Wolfenstein: storia di una guerra che colpisce dritta il cuore dei giocatori

Speciali
Antonio Salvatore Bosco
Appassionato del mondo nerd dalla tenera età di 3 anni quando giocavo a Sonic con il sega master system di mio padre. Amante della scienza e della lettura. Marvel e Disney mi accompagnano ogni giorno da sempre. Pronto a scoprire cose nuove e a farle conoscere agli altri.

Appassionato del mondo nerd dalla tenera età di 3 anni quando giocavo a Sonic con il sega master system di mio padre. Amante della scienza e della lettura. Marvel e Disney mi accompagnano ogni giorno da sempre. Pronto a scoprire cose nuove e a farle conoscere agli altri.

Wolfenstein: una parola che ne riassume tante altre e che fa viaggiare la mente di tutti i giocatori. Wolfenstein è guerra, sangue, violenza, nazisti, americani, sparatorie, macchine da guerra, minacce da tutte le parti e soprattutto William B.J. Blazkowicz.

Chiunque abbia giocato a qualche capitolo della saga, ha sentito sicuramente una sorta di empatia con il nostro carissimo Blazko, la nostra spia che nel corso della Seconda Guerra Mondiale si trova a indagare sulle attività occulte della Divisione Paranormale delle SS, dovendo anche travestirsi da nazista per poter agire dall’interno. E diciamoci la verità: chiunque giocando a Wolfenstein avrà pensato almeno una volta “Forza B.J., possiamo farcela, combattiamo e poniamo fine a questi nazisti!”, condividendo il pensiero di fondo di questo arrabbiatissimo soldato.

Siamo qui per darvi un veloce e intenso ripasso di quella che è una saga che ha segnato il genere degli sparatutto, soprattutto con alcuni capitoli, e che ora ha ripreso vita da qualche anno grazie a Machine Games e Bethesda Softworks che hanno avuto l’arduo compito di portare la serie sull’attuale generazione di console riuscendoci praticamente alla perfezione.

Prima di iniziare il nostro percorso all’interno delle violente vicende che fanno da sfondo a tutta la saga, ci teniamo a fare qualche precisazione: quelli del nazismo e degli orrori vissuti nel corso della Seconda Guerra Mondiale sono fatti accaduti realmente e che spesso si tendono a voler dimenticare. Se guardiamo al mondo di film, fumetti, documentari, libri, troviamo centinaia di importantissime trasposizioni di quelli che sono stati i fatti di quegli anni, ma per il mondo dei videogiochi trattare un tema delicato come quello del nazismo, è sempre stato difficile.

Tra i giochi che riprendono questi temi, è sicuramente la serie di Wolfenstein che spicca tra tutti e che è riuscita a riportare gli eventi e lo spirito di fondo di quegli anni (sebbene enfatizzando il tutto per renderlo più alla portata di un videogioco). Ecco quindi che i nazisti vengono descritti quasi alla perfezione, sottolineando la loro preparazione militare, il loro potenziale tecnologico decisamente di alto livello e gli esperimenti scientifici spesso controversi e contro ogni tipo di morale.

Detto questo, siamo pronti a iniziare e a ripercorrere la storia di quest’importante saga, iniziando proprio dal principio con il primissimo capitolo risalente al 1981, Castle of Wolfenstein.

L’inizio di tutto

Nel lontano 1981 usciva il primissimo capitolo della serie, ovvero Castle of Wolfenstein creato da Silas Warner e inizialmente uscito per Apple II e in seguito convertito per Commodore 64, DOS e Atari 800/400. Ambientato nel castello che fa dà titolo alla serie, questo primo gioco e aveva visuale dall’alto e comprendeva 64 stanze del castello che potevamo perquisire per trovare dei preziosi documenti segreti. Risulta essere importante perché fu uno dei primi giochi a introdurre delle meccaniche stealth e aveva alcune chicche decisamente innovative per l’epoca: tra queste vi era la possibilità di travestirsi da soldati nazisti e in alcune sequenze c’era la presenza di voci digitalizzate grazie a un motore audio chiamato “The Voice”.

In seguito, nel 1984, uscì per Apple II Beyond Castle Wolfenstein, seguito del primo capitolo che riproponeva gli stessi elementi del precedenti titolo, con l’aggiunta della possibilità di corrompere le guardie, ma questa volta ci troviamo a dover esplorare le stanze del castello al fine di trovare Hitler e ucciderlo. Il team di sviluppo di questi primi due titoli, Muse Software, si è trovato a dover chiudere e abbandonare i lavori ma le basi per questa serie erano state gettate e per fortuna è arrivato qualcuno a continuare il lavoro.

Caro Blazcowicz, benvenuto tra di noi

Ora è il momento di quello che il capitolo pilastro della serie e un po’ il padre degli sparatutto, ovvero Wolfenstein 3D che segnò il successo della serie e dell’intero genere su PC. Pubblicato nel 1992, sviluppato da Id Software e pubblicato da Apogee Software, il gioco si divide in sei episodi che ci vedono interrompere lo sviluppo di armi biologiche che i nazisti vogliono usare per conquistare il mondo, fuggire dal castello e infine assassinare Hitler stesso che si presenterà con una tuta robotica possente.

John Romero e il suo team vollero dare un volto e un nome al nostro soldato ed ecco che ci troviamo a indossare i panni del mitico agente americano William Joseph Blazkowicz. Il nostro eroe ha origine polacche e un comprensibile odio verso tutta la fazione nazista, e tanta voglia di sangue.

