Amiche di sangue, la Recensione – NO SPOILER

Cinema
Stefano Dell'Unto

Tempo di lettura: 3 minuti

Lily e Amanda sono amiche d’infanzia che si ritrovano in Connecticut dopo anni di lontananza. Lily è una ragazza dell’alta borghesia, raffinata e viziata, oppressa dall’odioso patrigno Mark. Amanda è una sociopatica incapace di provare alcuna emozione, rinchiusa in una casa di cura per aver soppresso il suo cavallo. Le due decidono di organizzare l’omicidio di Mark e chiedono l’aiuto di Tim, un giovane truffatore locale.

Titolo originale: Thoroughbreds
Genere: thriller, drammatico, commedia
Regia: Cory Finley
Cast: Olivia Cooke, Anya Taylor-Joy, Anton Yelchin, Paul Sparks
Paese: USA
Durata: 92 min.
Casa di produzione: June Pictures, B Story, Big Indie Pictures
Distribuzione Italia: Universal Pictures International Italy
Data di uscita Italia: 2 agosto 2018
Data di uscita USA: 9 marzo 2018

Arriverà il giorno in cui le case di distribuzione e i traduttori italiani capiranno che semplificare, anzi, banalizzare il titolo di un film non è solo offensivo nei riguardi dell’intelligenza del pubblico ma rende anche il prodotto meno attraente e curioso. Il titolo originale di Amiche di sangue è Thoroughbreds, letteralmente “Purosangue”. La metafora equina è il filo conduttore dell’opera prima di Cory Finley, pensata per il teatro, finita sul grande schermo e acclamata al Sundance, tempio del cinema indie.

Il j’accuse nei riguardi di una certa alta borghesia americana è facile, retorica, anche un filo supponente e manichea, e regge sul rapporto dicotomico tra le due protagoniste, attraenti esteticamente, respingenti caratterialmente. Anya Taylor-Joy (The VVitch, Split, New Mutants) si conferma talento adamantino nella parte della ragazzina ricca e viziata, Olivia Cooke (Bates Motel, Ready Player One) si consacra caricandosi sulle spalle il ruolo più difficile, la sociopatica disempatica. Il film è stato definito una black comedy. Lo diventa in minima parte solo nelle sequenze con il compianto Anton Yelchin (Star Trek), scomparso due settimane dopo la fine delle riprese. Il suo truffatore è l’elemento esterno che ambisce all’upper class, è impantanato in un proletariato che detesta ma diverrà anche elemento salvifico della vicenda. Per il resto, il film si prende anche troppo sul serio, senza commedia né bianca né nera. Interessante, quasi inaspettato, il mezzo rovesciamento di prospettiva nel dialogo di Mark con la figliastra che mette in luce i difetti della giovane pur lasciando l’uomo nell’antipatia del pubblico.

Sono stati accampati paragoni con Schegge di follia, col quale Amiche di sangue ha solo una superficiale somiglianza. Più sensati i confronti con Alfred Hitchcock, citato in maniera più o meno implicita, a partire dalla soppressione del cavallo in apertura che può rimandare a Marnie. Il distacco emotivo delle due protagoniste si riflette nel rigore formale dell’opera, suddivisa in capitoli, costruita su inquadrature fisse, composizioni di immagini simmetriche, con Lily e Amanda spesso equidistanti dal punto di fuga centrale, e piani sequenza che amplificano la tensione. La fotografia rende tetro ed alienante l’interno della grande villa in contrapposizione all’assolato scenario estivo esterno. Stranianti effetti grandangolari, primi, primissimi piani e dettagli sui volti degli attori rispettano la filosofia hitchcockiana secondo cui devono essere gli occhi e le espressioni dei personaggi a raccontare la storia ancor prima dei dialoghi.

Vezzosi e gradevoli i momenti di metarecitazione, con Olivia Cooke che dà un saggio di tecnica interpretativa, e di metacinema, con l’audio di vecchi film a fare da commento audio all’azione. Tra le pellicole in questione, Due ore ancora, diretto da Rudolph Maté, che fu direttore della fotografia per Hitchcock. La metafora diviene più didascalica, quasi ai limiti del kitsch nella scena della scacchiera gigante, gioco di precalcolo e pianificazione per antonomasia.

Per tutti questi motivi, non siamo di fronte, com’è stato detto da più parti, ad un “film teatrale”, espressione sempre fuori luogo, a maggior ragione se utilizzata qui. Il background del regista drammaturgo, la staticità di molte inquadrature e l’abbondanza di dialoghi intervallati da silenzi dilatati non snaturano affatto l’opera né indeboliscono la potenza del mezzo espressivo anche se Finley ha ancora bisogno di affinare la sua tecnica e amalgamare meglio forma e contenuto. D’altronde si tratta di un’opera prima.

Amiche di sangue

0.00
8

Sceneggiatura

7.0/10

Regia

9.0/10

Colonna sonora

8.0/10

Cast

9.0/10

Effetti speciali

7.0/10

Pros

  • Efficace sguardo autoriale
  • Ottima prova di tutto il cast
  • Teso e trascinante, deliziosamente cinico
  • Comparto artistico di grande efficacia

Cons

  • La metafora diviene a tratti troppo didascalica
  • Visione d'insieme fin troppo manichea

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