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Totò Diabolicus (1962) – Il gioco delle maschere e degli omicidi

Hollywood Memories
Angelo Tartarella
Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Nato nel 1995 in Puglia, Angelo è, sin da bambino, un lettore vorace e cresce per questo appassionandosi alle storie. Crescendo, s'interessa a quelle raccontate nei film e nelle serie TV, scopre e si appassiona a quelle raccontate nei videogiochi e nei fumetti. Iniziato ai fumetti da Don Rosa ad Alan Moore, Angelo si è presto appassionato a questo mondo, nonostante lui sia principalmente un fedelissimo Disney e Marvel.

Totò Diabolicus è una commedia che parodizza e insieme celebra, a modo suo, il genere noir/poliziesco. Il film, diretto dal grande regista italiano Steno, all’anagrafe Stefano Vanzina, è basato su una sceneggiatura scritta da Vittorio Metz, Roberto Gianviti, Marcello Fondato, Giovanni Grimaldi e Bruno Corbucci ed è un’altra grande occasione per il pubblico, di allora come di oggi, di conoscere un grande personaggio ed un grande attore italiano.

Il personaggio è l’indimeticabile Totò, l’attore è l’indimenticato e insostituibile Principe della Risata Antonio De Curtis. In questo film Totò dimostra di essere capace di essere un personaggio anti-conformista e dissacratorio anche quando si tratta di calarsi dentro un contesto spaventoso e a tratti da brividi come può essere quello di questo di questo film.

Volendo analizzare Totò Diabolicus prendendo come centro focale proprio Totò avremmo davanti un film già molto particolare. In questa pellicola infatti Antonio De Curtis interpeta tutti i fratelli Torrealta, protagonisti della tragicomica vicenda, eppure solo uno di questi personaggi è davvero Totò, gli altri sono solo pallide imitazioni, personaggi sopra le righe, certo, divertenti, assolutamente, ma che non hanno quel “qualcosa” in più che ha solo uno dei fratelli. Potremmo quasi azzardare che, in un certo punto del film si voglia mettere sotto una luce inquitante la stessa maschera di Totò che può essere anche usata per celare un pazzo assassino. Ma ovviamente questa resta una lettura personale e non tutti possono essere d’accordo.

Questo “gioco di maschere” permette di denotare senza possibili travisamenti il grande talento di Antonio De Curtis sia come attore che come comico e trasformista. Se si volesse fare di lui il centro dell’analisi del film ne otterremo sicuramente una pellicola che, se forse non centrale nella sua lunga e fruttifera carriera, è sicuramente un gioiello degno di nota e che si distingue dalle commedie romantiche o dai quei film comunque impegnati ma molto più noti di cui l’attore fu protagonista.

A dare ancora lustro al film, oltre a Totò e De Curtis, c’è anche una trama avvincente e ben costruita e una regia molto ben pensata. Volendo parlare prima della storia e usare quella come chiave di tutto il film, ci troveremmo davanti a un film che si parodizza il genere noir, ma lo fa con eleganza e intelligenza, ovvero non solo enfatizzando i punti deboli e i clichè di quel genere, ma anche riuscendo a essere divertente e dissacrante senza esagerare, e a proporre nel contempo una trama che sarebbe stata altrettanto adatta e ugualmente emozionante se fosse stata quella di un film noir vero e proprio.

Nel film sono presenti quei personaggi sopra le righe ma alla fine comunque umani che sono tipici del genere, una storia complessa atta a rivelare una realtà completamente diversa da quella inizialmente intravista e una serie di colpi di scena che riescono a sorprendere ed emozionare. Aggiungete anche la satira sociale e qualche accenno pure di quella storico-politica e avrete tutti gli ingredienti di un film noir a tutti gli effetti? Ma allora cosa lo rende divertente, apparte Totò?

Prima di parlare di questo parliamo della regia. Steno è ricordato, non a torto, come uno dei più grandi registi italiani della sua epoca, e in questo film dimostra la sua grandezza confezionando un film che riesce a essere adatto al genere inquietante ed emozionante che è il noir, ma riuscendo a valorizzare la parte ironica e dissacrante che è forte in Totò Diabolicus.

L’ironia di questo film è infine forse la vera chiave, non per capire la pellicola – perchè il suo vero significato lo si può comprendere solo dopo averlo visto, così come vi consigliamo caldamente di fare – ma per capire perchè questo film, Totò Diabolicus, sia una perla da riscoprire. L’ironia che c’è in questo fim è classificabile in quattro tipi: quella di Totò, quella del contesto, la satira e l’ironia da brividi.

L’ironia di Totò è quella che ha sempre caratterizzato il personaggio in tutta la sua storia televisiva, teatrale e cinematografica e che è e resterà sempre la firma di un grande artista come Antonio De Curtis.

L’ironia del contesto è quella che Steno riesce a costruire solo in parte grazie alla sceneggiatura, ma soprattutto grazie ad un cast di comprimari davvero notevole. Oltre a De Curtis in questo film abbiamo difatti anche un giovane Raimondo Vianello insieme a Luigi Pavese e Mario Castellani che riescono ad alternare con maestria serietà ed ironia nei loro personaggi, riuscendo ad essere realistici e divertenti così come lo richiede la situazione.

La satira è quella a cui abbiamo fatto riferimento poco sopra, si parla di satira sociale, quando si parla di come la polizia indaghi su una famiglia importante come quella dei Torrealta anche quando si parla di dover trovare un serial killer che vuole eliminarne tutti i componenti. Si parla di satira sociale per ognuno dei fratelli, a seconda di qual è il suo ruolo, per via di come anche nei rispettivi campi di competenza i fratelli vengono sempre considerati intoccabili. Infine, per un personaggio in particolare, si fa satira politica e si menziona e dissacra una grande colpa e una grande contraddizione della Società Italiana.

Sull’ultimo tipo di ironia presente nel film ci dobbiamo soffermare per un po’ più a lungo. L’ironia da brividi è quell’ironia che non riesce a far ridere lo spettatore perchè non è che sia divertente ma fa gelare il sorriso creatosi per le battute precedenti sul viso dello spettatore. E’ quell’ironia che il film fa nei momenti più spaventosi e impressionanti, senza essere fuori luogo. Questo tipo di ironia, per quanto pericolosa, aggiunge a questo film quel qualcosa in più.

Se difatti il finale può essere proprio un voler tornare, anche abbastanza bruscamente, a ricordare che Totò Diabolicus alla fine è “solo” una commedia, l’ironia da brividi usata in alcuni punti del film è un forte memorandum di come il termine commedia in Italia, all’epoca, è molto distante da quello che purtroppo significa ancora. Questo tipo d’ironia è la vera spina dorsale del film ed è quel “qualcosa” che rende questo film, che ancora una volta vi consigliamo, sia un’ottima commedia che un’ottima pellicola noir.

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