[SPECIALE] Youtube: come l’intelligenza artificiale ha migliorato il servizio

Speciali
Federico Marsili
Systems e Network Engineer prestato al blogging. Amo il buon cibo, cucinarlo e mangiarlo meglio se in buona compagnia. La mia serata perfetta è quella passata a cucinare con la mia compagna e poi un bel film o una serie TV. Malato di gaming, passo le mie giornate a capire come ritagliarmi un'oretta di gioco tra lavoro, hobby e studio. Adoro scrivere, lo trovo terapeutico e ringrazio Nerd Planet per avermi dato la possibilità di farlo in un ambiente simpatico e stimolante!
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Systems e Network Engineer prestato al blogging. Amo il buon cibo, cucinarlo e mangiarlo meglio se in buona compagnia. La mia serata perfetta è quella passata a cucinare con la mia compagna e poi un bel film o una serie TV. Malato di gaming, passo le mie giornate a capire come ritagliarmi un'oretta di gioco tra lavoro, hobby e studio. Adoro scrivere, lo trovo terapeutico e ringrazio Nerd Planet per avermi dato la possibilità di farlo in un ambiente simpatico e stimolante!

Youtube è sempre stato un mezzo utilissimo, fin dal suo debutto nel 2005. Possiamo dire che sia uno dei pilastri di Internet, insieme a Facebook, Google Maps, Twitter ecc. Negli ultimi 6 mesi, o giù di lì, il tubo ha avuto un deciso aumento di accessi da parte di utenti unici e questo perché è diventato un servizio dannatamente buono!

Nel corso degli ultimi 12 anni Youtube si è trasformato da un sito basato fondamentalmente sulle ricerche degli utenti, ad uno che presenta i risultati ancora prima che essi vengano ricercati. Arrivare a questo livello di interazione uomo/macchina ha richiesto centinaia di esperimenti, re-design e salti grandissimi nel campo dell’intelligenza artificiale. Ma quello che ha permesso la fruizione ad un pubblico sempre più vasto di queste conquiste tecnologiche, è stata l’evoluzione di Youtube come servizio in un feed.

Chi di voi è abbastanza vecchio da ricordarsi come fosse Youtube al lancio?

Dalla sua nascita alla diffusione capillare

Nel 2005 Youtube era una piattaforma che permetteva di caricare online i video e poterli condividere facilmente su altri siti. La facilità con cui quest’operazione venisse fatta ha decretato il suo successo. Quello che oggi è una cosa normalisssima grazie all’integrazione delle funzionalità di condivisione all’interno dei social network e ai programmi di instant messaging, all’epoca era fuori di testa! Ma Youtube, a parte quello, non era nulla di più.

Col tempo è cresciuto, diventando il primo posto dove ognuno andasse per ricercare vecchi video, sketch di comici e le ultime novità divenute virali. Insieme a Wikipedia, il tubo è uno dei più famosi “Rabbit Hole” dell’Internet. Per farvi un esempio, mentre siete a scuola o in pausa al lavoro i vostri amici nominano la pubblicità del Buondì Motta, quale è il primo posto dove cercate questo video? Youtube appunto.

Mentre Youtube cresceva, Facebook rivoluzionava l’Internet come lo conoscevamo. Una delle invenzioni migliori di big F è stato il News Feed: un flusso infinito di aggiornamenti personalizzato in base ai tuoi interessi e alle interazioni con gli altri utenti. Lo stesso formato è stato adottato da Tumblr e Twitter fino a Instagram e perfino LinkedIn. L’adozione del feed da parte di Youtube però è stata inizialmente limitata, poiché chiedeva che gli utenti si iscrivessero ai canali. Nel 2011 questo portò ad un boom di iscrizioni, creando le Youtube star come Pewdiepie ma, dati alla mano, il tempo medio che una persona passava su Youtube non era cresciuto affatto.

Oggi i canali non dominano più l’interfaccia di Youtube, ma sono stati raccolti in una scheda apposita, dove l’utente deve decidere volontariamente di andare. Aprite ora Youtube e la prima cosa che vedrete è un mix di video cui potreste essere interessati, creato sulla base delle vostre preferenze. Ci sono video presenti in canali a cui siete già iscritti mentre altri sono di autori che non conoscevate nemmeno.

La mente dietro il cambiamento

Ma chi è il responsabile di tutto questo? Nel 2011 Jim McFadden è stato spostato da Google a Youtube. Jim era stato assunto nel 2005 nella grande G come Principal Software Engineer. Decisamente non l’ultimo arrivato. In Youtube ricopre la posizione di “technical lead for YouTube recommendations” e la sua filosofia è molto semplice: Youtube deve essere accessibile sia agli utenti che accedendo al servizio sanno già quello che vogliono vedere, tanto quanto alle persone che sfogliano i video casualmente. Realizzando questa visione, Youtube come servizio ha ottenuto un sostanziale incremento del tempo medio che l’utente passa sulla piattaforma guardando video.

L’uovo di colombo è stato un cambiamento nel modo di pensare all’interazione dell’utente. L’algoritmo che vi fornisce ogni volta suggerimenti non si basa più su quali o quanti video cliccate “mi piace”, ma quanto rimanete a guardare un dato video piuttosto che un altro.

Da un giorno all’altro i creatori di contenuti che basavano il loro successo su titoli clickbait, immagini di anteprima totalmente fuorvianti e altri trucchi di bassa lega per attirare visualizzazioni o iscrizioni, hanno visto tutti i loro sforzi vanificati. L’algoritmo ha dato un enorme vantaggio a contenuti di qualità, essendo associati con un tempo di permanenza maggiore rispetto ai video spazzatura. Missione compiuta: il tempo di visualizzazione medio ha iniziato a crescere del 50% annuo per 3 anni consecutivi, dal 2012 al 2015.

La rivoluzione di Google Brain

L’intelligenza artificiale usata da Youtube oggi ha un nome: Google Brain, creato dalla sezione AI della grande G adottata nel 2015. Nel 2012 le intelligenze artificiali non erano sofisticate come nel 2015 e all’epoca di parlava di “machine learning techniques” che è pur sempre un sistema sofisticato di elaborare una grande mole di dati, ma di fatto il sistema non “impara” nulla. Quello di cui Google Brain è capace si chiama “unsupervised learning” che, detto in parole povere riconosce relazioni tra dati diversi e si regola di conseguenza.

Grazie a Brain, Goole ha scoperto che gli utenti che accedono al servizio da dispositivi mobile, guardano video più brevi rispetto agli utenti desktop. Ora il sistema a seconda del tipo di dispositivo che usi, seleziona i suggerimenti anche in base a questo parametro.

Ogni giorno Brain raccomanda 200 milioni di video diversi ai vari utenti, in 76 lingue differenti, favorendo una crescita del tempo di permanenza sulla home page di Youtube di 20 volte rispetto ai valori di appena tre anni fa!

E voi cosa ne pensate del profiling che Google fa nei confronti dei possessori di un account per i suoi servizi? Siete favorevoli o contrari? E per quale ragione?

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