The Walking Dead 8×07: La cosa giusta – La Recensione

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Con questo settimo episodio, dal titolo La cosa giusta siamo ormai vicini al mid-season finale, dopodiché The Walking Dead si interromperà per poi tornare a febbraio. Dispiaciuti? Forse non tanto. L’ottava stagione, sin dai primi episodi,  non ha soddisfatto le aspettative dei fan, che dopo una settima stagione calante si aspettavano una ripresa miracolosa che, purtroppo (almeno fino ad ora), non è avvenuta. Ma rimandiamo il bilancio conclusivo alla settimana prossima, quando in finale di metà stagione andrà in onda, e soffermiamoci invece sull’episodio in questione.

LA PARABOLA DI EUGENE

Da qualche puntata a questa parte, lo show ha reintrodotto una delle caratteristiche che l’hanno da sempre contraddistinto e che ultimamente aveva trascurato: lo spazio dedicato all’introspezione dei personaggi. Se il quinto episodio si era focalizzato su Negan e padre Gabriel, stavolta invece è Eugene il protagonista indiscusso, una figura controversa  che a tratti, durante il corso della storia, abbiamo odiato e poi apprezzato. In questo episodio l’uomo dimostra la sua lealtà nei confronti del capo dei Salvatori, fugando ogni dubbio su un possibile doppio gioco a favore dei suoi vecchi compagni di avventura, che lui stesso non riesce nemmeno a definire amici. Eppure in passato lo abbiamo visto sviluppare legami forti con Rick e il suo gruppo, soprattutto con Abraham (una sorta di suo opposto, se vogliamo) e Rosita, che lo hanno spinto a rivedere le sue priorità e a diventare più forte (e meno codardo), e in qualche occasione ha salvato il gruppo in modi inaspettati e piacevolmente sorprendenti, come quando ha morso Dwight nelle parti basse, rischiando la sua stessa vita. Adesso invece la situazione è cambiata, Eugene sembra tornato l’essere vile e vigliacco di un tempo, e la sua priorità è una sola: restare vivo, ad ogni costo. Allora una domanda sorge spontanea: chi è davvero Eugene? Un codardo volta bandiera? Sì, ma non possiamo ridurlo a questo. Eugene è la personificazione delle nostre debolezze, l’incarnazione dei difetti intrinsechi della natura umana. Primo fra tutti l’egoismo, il motore che lo spinge ad agire, che lo ha portato al punto in cui è adesso, in altre parole che gli ha permesso di sopravvivere. Anche se questo significa tradire persone con cui ha condiviso tutto, anche se significa sottomettersi a un tiranno. E la prova del fatto che è pronto ad adattarsi a qualsiasi condizione pur di ritagliarsi un posto in ciò che crede una realtà sicura è la scena con Negan: quando quest’ultimo gli porge la mano invece di stringerla lui la bacia; perché in fondo non gli interessa essere considerato “un suo pari”, gli basta essere un buon suddito, una pedina utile nella partita a scacchi contro il nemico.

Le sue scelte sono discutibili, e sicuramente generano rabbia nello spettatore, insomma tutti a un certo punto abbiamo desiderato che padre Gabriel – malato a causa di un’infezione – si trasformasse in zombie e gli staccasse le parti del corpo a morsi. Tuttavia, per quanto sia risultato odioso, non possiamo negare che la reazione di Eugene sia verosimile, perché non tutti gli essere umani sono eroi, e questa è una verità assoluta. Basta pensare a quante volte non siamo in grado di fare la cosa giusta; e alla fine, con l’immagine di Eugene attaccato alla bottiglia di vino, capiamo che fare la scelta “sbagliata” (questo sempre dal punto di vista di Rick e del suo gruppo) ha un prezzo. L’essere in mezzo fra i due fuochi ha scatenato il lui un conflitto interiore, perché appunto Eugene è umano, fragile, non è una figura classificabile come nettamente “buona” o “cattiva” e per questo, anche se insopportabile per certi versi, è invece molto più vero di altri personaggi fin troppo idealizzati. Sarà interessante vedere come si comporterà in futuro.

