle logiche commerciali del sequel, il regista tradisce se stesso il lupo cattivo non fa più paura.

NerdPlanet consiglia...
Se volete recuperare Shining, lo trovate qui.

Doctor Sleep

6.2

Regia

7.0/10

Sceneggiatura

5.5/10

Cast

7.0/10

Effetti visivi

6.0/10

Colonna sonora

5.5/10

Pros

  • La regia di Flanagan è elegante ma non eccessivamente rigorosa
  • Il cast è in buona forma, brava Rebecca Flanagan

Cons

  • Gli effetti digitali non sono sempre all'altezza della situazione
  • Molte tematiche lasciate sullo sfondo, come nel romanzo originale
  • Nell'ultima mezz'ora, il film diventa puro fan service scimmiottando in maniera posticcia il capolavoro di Kubrick

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