Una delle cose che hanno reso questo titolo indimenticabile, è sicuramente la sua varietà: sebbene tutto fosse molto labirintico, la difficoltà cresceva di stanza in stanza e i nemici risultavano sempre diversi spaziando da cani a soldati nazisti e mutanti fino a culminare nel bosso finale, il temibile Hitler.

Il gioco ha comunque avuto problemi di censure (come l’eliminazione della presenza di svastiche e altra simbologia nazista dalla versione per Super Nintendo) e in Germania è stato bloccato nel 1994. A parte questo, il tutto era confezionato perfettamente e andava a racchiudere un’esperienza completa che inevitabilmente è stata amata da tutti.

Andiamo avanti e continuano le avventure del nostro Blazko con Spears of Destiny, sviluppato da Id Software e pubblicato nel 1992. Questa volta il soldato sarà alla ricerca della Lancia del Destino, rubata dai nazisti per sfruttare il suo potere mistico.

Dopo quasi 10 anni di stop, nel 2001 esce un altro capolavoro, ovvero Return to Castle Wolfenstein, su cui hanno lavorato Gray Matter Interactive e Nerve Software sotto la supervisione di Id Software. Grazie al superamento dei limiti tecnici dei precedenti capitoli, questo titolo presentava tantissime ambientazioni diverse, vari nemici, un level design quasi perfetto e un ritmo frenetico. Mentre tenta di recuperare dai nazisti alcune tavole magiche, B.J. viene catturato e portato nel castello da cui poi deve fuggire affrontando antagonisti non ancora perfetti ma molto validi, come per esempio Deathshead.

A una campagna per giocatore singolo decisamente valida, si affiancava una modalità multiplayer abbastanza soddisfacente, sebbene non perfetta.

Una parentesi da dimenticare

Il 2009 è un anno un po’ sottotono per la serie che vede l’uscita di Wolfenstein, sviluppato da Raven Software e pubblicato da Activision, che risulta essere un titolo ripetitivo, privo di un’anima forte, e dalla storia noiosa. La trama riprende dagli eventi di Return to Castle Wolfenstein e vede i nazisti tentare di prendere il controllo del potere di una dimensione parallela e sarà Blazcowicz a doverli fermare. Diciamo che sebbene alla formula di base (da cui il titolo comunque si discosta di molto) sia stata aggiunta qualche novità, non è riuscito a catturare quasi nessuno.

Non vogliamo screditarlo troppo perché alla fine resta un buon gioco, che però non rende giustizia a ciò che la serie ha rappresentato prima del 2009, e ciò che rappresenterà in seguito.

Ringraziamo a gran voce Bethesda e MachineGames

Dopo questo calo che ha avuto la serie, c’era bisogno di una ventata di novità che si adattasse all’uscita delle nuove console di Sony e Microsoft e che non andasse a snaturare l’essenza della serie. Questo arduo compito è stato assegnato a MachineGames da parte di Bethesda Softworks. Nel 2014 il fantastico Wolfenstein The New Order fa ripartire la serie ambientandola nel 1960 in un mondo in cui i nazisti hanno vinto la guerra e hanno il potere su tutto.

In questa occasione viene finalmente dato più spessore al nostro personaggio a cui ci affezioniamo sempre più, grazie anche agli approfondimenti sulla sua storia che possiamo scovare nel corso dell’intera avventura. Inoltre non è solo il nostro Blazcowicz a essere ben caratterizzati ma anche i suoi compagni, in primis l’amata Anya, e gli antagonisti come il pazzo scienziato Deathshead e la perfida Frau Engel. 

Quindi oltre a una storia decisamente buona, abbiamo un gameplay solido e convincente, capace di divertire e ben bilanciato che è riuscito a riportare il brand alla sua migliore espressione. Proprio questo successo ha portato poi lo sviluppo di Wolfenstein: The Old Blood, prequel ambientato 15 anni prima di The New Order.

Questo titolo ci riporta all’interno del castello che dà il nome alla serie e risulta essere più cupo rispetto al precedente e non tralascia riferimenti al misticismo (basti guardare il tremendo boss finale). Nemici di spessore ne abbiamo anche qui, tra cui spicca ovviamente Helga von Schabbs, leader della divisione paranormale delle SS, appassionata sin da piccola dell’archeologia e dell’occulto. Ancora una volta B.J. dovrà intervenire per sventare i piani nemici, facendosi strada tra zombie nazisti soldati temibili e terribili creature.

E ora cosa attende al nostro Blazko?

Abbiamo quindi ripercorso abbastanza velocemente la storia di questa saga in vista di quello che si prospetta essere un seguito decisamente ottimo, Wolfenstein 2: The New Colossus. Da quanto abbiamo potuto vedere in questo nuovo capitolo verrà puntato molto sulla storia, con l’aggiunta di nuovi personaggi apparentemente molto carismatici, e con un sottofondo più drammatico, dai temi maggiormente toccanti e delicati. L’America è totalmente sotto il controllo nazista e ora William Blazkowicz dovrà guidare la Resistenza in modo da riportare l’ordine nel suo amato Paese.

Essendo stati abituati bene, ora le nostre aspettative sono piuttosto alte e non vediamo l’ora di accompagnare un’altra volta B.J. nella sua missione. Noi non mancheremo di darvi la nostra opinione e quindi vi diamo appuntamento con questo nuovo capitolo per una delle serie più amate dai videogiocatori di tutto il mondo.

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