LA PREVEDIBILITÀ DELL’EROE

Lasciamo per un attimo il covo dei salvatori per focalizzarci su cosa è accaduto al leader di Alexandria. Il nostro Rick Grimes appare quasi nudo (sarà forse una strategia per aumentare l’audience?), grondante di sudore (tanto per cambiare) e scrutato dagli occhi maliziosi e interessanti di Jadis, la misteriosa donna a capo della Discarica, che lo studia per fare una scultura mentre indossa i suoi stivali (sa tanto di psicopatica, sì). Dopo questa stramba scena, assistiamo a qualcosa di già visto, perché uno dei difetti imperdonabili di questa stagione è la presenza di elementi triti e ritriti, che ci fanno sentire un po’ dei visitatori alla fiera dell’usato. No, non sto parlando dell’espressione “right here, right now” (in italiano proprio qui, proprio adesso) ripetuta fino alla noia dallo sceriffo nei suoi noiosi e ridondanti discorsi per incitare i suoi compagni a combattere e andare avanti. Come nella stagione precedente, anche in questa Rick viene gettato nell’arena dei gladiatori, alias il mondezzaio della tizia inquietante,  e anche qui il suo avversario è un vagante corazzato munito di elmetto con spuntoni. Ma, nonostante abbia le mani legate, nonostante sia inerme e disarmato, il nostro leader riesce ovviamente a farla franca (avevate dubbi?). Ma d’altronde non potevamo aspettarci qualcosa di diverso, dopotutto Rick è il protagonista, è l’eroe per antonomasia e non poteva certo morire così; in modo frettoloso e quasi grottesco prende in mano le redini della situazione e capovolge il tutto passando in vantaggio. E, circondato da persone che potrebbero ucciderlo da un momento all’altro, è perfino in grado di minacciare Jadis convincendola a cambiare alleanza. Il risultato è una scena forzata, prevedibile e per niente emozionante.

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CONTROCORRENTE 

Ultimo, ma non meno importante, è il piano (fuori piano) di Daryl e Tara. I due, con l’iniziale appoggio di Rosita e Michonne poi tiratesi indietro, decidono di agire in modo del tutto indipendente, perciò pensano bene di sfondare l’entrata del santuario con un furgone per permettere ai vaganti di fare irruzione nella fortezza in cui si nascondono Negan e i suoi uomini. A livello di trama la mossa non è interamente da criticare, in fondo potrebbe essere un punto di svolta e lascia degli interrogativi che smuovono la curiosità dello spettatore. Tipo che fine hanno fatto Daryl e Tara e cosa accadrà adesso al Santuario. Tuttavia, questa sorta di ribellione all’autorità di Rick, così come la lite tra lui e Daryl, risultano essere al limite della caratterizzazione del balestriere.

Risultati immagini per the walking dead 8x07Nelle prime due stagioni il minore dei Dixon era un tipo molto autosufficiente e indipendente, a cui non piaceva sottostare alle direttive del vice sceriffo, ma col tempo Daryl è cambiato, è maturato diventando un personaggio diverso rispetto al Daryl dell’inizio. Il piano da lui attuato è rischioso, ha messo in pericolo la vita di Tara e degli altri e, visti anche gli ultimi eventi (vedi ciò che è successo a Glenn e Denise) siamo certi che l’arciere avrebbe davvero reagito con un attacco così avventato?

Ad ogni modo, quel che è fatto è fatto, e ora non ci resta che scoprire se la sua azione avrà degli esiti positivi nella guerra contro Negan.

 

 

The walking dead 8x07

The walking dead 8x07
6.4

Sceneggiatura

6/10

Recitazione

7/10

Ambientazioni

7/10

Originalità

5/10

Godibilità

7/10

Pros

  • Introspezione di personaggi secondari

Cons

  • Scene ripetitive
  • Poca originalità
  • Caratterizzazione dei personaggi non sempre rispettata
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