The Journey, la recensione – NO SPOILER

Anteprime
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
@Www.twitter.com/Zero_Borja

Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

Invitati da Officine Ubu, abbiamo avuto l’opportunità di poter assistere alla proiezione in anteprima di The Journey, un film che è sicuramente molto diverso dal classico genere a cui noi siamo abituati a trattare. Con un po’ di diffidenza, ci siamo dunque approcciati al film, ed è forse stato bene così: perché lo stupore e l’entusiasmo che ci hanno donato questa esperienza sono stati sicuramente aumentati dal nostro sbagliato pregiudizio iniziale.

Probabilmente The Journey non è un film per tutti, ma è sicuramente una pellicola adatta a tutti coloro che cercano un film diverso, sia dalla superficialità dei blockbuster, sia dal gusto indigesto che spesso invade il cinema d’autore.

Barricate

La trama può apparire decisamente semplice. Tratto da uno storico evento che ha messo di fatto fine alla tremenda situazione di Guerra Civile in Irlanda del Nord, il film ruota intorno agli 84 km di strada percorsi da Martin McGuinnes e Ian Paisley, i due più importanti attori del panorama politico nordirlandese, in uno storico viaggio che li ha messi dopo decenni uno di fronte all’altro, nel tentativo di raggiungere un accordo che potesse salvare l’Irlanda del Nord dal ricadere nella violenza e nel terrore.

Il film si regge essenzialmente su queste due figure, poste agli antipodi dalla Storia, con la possibilità di conoscersi, capirsi, comprendersi e realizzare quanto il loro ruolo sia importante ai fini di ciò che accadrà alla loro patria ed alla loro gente. Il tutto, in un percorso che attraversa varie fasi, mostrando, in poco più di 90 minuti, con la pellicola che può essere divisa in tre parti distinte, con tre diverse location. L’auto, che rappresenta il viaggio vero e proprio, ed è la fase della distanza dei due personaggi. La foresta e la chiesa, che rappresentano l’accettazione dell’altro, in una sorta di epifania che fa comprendere ad entrambi il vero peso dei loro ruoli. Ed infine il porto, in una metafora che vede nel luogo dove terra e mare si uniscono, l’ultima prova che i due devono affrontare prima di cambiare il corso degli eventi.

Ever, Ever, Ever!

La regia è ottima. Con buona parte del film all’interno dell’auto, Nick Hamm fa un lavoro davvero pregevole, riuscendo a variare spesso l’inquadratura, consentendo al film un dinamismo difficile da raggiungere con una location così limitante. Ottima anche la scelta di una inquadratura che nelle fasi a piedi mima la camminata, rendendo di fatto lo spettatore partecipe di quanto sta avvenendo.

Tocco di classe è rappresentato dall’utilizzo di reali filmati dell’epoca di Ian Paisley, che mostrano anche come l’attore, Timothy Spall, abbia veramente realizzato una interpretazione a dir poco magistrale. Buona prova anche per Colm Meaney.

Interessante è stata anche la realizzazione del film su due diversi piani del racconto. Da un lato abbiamo ovviamente la narrazione principale, con l’incontro/scontro tra i due leader, mentre sono osservati da una stanza in cui l’allora Primo Ministro inglese Tony Blair, membri dei servizi segreti e parte dello staff dei due protagonisti, seguono ciò che sta avvenendo, speranzosi che avvenga finalmente la Storia. L’utilizzo di questo stratagemma serve non solo a mostrare il lato dello spettatore, in maniera a tratti metanarrativa, ma anche a portare sullo schermo il carico emotivo di quanto stesse avvenendo, dal punto di vista di coloro che avrebbero dovuto convivere con ciò che avrebbero generato i due.

La perfetta rappresentazione del peso della Storia.

Uomini

L’opera contiene una forte componente di analisi psicologica, mettendo a nudo due grandi uomini politici, le loro idee, le loro scelte e, cercando, di mostrare più che il politico, l’uomo. Portando in scena la realtà di un avvenimento fondamentale e di come sia stato generato non solo dalla politica, ma soprattutto dalla volontà degli uomini. Un film che ha un forte valore in un momento storico di sfiducia verso la politica, con un messaggio di ricerca di una politica più sincera, fatta da uomini per gli uomini. Nonostante le colpe ed attraverso le colpe.

Senza dimenticare di citare la minaccia degli ultimi anni, il terrorismo che ha fatto vittime più volte. Come si poteva affrontare un argomento come l’IRA senza fare richiami al più devastante terrorismo internazionale? Il film non prova a nascondersi e, nel fiume della narrazione, riesce a trattare con brevi battute l’argomento, in maniera decisamente soddisfacente evitando una eventuale propaganda filo-occidentale.

Una lunga cavalcata di 84 km verso la terra promessa, verso la pace, pace che però può essere raggiunta solo attraverso la comprensione degli uomini. E con il loro sacrificio. Un film che può davvero lasciare il segno nello spettatore, stupendolo, appassionandolo e dandogli speranza. Speranza che per l’Irlanda del Nord dura fino a oggi.

Ricordiamo che troverete The Journey – Il Viaggio nelle sale dal prossimo 30 Marzo.

The Journey - Il Viaggio

The Journey - Il Viaggio
8.5

Sceneggiatura

9/10

Regia

9/10

Personaggi

9/10

Cast

9/10

Fotografia

9/10

Pros

  • Sorpendente
  • Riflessivo
  • Attori di estrema qualità

Cons

  • Non per tutti i palati
  • Colonna sonora inesistente

Altri articoli in Anteprime

Justice League, la Recensione – NO SPOILER

Andrea Prosperi15 novembre 2017

Thor: Ragnarok, la Recensione – NO SPOILER

Andrea Prosperi20 ottobre 2017

Cars 3, la Recensione – NO SPOILER

Gloria Graziani13 settembre 2017
Insidious Capitolo 4 - L'ultima Chiave

Insidious Capitolo 4 – L’ultima Chiave: online il primo trailer

Nicoletta Salvi5 settembre 2017

Dunkirk – Anteprima italiana all’Arsenale di Venezia

Antonio Salvatore Bosco29 agosto 2017
IT

IT – Un nuovo video dietro le quinte anticipa il debutto del film

Roberta Galluzzo27 agosto 2017