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Westworld – 1×03/04. La serie HBO continua la scia di successo.

Il successo di Westworld continua a far parlare di sé; pubblico e critica continuano ad osannare la serie per notevoli aspetti positivi. È forse troppo presto per dirlo ma siamo molto probabilmente di fronte ad un’altra serie televisiva che diventerà ben presto amata come Game of Thrones.

Sempre meglio?

Possiamo definire Westworld una serie che affronta un genere peculiare: fantascienza-western, essa come stiamo osservando però è molto più profonda di come appare ad un primo sguardo. La sceneggiatura nasconde dei sottotesti davvero interessanti e per nulla ordinari; i personaggi cominciano a muovere i loro primi passi verso la loro ambizione e l’intrattenimento pian piano entra nel vivo dell’azione; le due ultime puntate possono sembrare ancora statiche per una trama che avanza molto lentamente.

Le varie story-line, alcune più interessanti di altre, sembrano portare ad un unico risultato: la verità sul parco e sui suoi misteri tanto affascinanti sia per i residenti quanto per gli ospiti. La scelta degli autori è semplice: costruire un finale di stagione memorabile.

Quanto sono importanti i ricordi per gli esseri umani?

Una riflessione più volte estrapolata dal contesto narrativo di Westworld è innegabilmente l’importanza di ricordare cosa siamo stati il giorno prima, l’esperienza quotidiana pur ordinaria o meno, ci plasma. Le nostri azioni plasmano ciò che siamo; alcuni residenti vogliono ricordare le gioie, le atrocità, qualsiasi cosa gli renda veri esseri umani che in realtà non sono. Gli androidi con il passare del tempo affinano le loro capacità cognitive come Dolores o Maeve, in particolare quest’ultima ha necessariamente bisogno di sapere che non è pazza; il credere di essere sorvegliati da un’entità superiore che non concede il libero arbitrio o quasi, pensare di non essere reale può portare ad un disturbo della mente molto significativo.

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I due mondi.

I mondi sono sempre più interconnessi anche se fuori dal parco, l’atmosfera è sempre cupa, priva di emozioni grazie ad una fotografia molto efficace in grado di rendere ogni personaggio privo di sentimenti sinceri; anche quando il personaggio di Bernard ricorda il figlio non ha tempo per lasciarsi trasportare dalle emozioni.

Nel mondo reale non c’è spazio per gli errori, ogni schema è importante e viene supervisionato da innumerevoli impiegati. Il finale della quarta puntata apre di certo un ampio spiraglio ad una diatriba che avrà ripercussioni in entrambi i mondi; la scena è davvero soddisfacente principalmente  grazie alla partecipazione di Anthony Hopkins che interpreta un personaggio molto ambiguo.

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I due episodi sono stati diretti molto bene, soprattutto il terzo che ha avuto la regia di Neil Marshall già regista di alcuni lungometraggi ben fatti ed alcune puntate di importanti serie televisive tra le quali Game of Thrones. Il comparto tecnico è ancora di grande livello.

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